Emma Bovary: donna comune con sogni proibiti

“Oltraggio alla morale pubblica e religiosa e ai buoni costumi”[ref]GAZETTE DES TRIBUNAUX, 9 febbraio 1857.[/ref]. Questa è la sigla che contraddistinse l’accusa mossa allo scrittore francese Gustave Flaubert, per aver pubblicato nel 1857 il celebre romanzo intitolato Madame Bovary.

Accusa pesante, dunque, e infamante, per il nostro amato autore, il quale, tuttavia, riuscì a farsi assolvere, anche grazie all’aiuto dell’avvocato Sénard, affermando che il romanzo non rappresentava solamente il resoconto di un adulterio ma, soprattutto, la spiegazione delle conseguenze a cui poteva condurre una sbagliata educazione e una errata formazione culturale.

Frontespizio dell’edizione francese del 1857

Il suo avvocato, inoltre, aggiunse che le considerazioni ritenute scandalose non erano frutto della mente dell’autore, bensì della sua creazione letteraria, ossia Emma Bovary. Espediente letterario antico quanto il mondo, questa “recusatio”: la protagonista dell’opera, infatti, pur essendo ispirata ad una povera donna morta suicida in Normandia, realmente esistita, è stata psicologicamente e caratterialmente elaborata da Flaubert in persona, il quale ha saputo magistralmente modellarla a suo piacimento, come un demiurgo meticoloso e attento fa con la sua opera di creta. E fu così che Emma prese vita, anche troppa forse, per i gusti della gente del tempo, e dei suoi princìpi borghesi, moralisti e conformisti, dato che bastò un’eroina immaginaria a disgustare e a scandalizzare la delicata e benpensante opinione pubblica. Ma, si sa, le parole spesso hanno una potenza inaudita sulle menti e sulle idee umane, e Gustave Flaubert lo sapeva bene, tanto che volle affidare proprio a Madame Bovary il compito di tracciare una nuova poetica, una nuova corrente letteraria: il Realismo.

James Tissot, Jeune femme en bateau, 1870 (collezione privata)

Figlio naturale del Positivismo filosofico, e figlio ripudiato del Romanticismo, questo filone letterario nacque con l’intento parricida di porre fine all’ormai mellifluo e stagnante Sturm und Drang. Non più opere con tematiche e protagonisti svenevoli e passionali, ardenti d’amore e sentimenti patriottici, irrazionali e impetuosi, bensì personaggi e trame realistici e verosimili, con un’unica legge a cui obbedire: la verità.

Non più narratori onniscienti, colpevoli di continue ingerenze nell’opera attraverso commenti espliciti: con il Realismo nacque una nuova tipologia di autore, assolutamente impersonale, “come Dio nella Creazione, invisibile e onnipotente, sì che lo si senta ovunque, ma non lo si veda mai”[ref]FLAUBERT, 2006, p. 367.[/ref]; un autore capace di descrivere, cioè di osservare e di riportare solo i particolari oggettivi, rimanendo sempre imparziale, in modo da apparire nascosto nell’opera.

Copertina dell’edizione “RBA” del 2004

Questo libro, inoltre, ha segnato l’inizio del romanzo moderno, non solo dal punto di vista stilistico, ma anche da quello contenutistico: Emma era la tipica eroina decadente, mediocre e ambiziosa al tempo stesso, che nacque da un tipo di Romanticismo ormai mellifluo e fine a se stesso. Era una donna insoddisfatta della tediosa vita che un mediocre marito poteva offrirle in una semplice cittadina di provincia e, per questo, si rifugiava nella ricerca di una esistenza irreale, inseguendo amori impossibili e passionali, e dilapidando il suo patrimonio in frivolezze e lussi tipici di una modernissima nobildonna di città.

Questo personaggio finì con l’autodistruzione: Flaubert aveva deciso di allontanarsi dalla poetica romantica proprio attraverso il suo omicidio simbolico. Con il suicidio di Emma Bovary, alter ego dell’autore stesso, cresciuto come lui, nutrendosi di letteratura romantica, Flaubert pose fine al suo stesso passato romantico.

In tal caso, la vicenda letteraria ricorda quella di Foscolo ne Le ultime lettere di Jacopo Ortis, in cui lo scrittore ribelle sfogò il suo irruento desiderio di giustizia nel catartico suicidio del protagonista, con il quale morì anche il suo lato giovane e primordiale, quello animato dalle illusioni e dagli ideali. La morte di Emma, però, portava con sé un retrogusto amaro, rispetto a quello di Jacopo, perché non avvenne per protesta e rispetto della propria dignità, bensì solo per fuggire i mali della vita, che lei stessa si era procurata, inseguendo chimere.

La condanna dell’autore nei confronti della sua protagonista fu categorica, e lo si può evincere dalla crudeltà stessa con cui l’uomo commise il suo “efferato omicidio”: mentre Madame Bovary si spegneva in una lenta e dolorosa agonia, fuori splendeva il sole e, contemporaneamente, uno dei personaggi più grotteschi e mediocri dell’opera, il farmacista Homais, emblema dalla borghesia ignorante egocentrica e ottusa, riceveva il riconoscimento tanto desiderato della Legione d’Onore, realizzando il sogno di una vita. La folle ambizione di un’eroina pseudo-romantica si scontrò, dunque, rovinosamente con la crudele e cinica realtà, soccombendo allo schianto sotto i colpi avversi di un Destino infame.

