Totem Jangseung: Divinità tutelari dei villaggi e protettrici dei viandanti in Corea

Immaginate di essere un viandante o un pellegrino nella Corea del XV secolo. In uno dei vostri lunghi viaggi attraverso i territori montuosi e i sentieri impervi della penisola smarrite la giusta via e siete soli. Ad un tratto una figura alta, vegliarda e contorta appare all’orizzonte ben salda nel terreno: si tratta di un totem “jangseung” (장승) che, con i suoi tratti grotteschi, indica che la strada che state percorrendo è quella giusta. Man mano che vi avvicinate ad un villaggio queste figure irte appaiono sempre più numerose e dalle forme più strane; potreste anche imbattervi in qualche persona che, congiungendo le mani al petto, prega le solenni figure mentre altre adagiano alla loro base dei tortini di riso in segno di reverenza.

Foto 1: Jangseung in esposizione al “National Folk Museum di Seoul”

Numerosi paesi nel mondo non sono estranei alla venerazione e all’utilizzo dei pali totemici o cerimoniali. Il totem poteva avere diversi scopi: ad esempio un ruolo commemorativo (tramandare le vicende degli antenati o leggende), una funzione strutturale (per delimitare aree nel contesto funerario) o essere posti lungo i sentieri o nei pressi dei villaggi. È proprio all’inizio dei centri abitati che in Corea erano maggiormente concentrati. Qui numerose famiglie erano solite implorare le grazie dei jangseung, per la protezione e la salute della propria famiglia e dei bambini. Posti ai lati delle strade invece indicavano alle persone la vicinanza di un villaggio. La considerazione delle persone per questi particolari totem era tale da essere venerati come delle vere e proprie divinità tutelari capaci di proteggere i villaggi dagli spiriti maligni (responsabili dei disastri naturali).

Erigere un nuovo jangseung rappresentava un grande evento per tutto il villaggio. Lo scultore designato doveva compiere il lavoro con precisione e rispetto poiché, in fin dei conti, si trattava di una divinità. La struttura era ricavata da un unico tronco (anche se esistono esempi di jangseung in pietra) che era stato opportunamente lasciato seccare e poi scolpito seguendo le naturali forme del legno. Lungo il corpo del totem veniva infine lasciata una iscrizione che descriveva l’entità scolpita.

Sui jangseung maschili veniva scritto: “Grande Generale al di sotto dei Cieli” (Cheonha-daejanggun – 천하대장군 – 天下大將軍) mentre su quelli di sesso femminile “La Grande Generale dell’oltremondo” (Jiha-daejanggun – 지하대장군 – 地下大將軍).

Il concetto di personalità al di sotto dei cieli può essere ricollegato al concetto cinese di Tianxia. Il Tianxia si riferiva all’area geografica al di sotto dei cieli abitata dagli esseri mortali e che successivamente fu utilizzata in contesto politico; il “figlio del cielo” era infatti colui che aveva ricevuto l’approvazione divina o “superiore” di salire al trono.

Foto 2: Jangseung in esposizione al “National Folk Museum di Seoul”

I jangseung maschili, più elaborati rispetto a quelli femminili erano adornati con cappelli e ornamenti simili a quelli indossati dalla classe degli aristocratici dell’epoca. I tratti del volto invece seguivano un concetto duale di paura e bellezza. I jangseung, per questo motivo, a volte risultano grotteschi e terrificanti altre volte buffi, distorti e altamente esagerati; tratti spaventosi come denti aguzzi e bocche spalancate e occhi penetranti sono tipiche di tutte quelle figure utilizzate per allontanare gli spiriti maligni. La presenza di queste agghiaccianti espressioni, tuttavia, faceva sì che l’osservatore percepisse una inconscia paura che mutava infine in una grande e rispettosa riverenza. Un esempio del genere si riscontra anche nelle statue del Buddhismo esoterico dove l’infedele era convertito o tramite la paura (le statue sono caratterizzate spesso da pose rigide, corpi muscolosi e spigolosi, arti supplementari, espressioni terrificanti) oppure tramite la sensualità (statue dai tratti morbidi dalla pelle ben levigata, pose rilassate ed espressioni di tranquillità. Spesso poste nella penombra per simulare un’atmosfera di sogno). Col tempo anche le espressioni dei jangseung diventarono più morbide e dai tratti più buffi e quindi più accessibili alle famiglie del tempo. I totem diventarono quindi anche una rappresentazione fortemente parodistica di personaggi o di personalità dell’epoca. Il risultato finale era una via di mezzo tra reminiscenze di demoni dell’oltremondo e persone comuni.

È abbastanza diffusa in estremo oriente un’antica credenza popolare secondo la quale alcuni oggetti, a cui si attribuiscono fattezze o caratteristiche umane, acquistino una carica spirituale; soprattutto a seguito di un determinato avvenimento. Animazione di bambole o burattini, soprattutto raffiguranti determinati personaggi storici, era eseguita con una certa cautela poiché poteva sfociare in una situazione potenzialmente pericolosa. Pare fosse usanza comune bruciare i burattini alla fine di uno spettacolo nel quale il pupazzo stesso diventava, in un certo senso, carico dello spirito di chi si rappresentava.

