Anna Comnena: l’ambiziosa

Nella città d’oro di Costantino, incastonata sulle rive del Bosforo, viveva una principessa medievale altera e fiera, dagli occhi brillanti e infuocati[ref]A. COMNENA, edd. D. Reinsch – A. Kambylis (CFHB 40/1), VI, 8, 1; III, 3, 2. Nella sua opera Anna si descrive come molto somigliante al padre Alessio, che a sua volta è descritto come minuto, ma proporzionato, e con gli occhi che brillano “di un fuoco vivo e terribile”.[/ref] che portava il nome di Anna.

Primogenita dell’imperatore Alessio I Comneno, sovrano dell’immenso Impero Romano d’Oriente, la fanciulla venne alla luce il 2 dicembre 1083[ref]A. COMNENA, edd. D. Reinsch – A. Kambylis (CFHB 40/1), VI, 8, 1.[/ref], nella Sala della Porpora[ref]A. COMNENA, edd. D. Reinsch – A. Kambylis (CFHB 40/1), VII, 2, 3-4.[/ref], ossia nella stanza del palazzo imperiale di Costantinopoli interamente rivestita di porfido, marmo color cremisi, nella quale, secondo la tradizione, avevano il privilegio di nascere solamente i legittimi eredi al trono.

La ragazza seppe cogliere il fiore rosso della disubbidienza, e soffriva continua la sete dell’ambizione: anche dopo la nascita del fratello minore Giovanni, che fu preferito dal padre Alessio nella successione al trono, cercò di ottenere ugualmente, ma invano, il titolo di basilissa dei Romei. Pochi mesi dopo la morte di Alessio, scelse infatti di ordire una congiura ai danni del fratello, ormai diventato imperatore, coadiuvata da sua madre Irene e dal marito, il cesare Niceforo Briennio, il quale avrebbe dovuto compiere il gesto decisivo per spodestare e sostituire il basileus[ref]N. CONIATA, ed. A. Kazhdan – R. Maisano – A. Pontani, 1994, I, 3, 1; DIEHL, 2007, p. 306.[/ref]. Briennio, però, non ne ebbe il coraggio o la volontà, e Giovanni che, scoperta la congiura, avrebbe potuto punire la sorella con la mutilazione o la morte, non fece niente, emergendo per la sua clementia e lasciando Anna bruciare in una doppia umiliazione[ref] CONIATA, 1994, I, 3, 2-3. [/ref].

Dopo questi eventi Anna subì diversi lutti, come la morte della madre e del marito, e prese l’abitudine di ritirarsi spesso in preghiera nel convento della Theotόkos Kecharitomène, che sua madre aveva fatto costruire, ma, a differenza di quanto sostenuto in una diffusa tesi secondo cui Anna sarebbe stata costretta alla monacazione o alla reclusione per volontà di Giovanni, nessuna forma di prigionia l’afflisse, e divenne suora solo in punto di morte[ref] NEVILLE, 2016, p. 133; J. DARROUZÈS, 1970, p. 313; BROWNING, 1990, p. 398.[/ref].

La Comnena, in quanto principessa di sangue reale e responsabile del monastero, poté vivere tranquillamente negli appartamenti privati annessi al convento, con la possibilità di uscire, ricevere ospiti e dedicarsi anche alla lettura e allo studio, alla vita culturale del circolo filosofico che nel frattempo aveva fondato, e alla scrittura[ref]NEVILLE, 2016, pp. 133-139.[/ref].

Scrisse, infatti, l’Alessiade, un’opera in prosa in stile attico composta di XV libri, che narra non solo le gesta dell’imperatore Alessio I, dipinto come il vero e proprio eroe dell’ʻepopeaʼ, ma anche gli eventi succedutisi lungo l’impero nell’arco cronologico compreso tra l’inizio della scalata verso il potere del Comneno (1069 circa) e il 1118, anno della sua morte.

C’erano state alla corte imperiale altre donne colte, anche poetesse, come la famosa Kassia, ma nessuna prima di Anna aveva osato scrivere di storia, materia che fino ad allora era stata prerogativa degli uomini. La Comnena, dunque, ha lasciato il suo inestimabile contributo al mondo diventando la prima storica donna della nostra civiltà: l’Alessiade non solo è considerata un’opera di alto livello letterario e storiografico, ma è anche la fonte principale per conoscere il periodo storico del regno di Alessio I[ref]Era il tempo dell’ascesa della dinastia comnena, della prima crociata, delle guerre contro i Normanni per la presa di Durazzo, delle invasioni dei Peceneghi e dei Turchi, delle lotte ai movimenti ereticali, della feudalizzazione dell’impero e della sua riforma burocratica; era l’ultima aurora prima del tramonto che avrebbe cominciato a calare inesorabile su Costantinopoli con la quarta crociata del 1204 (OSTROGORSKY, 2014[2019], pp. 294-341; LILIE, 2005, pp. 280-360)[/ref]. E Anna, con questo suo gesto rivoluzionario, ci ha regalato il bene più prezioso, quello della conoscenza, il dono più grande che una persona possa fare ad un’altra: perché è il preludio dell’amore; perché colma ogni distanza; perché unisce, e riesce ad andare oltre la vita, oltre la morte, e oltre il tempo.

