Okinawa Mondai: Storia in itinere di una questione ancora attuale

Oggi con “questione di Okinawa” si fa riferimento al problema relativo alla presenza delle basi militari statunitensi sull’isola di Okinawa, nell’arcipelago delle Ryūkyū. Tale questione però, si è evoluta nel tempo, dunque possiamo individuare nel corso della sua storia punti di rottura e fattori di continuità, a partire dall’occupazione americana in Giappone che seguì la fine del Secondo Conflitto Mondiale, precisamente dal 1945 al 1952.

Se in un primo momento l’obiettivo degli americani era stabilire pace e democrazia trasformando il paese attraverso una serie di riforme, con l’incombere della Guerra Fredda a partire circa dal 1947, vi è una revisione delle politiche di occupazione, in modo da rendere al Giappone una certa indipendenza con l’intenzione però di farne un baluardo dell’Anticomunismo in Asia, considerando tra l’altro la sua posizione geografica strategica.

La questione di Okinawa nasce proprio a partire dal Trattato di Pace, con gli Stati Uniti e tutte (o quasi) le nazioni con cui il Giappone era in guerra, firmato nel settembre 1951 a San Francisco e in vigore dal 1952. Di fatto fu una pace con negoziati brevi e non punitiva con cui però gli americani lasciavano in sospeso una serie di casi problematici fra cui la stessa amministrazione della prefettura di Okinawa e delle isole Ryūkyū. Okinawa in particolare godeva di una posizione strategica dal punto di vista statunitense in quanto vicina all’isola di Honshu, l’isola principale del Giappone, ma anche alla Corea del Sud e Taiwan, un alleato fondamentale, e a Guam dove gli Stati Uniti avevano altre importanti basi militari. Ricordiamo inoltre che presso Okinawa era concentrato circa il 75% delle forze militari statunitensi.


Il trattato di pace, prevedeva all’art. 3 che gli Stati Uniti amministrassero tutta una seria di isole, senza fissare però un limite temporale, cioè fino a quando sarebbero rimaste in mani americane; si veniva dunque a creare un’anomalia: lo stato giapponese riacquistava la sua indipendenza ma in modo parziale, poiché tutti questi territori erano sotto la sovranità americana. Quest’omissione in verità era probabilmente voluta, perché agli Stati Uniti interessava garantirsi la possibilità di amministrare questi territori fino a quando lo avessero ritenuto opportuno. Bisogna inoltre considerare che nel 1952 la situazione di vulnerabilità del paese del Sol Levante, data oltretutto dal devasto causato dalle bombe atomiche e dalla Seconda Guerra Mondiale, consentiva agli Stati Uniti di imporre determinate condizioni.

Seppure la questione di Okinawa riguardasse in un primo momento i problemi che giravano intorno alla restituzione del suddetto territorio al Giappone, vi fu poi un punto di svolta. Grazie ad una serie di misure, economiche soprattutto, che vennero adottate, negli anni ‘70 il Giappone si era sviluppato culturalmente, socialmente ed economicamente (ribaltando la propria condizione rispetto al 1952) ad un punto tale che l’industria tessile giapponese in quegli anni divenne più competitiva sul mercato rispetto all’industria tessile americana.

Di questa situazione seppe approfittarne l’allora primo ministro Sato Eisaku (in carica dal 1962 al 1972) con il quale si ebbe una sorta di scambio: il Giappone accettava di ridurre le esportazioni di filati verso gli USA, i quali in cambio avrebbero restituito Okinawa. Difatti, riferendosi a questo scambio, si dice che i giapponesi abbiano “comprato Nawa (Okinawa) con il filo” (In giapponese , “ 糸で縄を買った”).

La restituzione significava che Okinawa sarebbe tornata ad essere amministrata dal paese del Sol Levante, ma le basi americane erano rimaste particolarmente numerose: ad oggi il 20% della superficie di Okinawa è occupata dalle basi USA. Da una parte questa presenza creava dei benefici, quali le rendite derivanti dall’affitto dei terreni, indotti che davano occupazione ma, d’altra parte, da questo momento in poi la questione non era più incentrata sull’aspetto amministrativo quanto, in parte, l’inquinamento ambientale e acustico, causato maggiormente dalle basi aeree, ma soprattutto la convivenza fra i militari americani e la popolazione civile giapponese. Ciò è traducibile in termini di crimini contro la popolazione di Okinawa, fra cui il più eclatante caso dello stupro di una bambina di 12 anni nell’ottobre del 1995 che scatenò l’opinione pubblica, secondo cui il paese stava sacrificando la popolazione per accontentare l’alleato (ovviamente non si trattava di un caso isolato), e che attivò infine un negoziato fra Stati Uniti e Giappone.

Gli americani, rendendosi conto della situazione di crisi interna, decisero ad un certo punto di fare alcune concessioni allo scopo di migliorare questa convivenza, non potendosi permettere di fare a meno dell’alleato nipponico. Ciò riguardò nello specifico la riorganizzazione e lo spostamento della Base di Futenma ad Henoko.

Di contro, la popolazione giapponese, forte dell’appoggio del partito democratico al potere, pretendeva lo spostamento della suddetta base al di fuori del Giappone. Tuttavia, per gli Stati Uniti lo spostamento ad Henoko era già una gran concessione perché la base si sarebbe poi trovata in una zona meno densamente abitata.

Alla fine, dopo una serie di contrattazioni, il negoziato si è concluso con il riconoscimento da parte del governo giapponese che la base fosse spostata ad Henoko, seppure attualmente i lavori in corso per costruire la nuova base procedano a rilento, per cui la questione qui analizzata è tutt’oggi aperta.

Simona Cavucci

 

Testi di riferimento:
  • A.R. Caroli. F.Gatti, Storia del Giappone, Laterza edizioni;
  • O. Frattolillo, Il Giappone fra Est e Ovest, temi di storia Franco Angeli;
  • W.R. Keylor, Un Mondo di Nazioni, l’ordine internazionale dopo il 1945 , Guerini Scientifica;
  • Elise K. Tipton, Il Giappone moderno. Una storia politica e sociale, Torino, Einaudi, 2011;
  • B. F. Mazzei, La costituzione Meiji. Il ruolo del Tenno, IsIAO.
Aggiungi ai preferiti : Permalink.

I commenti sono chiusi.