Mondi di Marca. Culture digitali, pratiche di consumo, nuove forme di soggettività
Editor:
Marianna Boero, Università di Teramo
Nicolò Fazioni, Università IUSVE
Scadenza presentazione contributi: 30 novembre 2025;
Notifica approvazione contributi: 15 dicembre 2025;
Pubblicazione: 31 dicembre 2025;
I contributi dovranno essere inviati agli indirizzi e-mail: filosofiesemiotiche@gmail.com;
mboero@unite.it; n.fazioni@iusve.it
I mondi di marca – intesi come universi culturali densi, articolati e multisensoriali – sono oggi al centro di un articolato dibattito teorico, che coinvolge non solo la ricerca accademica (Marrone 2007; Codeluppi 2012, 2023; Rossolatos 2015), ma anche manager, specialisti del marketing, opinion maker e cosiddetti guru del branding. La crescente proliferazione di blog, siti web, pagine social e aree di discussione – che spaziano dalle guide divulgative alle dispute tra esperti su piattaforme professionali come LinkedIn – ha trasformato il termine brand in un autentico “mantra discorsivo”, un passepartout che sembra sintetizzare e orientare l’intero sistema economico-comunicativo contemporaneo (Danesi 2006).
Come sottolineato da Codeluppi (2020), in questo scenario la marca non si limita più a evocare “mondi possibili”, ma si configura come un operatore attivo nella costruzione dell’immaginario culturale. Non si tratta semplicemente di raccontare storie, ma di costruire ambienti esperienziali ricchi, immersivi e concretamente fruibili attraverso spazi, pratiche e forme del consumo (Pomodoro 2012; Boero 2017). Lungi dal riflettere passivamente il reale, l’immaginario di marca contribuisce, dunque, a ridefinirlo, agendo all’intersezione tra materiale e simbolico. Il lavoro di Douglas Holt – recentemente curato nella traduzione italiana da Mangano e Peverini -, e in particolare la sua proposta teorica del cultural branding (2004), ha messo in luce come le marche di successo siano quelle capaci di intercettare tensioni simboliche e identitarie. Se da un lato le marche contemporanee si configurano come agenti in grado di promuovere valori, visioni e iniziative etiche, dall’altro emergono numerosi casi di crisi reputazionali, nei quali il patto fiduciario tra marca e consumatore viene meno (Semprini 2006).
Infine, se da un lato la marca si configura oggi come un potente serbatoio di senso, in grado di far fare e far volere attraverso una pluralità di linguaggi e canali, dall’altro persistono ambiguità concettuali che portano spesso a confondere branding e advertising. In molte pratiche operative, la marca è ancora intesa come un’entità autonoma e preesistente rispetto ai discorsi che la costruiscono. Tuttavia, è proprio attraverso le sue espressioni comunicative – dalla pubblicità al design degli spazi, dalla presenza digitale agli eventi – che la marca si costituisce e si trasforma (Ceriani 2001). In questa direzione, uno snodo centrale per gli studi semiotici sul tema è dato dal libro Il discorso di marca, di Marrone (2007), nel quale il brand viene analizzato e svelato nella sua “natura semiotica”, dall’analisi delle strategie di comunicazione a quella della produzione e ricezione dei discorsi sociali, dalle dinamiche dell’intersoggettività alle pratiche di gestione della fiducia.
Partendo da queste considerazioni, la presente call for papers incoraggia un’indagine semiotica dei fenomeni di marca intesi come orizzonti di senso che travalicano la dimensione commerciale, quella pubblicitaria o i singoli canali comunicativi. Anche attraverso un dialogo con altre discipline che si occupano del brand (sociologia, psicologia, teorie della comunicazione, marketing strategico ed operativo, digital e media studies, economia, ecc.), vogliamo indagare i meccanismi di costruzione, di diffusione e di interpretazione del senso e del valore alla base dei fenomeni di marca.
In modo specifico, riteniamo che il momento attuale sia particolarmente propizio per ritornare sui mondi di marca, in relazione a due transizioni in atto, tanto a livello istituzionale e normativo quanto a livello simbolico:
- L’incremento esponenziale dei processi di digitalizzazione, dalla metamorfosi delle logiche ediali e degli stessi social media, fino ad arrivare all’Intelligenza Artificiale (Dondero, Alonso Aldama, Leone 2025). Senza mai confondere il mondo del Brand con i canali digitali tramite i quali si esprime (digital communication, social media storytelling, digital Pr, ecc.), vorremmo sviluppare un’indagine che analizzi le forme di cooperazione interpretativa tra la marca e i suoi lettori (interazione, gamification, ecc.), l’idea di autorialità di marca (co-creation, influencing, ecc.), il nesso tra marca e generazioni, automazione e creatività, macchine e persone.
