Emergenza nuovo CoronaVirus: l’informazione è prevenzione

Le “armi” in nostro possesso per combattere nel mondo invisibile

Ciò che accomuna le civiltà mondiali, fin dall’alba dei tempi, è l’aver affrontato ciclicamente il dilagare di molteplici malattie infettive, in grado di provocare profondi cambiamenti socio-economico-culturali.

La differenza tra la nostra civiltà attuale e quella pregressa non riguarda l’immunità dalla maggior parte delle entità microbiologiche, le quali attraverso un intelligente processo di adattamento e mutazione tentano tuttora di utilizzare le nostre cellule, le nostre macchine riproduttive, per sopravvivere, ma “dovrebbe” riguardare innanzitutto lo straordinario progresso scientifico, spesso incompreso, ingiustamente rinnegato, ignorato, tradito, che ci fornisce costantemente strumenti d’attacco e difesa per la nostra vita, al fine di migliorarne la qualità.

La seconda arma più potente di cui il XXI secolo dispone è sicuramente l’informazione: la capacità di rendere la collettività partecipe e consapevole. È l’informazione che completa e rende applicabile il fine del progresso stesso.

Uno dei problemi attuali risiede nell’eccesso di informazioni contrastanti, che liberamente bombardano e confondono il lettore, il quale sempre più frequentemente si ritrova, vittima di abili manipolazioni psicologiche, a non fidarsi delle fonti autorevoli divulgate da soggetti estremamente preparati in specifici settori.

A tal proposito, siamo tutti ormai ben consci che l’attenzione mondiale sia da qualche mese focalizzata sull’emergenza sanitaria legata al diffondersi del nuovo coronavirus SARS-CoV-2, la cui prevenzione dipende dai comportamenti di ogni singolo individuo, che devono essere basati necessariamente su informazioni corrette.

Le fonti attendibili per trovare informazioni accurate, rimanere aggiornati e acquisire il giusto grado di consapevolezza, sono sicuramente l’Organizzazione Mondiale della Sanita, l’Istituto Superiore di Sanità, il Ministero della Salute, nonché gli indirizzi web relativi alle diverse Regioni d’Italia.

Quello che fino ad ora è stato confermato è che si tratta di un nuovo ceppo di Coronavirus (appartenente alla famiglia Coronaviridae: virus RNA a filamento positivo, responsabili di malattie che vanno dal semplice raffreddore fino a gravi sindromi respiratorie) mai identificato nell’uomo, prima di essere stato segnalato a Wuhan in Cina a dicembre 2019. Successivamente, è stato isolato e denominato “SARS-CoV-2” che sta per “Sindrome respiratoria acuta grave-CoronaVirus-2” responsabile di provocare la malattia denominata dall’OMS “COVID-19”. Come le altre malattie respiratorie (essere in pieno periodo di influenza stagionale causata da virus differenti non aiuta), i sintomi possono virare dal semplice raffreddore, mal di gola, tosse, febbre, fino alle difficoltà respiratorie, polmonite, sindrome respiratoria acuta grave, insufficienza renale e può persino risultare fatale per i soggetti più suscettibili alle infezioni come gli anziani e quelli con malattie pre-esistenti.

L’incubazione, ovvero il periodo in cui una malattia infettiva è già presente nell’organismo senza mostrare alcun sintomo, è stimata per questo virus tra 2 e 14 giorni, anche se periodi superiori non sono del tutto esclusi.

Tutti i virus vengono definiti come parassiti intracellulari obbligati, proprio perché per sopravvivere hanno bisogno di infiltrarsi in una cellula ospite e replicarsi. Generalmente non superano le dimensioni di 200 nm; sono costituiti esclusivamente da materiale genetico (DNA o RNA) assemblato a proteine strutturali e funzionali. Alcuni, come i Coronavirus, presentano un rivestimento esterno detto pericapside, composto da lipidi, proteine e glicoproteine, il quale si mantiene integro solo in condizioni acquose, mentre viene rapidamente degradato in ambiente acido, in condizioni di essiccamento, alte temperature, da detergenti e solventi, portando all’inattivazione del virus. 

Questo ci spiega per quale motivo virus come questi sono contenuti nei fluidi biologici e si trasmettono mediante il contatto stretto con una persona infetta, attraverso le secrezioni respiratorie e quindi le goccioline di saliva che, mediante tosse o starnuti, oppure attraverso le mani contaminate che fungono da veicolo, raggiungono le mucose di bocca, naso o occhi di un altro soggetto.