Anna ha scelto di raccontare il regno di suo padre, in cui era stata giovane e felice, per esaltarlo, e per screditare i governi successivi di suo fratello Giovanni II e del nipote Manuele I, ma anche, probabilmente, per sfogare a livello letterario quella sua ambizione spezzata a livello politico[ref]A. COMNENA, edd. D. Reinsch – A. Kambylis (CFHB 40/1), XIV, 7, 4-6; DIEHL, 2007, p. 301.[/ref]. Dobbiamo, inoltre, ricordare che Anna fu anche estremamente colta: come scritto nel prologo dell’Alessiade, e confermato dagli autori a lei contemporanei[ref]Come Niceta Coniata, Giovanni Zonara, Teodoro Prodromo, Giorgio Tornice.[/ref], la Comnena ebbe un’educazione completissima, alimentata dalla conoscenza delle arti del Trivio, del Quadrivio e di tante altre materie[ref]A. COMNENA, edd. D. Reinsch – A. Kambylis (CFHB 40/1), ΠΡΟΛΟΓΟΣ, I, 2. Oltre che nelle arti del Trivio (retorica, grammatica, dialettica) e del Quadrivio (aritmetica, geometria, musica e astronomia), era molto preparata anche in storia, geografia, astrologia, arte e scienze.[/ref], come la medicina[ref]A. COMNENA, edd. D. Reinsch – A. Kambylis (CFHB 40/1), XV, 11, 4-10; G. BUCKLER, 1929, p. 178. La Comnena ci ha lasciato nella sua opera descrizioni dettagliate dei sintomi della malattia di Alessio e sappiamo anche che aveva un gran potere decisionale nella scelta delle cure da somministrare al padre.[/ref], la letteratura greca, eredità culturale dei Greci lasciata ai Bizantini, e il latino; quest’ultimo sconosciuto, non solo alle donne, ma anche a molti uomini del XII secolo nell’Impero d’Oriente.

Ciò che colpisce maggiormente è il fatto che, mentre le fanciulle facoltose della sua epoca venivano educate non da maestri, ma semplicemente dalle donne della famiglia, esclusivamente in materia religiosa e filosofica (un tipo di filosofia filtrata e improntata sulla morale)[ref]A. COMNENA, edd. D. Reinsch – A. Kambylis (CFHB 40/1), V, 9, 3.[/ref], Anna aveva deciso, per innata curiositas e ambizione, di prendere lezioni private da eunuchi di palazzo in diversi campi del sapere, di nascosto dai suoi genitori: superò, così, in cultura ogni donna del suo tempo[ref]J. DARROUZÈS, 1970, p. 311; BROWNING, 1990, p. 393-396.[/ref].

Nonostante la critica consolidata l’abbia dipinta, oltre che come un’ambiziosa, anche come un’arrogante, un filone storiografico moderno, basato sui Gender Studies, ha tentato di riabilitare la sua figura, depurandola dai suoi difetti, e rileggendola in chiave femminista: Barbara Hill, ad esempio, l’ha descritta come emancipata, perché conscia, a suo dire, delle capacità di ogni donna di governare[ref]HILL, 2000, pp. 45- 58; HILL, 1996, pp. 37-54.[/ref]; mentre Leonora Neville l’ha definita come depositaria di tutte le doti della perfetta donna bizantina: religiosa, devota al padre e al marito, umile e capace di esternare i propri sentimenti[ref]NEVILLE, 2016, pp. 153-174.[/ref].

Queste tesi, di fatto, non sono molto solide: Anna, essendo cresciuta in una società patriarcale, aveva inevitabilmente ereditato una mentalità profondamente maschilista, come si può evincere anche dalle pagine dell’Alessiade[ref]A. COMNENA, edd. D. Reinsch – A. Kambylis (CFHB 40/1), XV, 2-3[/ref] e come ha confermato Niceta Coniata, storico bizantino autore delle Chronike Diegesis[ref]CONIATA, 1994, I, 3, 1; DIEHL, 2007, p. 306.[/ref]; inoltre, le teorie della Neville a riguardo sono sorrette solo dalla lettura dell’Alessiade, che tace totalmente l’evento della congiura, e dall’oratoria celebrativa di età comnena, come quella di Tornice, palesemente di parte perché realizzata da autori che vivevano del loro mestiere alla corte e, dunque, al servizio dei sovrani; le fonti di Coniata e di Giovanni Zonara, le uniche a menzionare l’evento della congiura e delle liti familiari per la successione, vengono dalla Neville totalmente rigettate[ref]NEVILLE, 2016, pp. 91-131[/ref]. Ne emerge un ritratto parziale e fuorviante, che non rende giustizia al fascino, seppur dannato, del personaggio della Comnena. E proprio a tal proposito, è bene ricordare uno dei ritratti più particolari e vibranti di Anna: quello del condottiero normanno Boemondo d’Altavilla[ref]A. COMNENA, edd. D. Reinsch – A. Kambylis (CFHB 40/1), XIII, X, 3-5.[/ref].