Una delle interpretazioni del termine sino-coreano “kwisin” ovvero “spirito”, infatti, fa riferimento ad un’entità soprannaturale e benevola, che può diventare oggetto di culto, ma anche al suo lato negativo, il quale può portare negatività nella vita dell’uomo e per tale motivo assolutamente da evitare. Da trattare con una certa cautela quindi sono i cosiddetti “spiriti delle cose” che seppur appartenenti al mondo naturale possiedono una componente mostruosa al loro interno. Per tale motivo è possibile che anche i jangseung abbiano insita questa componente, per mezzo delle persone che gli attribuiscono caratteristiche umane e poteri soprannaturali.

Dec. 1, 1919 Korean villagers pray to the jangseung or village guardians, Dec. 1, 1919. Library of Congress Prints and Photographs Collection

Avvenimenti negativi attribuiti a questi totem vengono tramandati nei racconti del repertorio della tradizione. Nella canzone per pansori (un genere di narrazione musicale) intitolata “Canzone di Byeongangsoe” (sebbene il tema principale non siano gli spiriti) Byeon muore dopo aver ordinato alla sua consorte di tagliare un jangseung da utilizzare come legna da ardere. Subito dopo il totem si vendica uccidendolo.

Al contrario tra i gesti di grande considerazione verso questi pali totemici pare che agli inizi del XVIII secolo sotto ordine di Re Jeongdo vennero eretti nella zona di Sangdo della città di Seoul una miriade di totem jangseung; i quali servivano ad allontanare le entità maligne durante una processione di corte verso Suwon, dove era ubicata la tomba del padre. Da allora il distretto è stato denominato “Jangseungbaegi”.

Sebbene incontrare un jangseung all’ingresso di un villaggio sia diventato un evento più unico che raro considerando anche il materiale deperibile di cui sono fatti) ci sono ancora artigiani che si dedicano alla loro costruzione. Le nuove generazioni, inoltre sono estranee a questo tipo di cultura materiale fortemente collegata allo Sciamanesimo. Figure dittatoriali pro modernizzazione vedevano in queste usanze un imbarazzante legame al passato, che per tale ragione doveva essere eliminato. Tuttavia tramite una combinazione di democratizzazione, sviluppo economico e una sempre più crescente fierezza del proprio retaggio culturale stiamo assistendo ad un vero revival della cultura classica. Se vi recate a Seoul potrete avere comunque la possibilità di vedere un jangseung, sebbene fuori dal loro contesto originario. Il “National Folk Museum” ne possiede alcuni conservati all’interno e altri che adornano il ricco giardino esterno pronti ad ascoltare le vostre preghiere.

Raffaele Caruso

 

Testi di riferimento: 

  • S. Kang (Korea University), Gli spiriti all’interno della cultura tradizionale coreana: la loro origine e il loro ruolo, in In cerca di spiriti ed eroi: viaggio nella letteratura coreana classica, Convegno di Studi sulla Corea pre-moderna, 7-8 novembre 2017, a cura di Literature Translation Institute of Korea e Università degli studi di Napoli “L’Orientale”, Napoli, 2017, pp. 153-179;
  • Korea Foundation, Religion in Korea – Harmony and Coexistence (Korea essentials No. 10), Seoul, Seoul Selection, 2012;
  • What’s on Korea, Jangseung (Totem poles) – An Object of Worship, 2001,
    http://english.whatsonkorea.com/main.ph?code=H&scode=H-14&pst=L;
  • 박동진, 변강쇠가,
    http://gogong.com/xe/pds_pansori/19112?fbclid=IwAR1u1xKkbp3SBeQ7O9dd_WC-
    R2-9RDOg89r_9wPsr6nQzLUcMKlcGDoSPF4;
  • Antiquealive, Jangseung – guardians of Korean people, 2004-2015,
    http://www.antiquealive.com/Blogs/Jangseung_Korean_village_guardian.html.

Immagini:

  • Foto 1:  Jangseung in esposizione al “National Folk Museum di Seoul”, autore: Raffaele Caruso;
  • Foto 2: Jangseung in esposizione al “National Folk Museum di Seoul”, autore: Raffaele Caruso;
  • https://www.thoughtco.com/korea-imperial-era-and-japanese-occupation-4122944 .

 

Informazioni su Raffaele Caruso

Studia attualmente Lingue e Culture Orientali e Africane presso l’università degli studi di Napoli “L’Orientale”. Intrapreso il percorso di studio delle lingue orientali ha subito mostrato un grande interesse per la Letteratura antica, le folk performing arts dell’Asia Orientale e gli studi comparati tra Giappone e Corea. Appassionato fotografo e videomaker cerca sempre di coltivare il suo interesse come mezzo di supporto alla sua vita accademica.
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