Inoltre, per quanto detto, è facile intuire come per eliminare il virus dalla nostra pelle sia sufficiente un lavaggio solo con acqua e sapone, a patto che avvenga in maniera accurata e per un tempo non inferiore a 60 secondi, come dettagliatamente riportato in questa guida del Ministero della Salute. Si dovrebbe preferire l’utilizzo di un sapone liquido (non è esposto all’aria e quindi non permette ai germi di proliferare) e l’acqua corrente calda (con il calore si ha più probabilità di inattivare i microbi), avendo anche cura di non toccare rubinetti o maniglie con le mani appena lavate, ma di utilizzare una salviettina pulita, meglio se monouso.

SOLO in assenza di acqua e sapone si possono utilizzare gli igienizzanti per le mani; ricorrere a misure estreme per accaparrarsi ogni possibile scorta di questi prodotti risulta ingiustificata, anche in virtù del fatto che l’uso spropositato aumenta il rischio di resistenza batterica.

Studi riguardanti i coronavirus già conosciuti, riportano dati sull’inattivazione di essi da parte di alcuni disinfettanti come l’etanolo a concentrazioni comprese tra 62-71%, il perossido di idrogeno allo 0,5%, l’ipoclorito di sodio allo 0,1%. Pertanto, è ipotizzabile che concentrazioni simili di queste stesse molecole possano avere effetti simili anche contro il SARS-CoV2.

Per le mani, che devono essere asciutte e lisce, è preferibile, in virtù della rapidità d’azione, un prodotto a base di Alcol etilico o isopropilico, rigorosamente diluito e non puro (62-71%), poiché l’acqua contenuta aiuta la denaturazione graduale di tutte le proteine dei microrganismi patogeni già operata dall’alcol, in più ne diminuisce l’ evaporazione, aumentando il tempo di contatto con la superficie e l’efficacia.

L’OMS consiglia di produrre un disinfettante con Alcol etilico, glicerina (utile per umettare e aumentare la densità) ed acqua ossigenata (per aumentare il potere biocida). Premettendo che sarebbe meglio evitare il fai-da-te e rivolgerci al farmacista o personale qualificato, le dosi riportate per 1 Litro di prodotto sono le seguenti:

  • 833 ml di alcol etilico al 96%
  • 42 ml di acqua ossigenata al 3%
  • 15 ml di glicerina al 98%
  • Acqua distillata (oppure bollita e raffreddata) quanto basta per arrivare a 1 litro.

I ricercatori di Chimica dell’Università della Calabria ci aiutano nella preparazione con un video tutorial realizzato ad hoc.

In mancanza sia di possibilità di lavaggio che di antisettici, un’alternativa potrebbe essere l’uso di guanti monouso che riportano sulla confezione “EN ISO 374-5: 2016” con l’aggiunta della parola “VIRUS”, i quali hanno superato i test di protezione contro batteri, funghi e virus.

Per quanto riguarda le superfici materiali non è ancora nota la carica virale del coronavirus; tuttavia, l’OMS consiglia l’utilizzo di candeggina alla diluizione (in acqua fredda) di 1:100 di ipoclorito di sodio al 5% per una concentrazione finale dello 0,05% ed una concentrazione di etanolo al 70% per la disinfezione di piccole superfici.

L’ipoclorito, al contrario dell’alcol, risulta efficace in tempi di attesa più lunghi, perciò è ottimale per la disinfezione di superfici, sulle quali si lascia agire per un lasso di tempo più ampio, mentre rimane sconveniente se usato come antisettico per le mani.

Parlare, invece, di statistiche di contagi e mortalità potrebbe risultare riduttivo e fuorviante, considerando che le percentuali fanno riferimento ai soli risultati positivi ai test di diagnosi molecolare su campioni biologici, escludendo la totalità dei soggetti probabilmente positivi e asintomatici non sottoposti ai test, con forme lievi simil-influenza stagionale o per i quali ancora non ci sia stata l’evidenza di un referto; è chiaro che la percezione potrebbe cambiare in senso più rassicurante se i decessi non dovessero aumentare, a fronte di un’identificazione sempre maggiore di casi accertati.

Tuttavia, vorrei soffermarmi sul fatto che qualsiasi epidemia segue un ciclo costituito da massimo quattro fasi:

  • Emergenza;
  • Epidemia con trasmissione localizzata;
  • Amplificazione eventuale in un’epidemia o pandemia;
  • Riduzione della trasmissione del patogeno, a causa dell’immunità acquisita della popolazione e degli interventi efficaci per controllare la malattia.