MADAME BOVARY: film di genere drammatico del 1991, diretto da Claude Chabrol, con Henri Attal e Lucas Belvaux. Durata 140 minuti. Distribuito da ACADEMY PICTURES (1991) – PANARECORD.

Perché amare un personaggio così disperato e conflittuale come Emma Bovary? Così vessato, perfino dal suo stesso autore! Perché, nonostante tutto, per noi uomini e donne moderni, rappresenta una tematica più che mai attuale: in un’epoca di oscurantismo sociale, in cui il pregiudizio e l’ipocrisia borghese regnavano sovrane, Emma Bovary ebbe il coraggio di inseguire i propri sogni, seppur folli o troppo ambiziosi, non perché sicura di riuscire nel suo intento, ma solo perché mossa dal sentimento e dal desiderio più profondo, per tentare di affermare se stessa e la propria dignità di donna.

In un mondo di maschi, e da maschi governato, Emma voleva imporsi, imporre il proprio essere femmina e donna, inseguendo il sogno di una vita migliore, una vita che valesse la pena di essere vissuta, ammettendo e valorizzando la propria esistenza e presenza davanti a se stessa e agli altri.

La sua anima, con tutte le contraddizioni e le angosce di donna, implodeva ed esplodeva in lei, perché voleva uscire fuori e liberarsi, come un albatro sul mare, e affrontare la vita e i suoi colpi avversi, come un viandante in un mare di nebbia. «Ma una donna ha continui impedimenti. A un tempo inerte e cedevole, ha contro di sé le debolezze della carne e la sottomissione alle leggi. La sua volontà, come il velo del suo cappello tenuto da un cordoncino, palpita a tutti i venti, c’è sempre un desiderio che trascina, e una convenienza che trattiene»[ref]FLAUBERT, Ed. I Classici Feltrinelli 1994, p. 85.[/ref], ecco la frase emblematica che racchiude il senso della sua esistenza stessa. E oggi, al tempo degli smartphone e di Facebook, in cui noi donne abbiamo ottenuto molte conquiste, e raggiunto ogni settore e campo lavorativo con fatica, quanto ancora abbiamo in comune con Emma Bovary? Lei rappresenta il nostro passato, fiero e forte, ricco di vessazioni e impedimenti, ma sempre degno di lode, per la forza  di volontà e la dignità con cui abbiamo inseguito e perseguito l’obiettivo di una vita migliore e più giusta.

Madame Bovary: film di genere drammatico, sentimentale del 2014, diretto da Sophie Barthes, con Mia Wasikowska e Rhys Ifans. Durata 118 minuti. Distribuito da Warner Bros., Millennium Entertainment, Alchemy.

Oggi, con la stessa determinazione di ieri, bisogna continuare questa lotta, affinché non si dimentichi il passato, e affinché si migliori il presente: si eliminino la violenza sulle donne e i continui omicidi passionali e si cancelli lo stalking e il consumismo cieco operato sulla mercificazione del corpo femminile, attraverso le sue immagini, da parte dei media.

Impossibile non citare, a riguardo, una delle più grandi donne che il Novecento abbia mai avuto: Oriana Fallaci, che in Lettera a un bambino mai nato, scriveva questo periodo, forte e incisivo, che probabilmente Emma Bovary avrebbe adorato:

«Essere donna è così affascinante. È un’avventura che richiede tale coraggio, una sfida che non annoia mai. Avrai tante cose da intraprendere se nascerai donna. Per incominciare, avrai da batterti per sostenere che se Dio esiste potrebbe anche essere una vecchia coi capelli bianchi o una bella ragazza. Poi avrai da batterti per spiegare che il peccato non nacque il giorno in cui Eva colse la mela: quel giorno nacque una splendida virtù chiamata disubbidienza. Infine avrai da batterti per dimostrare che dentro il tuo corpo liscio e rotondo c’è un’intelligenza che chiede d’essere ascoltata»[ref]FALLACI, 1997, p. 3.[/ref].

È con queste parole che concludo questo viaggio nella psiche di Emma Bovary, donna comune con sogni proibiti.

Micaela Cuccaro


Bibliografia

  • CORRADO AUGIAS, Bovary il caso si riapre, in La Repubblica. it, 4 febbraio 1997;
  • ORIANA FALLACI, Lettera a un bambino mai nato, Bur, Milano 1997;
  • G. FLAUBERT, Madame Bovary, Ed. Classici Feltrinelli, Milano 1994;
  • G. FLAUBERT, L’opera e il suo doppio. Dalle lettere, Fazi, Roma 2006;
  • UGO FOSCOLO, Ultime Lettere di Jacopo Ortis, Einaudi, 2015.

Locandine:

  • https://www.comingsoon.it/film/madame-bovary/37723/scheda/;
  • https://www.comingsoon.it/film/madame-bovary/56505/scheda/.

 

Informazioni su Micaela Cuccaro

Laureata in Lettere Classiche e in Scienze dell'Antichità all'Unical, sono nata a Trebisacce (CS) e vivo a Cosenza.
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