Questa descrizione, così ammirata e sensuale, ha lasciato addirittura immaginare che la quattordicenne Anna, che questa età aveva la prima volta che vide Boemondo[ref]MORELLI-SAULLE, 1998, p. 117[/ref], fosse in qualche modo infatuata dell’ormai adulto e brillante condottiero normanno, sia per la dovizia di particolari, che per i toni altisonanti impiegati in questo racconto: perché di lui ha enfatizzato la statura che quasi come quella di un dio pagano, era superiore a quella di ogni barbaro o greco conosciuto; la sua prestanza fisica e l’armonia delle sue proporzioni, perfettamente in sintonia con il Canone di Policleto; la chioma fulva e gli occhi cerulei, gemme fulgide incastonate nel biancore del suo incarnato; il suo fascino terribile, tanto che “in lui, l’ardore e l’amore erano armati, ed entrambi miravano alla guerra” e, infine, il suo ritmato pulsare del cuore, che scandiva il tempo all’aria, la quale, ad ogni respiro, gli gonfiava le narici e il petto. Il velato confronto finale con Ulisse, “dal multiforme ingegno”, lo ha definitivamente elevato ad un livello pari soltanto a quello dell’imperatore stesso, l’eroe protagonista dell’Alessiade che, anche se solo per un attimo, è stato così oscurato da tale barbaro.

Questa è solo una delle infinite storie accadute in quell’Impero Romano d’Oriente, ormai dal VII secolo greco di cultura e di lingua, e cristiano ortodosso di religione, in cui Costantinopoli, “l’occhio dell’ecumene”[ref]E. CONCINA, 2003, p. 3.[/ref], era un caleidoscopio di oro e di sete pregiate, di porpora e di mosaici: perché “la nuova Roma”[ref]E. CONCINA, 2003, p. 3.[/ref], così maestosa e splendida, era lo scrigno della corte imperiale, a sua volta culla dell’unico vero sovrano, il solo rappresentante dell’autorità divina sulla terra e cuore pulsante del mondo. Perché, nonostante l’impero si fosse rinnovato per secoli, era comunque cristallizzato nella sua essenza, così altera e pregiata, tanto da continuare a osservare con superiorità distaccata ogni popolo barbaro e a intabarrarsi puntualmente nella sua torre eburnea di tradizioni antiche, rituali e cerimonie meravigliose. E Anna Comnena come, e forse più, di ogni altra principessa porfirogenita, aveva imparato ad amare fin da piccola questo mondo, tanto da aver accettato con gioia e convinzione il destino da basilissa che i suoi nobili natali le avevano promesso, e da esserne infine rimasta schiava, anche dopo la caduta delle sue illusioni giovanili. È dalla sua rabbia che è nata l’Alessiade, l’eredità culturale di una donna e di un impero, che resterà lì, per sempre, a ricordarci che è dalle crepe che entra la luce, è “dal letame” che “nascono i fior”.

Micaela Cuccaro

Bibliografia

G. BUCKLER, Anna Comnena. A Study, Oxford 1929.
R. BROWNING, An unpublished funeral oration on Anna Comnena, in Aristotle
Transformed. The Ancient Commentators and Their Influence, ed. Richard Sorabji,
New York 1990, pp. 393-438.
ANNAE COMNENAE Alexias, edd. D. Reinsch – A. Kambylis, Bonn 2001 (CFHB 40/1).
NICETA CONIATA, Chronike diegesis, ed. A. Kazhdan – R. Maisano – A. Pontani,
Grandezza e catastrofe di Bisanzio, Milano 1994.
E. CONCINA, La città bizantina, Roma-Bari 2003.
J. DARROUZЀS, Georges et Dèmétrios Tornikès, Paris 1970.
C. DIEHL, Figure bizantine, (trad. it.), Torino 2007.
BARBARA HILL, Alexios I Komnenos and the imperial women, in Alexios I
Komnenos, Papers of the second Belfast Byzantine International Colloquium, 14-
16 April 1989, I, ed. by Mutlett and Smythe, Belfast 1996, pp. 37-54.
B. HILL, Actions Speak Louder Than Words: Anna Komnene’s Attempted Usurpation,
in Anna Komnene and Her Times, a cura di Thalia Gouma Peterson, New York 2000,
pp. 45-58.
R.-J. LILIE, Bisanzio, la seconda Roma, (trad. it.), Roma 2005.
P. MORELLI – S. SAULLE, Anna Comnena: la poetessa epica, Milano 1998.
L. NEVILLE, Anna Komnene. The Life and Work of a Medieval Historian, Oxford
University Press 2016.
G. OSTROGORSKY, Storia dell’impero bizantino, (trad. it.), Torino 2014 [2019].

 

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Informazioni su Micaela Cuccaro

Laureata in Lettere Classiche e in Scienze dell'Antichità all'Unical, sono nata a Trebisacce (CS) e vivo a Cosenza.
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