In virtù di ciò, un dato rassicurante, contrariamente a ciò che appare, può essere l’aumento di casi asintomatici, i quali non solo sono meno responsabili della trasmissione (l’assenza di sintomi si traduce in una minore probabilità di diffondere attraverso tosse e raffreddore le goccioline di saliva contenenti il virus), ma in più hanno carica virale, e quindi quantità di virus in circolo, più bassa. Ciò testimonia una reazione pronta dell’organismo umano che produce anticorpi specifici ed indebolisce il virus in questione, contribuendo all’immunità collettiva.

Inoltre, come tiene a sottolineare l’Istituto Superiore di Sanità attraverso la pubblicazione di un GLOSSARIO contenente le parole chiave sulla questione, al momento non ci troviamo assolutamente in una situazione di Pandemia; le disposizioni contenute nel decreto del presidente del consiglio dei ministri del 25 febbraio non hanno l’obiettivo di generare psicosi collettiva o limitare la liberta personale di ogni cittadino, bensì risultano necessarie per la protezione delle fasce sociali biologicamente più deboli, data l’assenza di vaccini e di farmaci antivirali specifici, in quanto, al contrario di quanto sopra, più il virus entra in contatto con organismi defedati, più alte sono le possibilità di mutazione del virus verso una forma più resistente. Non meno importante, l’osservanza di tali misure agevolerebbe di gran lunga l’operato degli operatori sanitari che altrimenti, favorendo l’incremento dei contagi, si ritroverebbero a dover gestire un numero di pazienti spropositato rispetto anche solo alla disponibilità delle strutture e degli strumenti adeguati.          

In attesa di nuovi aggiornamenti, riporto, per concludere, la nuova versione del decalogo sui “Dieci comportamenti da seguire” per difendersi dal nuovo coronavirus, emanata dall’Istituto Superiore di Sanità e dal Ministero della Salute «alla luce del nuovo scenario epidemiologico italiano», sottolineando con grande premura che i primi 7 punti fanno parte delle buone pratiche igieniche e comportamentali che, anche solo per dovere comunitario, dovremmo adottare in maniera meticolosa durante l’intero corso della nostra vita civile.  LEAFLET aggiornato 25/02

Nuovo Coronavirus: i comportamenti suggeriti dal Ministero della Salute

Al momento, nel caso specifico, nell’attesa dello sviluppo di terapie mirate, tali comportamenti rappresentano le uniche armi in nostro possesso per fronteggiare questo nuovo, non primo, non ultimo, nemico pubblico invisibile.

Silvia Spadafora

 

ATTENZIONE: L’articolo si riferisce alla data di pubblicazione indicata in alto. Le informazioni contenute possono pertanto subire variazioni nel tempo, non registrate in questa pagina, ma in comunicazioni successive.

Bibliografia e sitografia:

  • P.R. Murray, K.S. Rosenthal, M.A. Pfaller Microbiologia medica, Elsevier srl, 11 nov 2011;
  • Kampf G, Todt D, Pfaender S, Steinmann E, Persistence of coronaviruses on inanimate surfaces and
    its inactivation with biocidal agents, Journal of Hospital Infection, 2020;
  • ECDC Techncial Report: Interim guidance for environmental cleaning in Non -healthcare facilities
    exposed to 2019-nCoV – Feb 2020;
  • Infection Prevention and Control of Epidemic- and Pandemic-Prone Acute Respiratory Infections in
    Health Care Geneva: World Health Organization; 2014;
  • http://www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/dettaglioFaqNuovoCoronavirus.jsp?lingua=ital
    iano&id=228;
  • Q & A on novel coronavirus, su European Centre for Disease Prevention and Control;
  • https://www.iss.it/wp-content/plugins/download-attachments/includes/download.php?id=5229;
  • Symptoms of Novel Coronavirus (2019-nCoV) | CDC; 
  • https://www.marionegri.it _Istituto di Ricerche Farmacologiche;
  • http://www.mapa-pro.it/fileadmin/user_upload/Ref_374/Maquette_leaflet-
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  • https://www.who.int/emergencies/diseases/novel-coronavirus-2019;
  • https://www.who.int/gpsc/5may/Guide_to_Local_Production.pdf;
  • https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2020/02/25/20A01278/sg.

Immagini:

  • https://norcalpublicmedia.org/images/00_Prell_uploads/3D_animation_coronavirus_structure.jpg;
  • https://pixabay.com/.

Informazioni su Silvia Spadafora

Silvia Spadafora vive a Cosenza.  Dopo la maturità classica ha conseguito la laurea in Farmacia con tesi sperimentale in Anatomia molecolare umana e la successiva abilitazione all’esercizio della professione. Attraverso la scrittura, esprime la sua dedizione e premura per la divulgazione della ricerca scientifica biomedica.
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