- L’attenzione valoriale per la sostenibilità, non solo ecologica ma globale, è oggi uno degli elementi alla base degli investimenti timici e passionali che riguardano il grande pubblico. Il riferimento è al Sustainable Development Goals, SDGs dell’Agenda 2030 https://www.un.org/sustainabledevelopment/: l’attenzione allo sradicamento dei fenomeni di green-washing e alla costruzione di un’etica della comunicazione, che sappia estendersi ai temi di genere e di cultura, costituisce un grande motore di cambiamento nei processi di Branding. Da qui l’interesse a indagare le forme di narrazione e di ricezione, secondo una visione del consumatore come polo attivo, capace di attuare contro-strategie e proprie valorizzazioni.
Oltre a questi temi che costituiscono l’attualità della semiotica di marca, di seguito presentiamo alcuni spunti tematici che delineano i principali assi di riflessione del prossimo numero della rivista:
- Approfondimenti metodologici ed epistemologici sulla semiotica di marca, con particolare attenzione al suo statuto teorico, alle sue articolazioni interne, ai modelli di analisi e ai rapporti con la semiotica generale e le altre discipline affini.
- Analisi sul brand e sui suoi canali espressivi: dinamiche pubblicitarie, digitali, espositive, relazionali, reputazionali, pratiche di storytelling e costruzione del senso.
- Indagini sui rapporti tra brand, advertising e digital marketing: analisi semiotiche e/o interdisciplinari di narrazioni di marca, campagne multicanale, ambienti di consumo fisici e digitali.
- Il brand e i nuovi media: l’emergere di linguaggi audiovisivi brevi (come reels e TikTok) e le loro implicazioni semiotiche, retoriche e culturali.
- Il brand e l’intelligenza artificiale: data-driven branding e nuove forme di interazione tra umano e non umano nella comunicazione d’impresa.
- Il brand e l’etica della comunicazione: promesse valoriali, pratiche discorsive responsabili, retoriche dell’inclusione e rischi di woke washing.
- Il brand e la svolta della sostenibilità: green marketing, storytelling ambientale, costruzione di immaginari ecologici e tensioni tra ethos aziendale e pratiche reali.
- Analisi critiche delle norme istituzionali, delle direttive internazionali e dei quadri regolativi che orientano oggi le strategie di marca, con particolare attenzione ai contesti extra-occidentali e alle dinamiche transculturali.
- Ricostruzioni teoriche e analisi del contributo di autori paradigmatici per lo studio della marca: approcci classici e riletture contemporanee.
Brand Worlds: Digital Cultures, Consumption Practices, New Forms of Subjectivity
Submission deadline: November 30, 2025
Notification of acceptance: December 15, 2025
Publication date: December 31, 2025
Contributions should be sent to the following email addresses: filosofiesemiotiche@gmail.com
mboero@unite.it; n.fazioni@iusve.it
Brand worlds—conceived as dense, complex, and multisensory cultural universes—are currently at the heart of a rich and multifaceted theoretical debate. This discussion spans not only academic research (Marrone 2007; Codeluppi 2012, 2023; Rossolatos 2015), but also involves managers, marketing professionals, opinion leaders, and the so-called branding gurus. The exponential proliferation of blogs, websites, social media platforms, and online forums—ranging from popular how-to guides to specialized debates on professional networks like LinkedIn—has turned the brand into a true “discursive mantra”: a conceptual passe-partout that appears to encapsulate and guide the entire contemporary economic-communicative landscape (Danesi 2006).
As Codeluppi (2020) points out, in this scenario the brand no longer merely evokes “possible worlds,” but rather emerges as an active agent in the construction of the cultural imaginary. It is no longer just about telling stories, but about creating rich, immersive, and materially accessible experiential environments through spaces, practices, and forms of consumption (Pomodoro 2012; Boero 2017). Far from passively reflecting reality, the brand imaginary actively contributes to reshaping it, operating at the intersection of the material and the symbolic.
Douglas Holt’s work—recently translated into Italian by Mangano and Peverini—and, in particular, his theoretical proposal of cultural branding (2004), has highlighted how successful brands are those able to intercept symbolic and identity tensions. On the one hand, contemporary brands present themselves as agents capable of promoting values, visions, and ethical initiatives; on the other hand, numerous cases of reputational crises reveal the breakdown of the trust-based pact between brand and consumer (Semprini 2006).
Finally, while the brand today functions as a powerful reservoir of meaning, capable of shaping actions and desires through a plurality of languages and channels, conceptual ambiguities persist—frequently leading to a conflation between branding and advertising. In many practical applications, the brand is still conceived as an autonomous, pre-existing entity, separate from the discourses that construct it. It is precisely through its communicative expressions—from advertising to spatial design, from digital presence to events—that the brand is both constituted and transformed (Ceriani 2001). A key contribution to semiotic studies on this topic is Gianfranco Marrone’s Il discorso di marca (2007), where the brand is examined and revealed in its “semiotic nature”—through the analysis of communication strategies, the production and reception of social discourses, the dynamics of intersubjectivity, and the management of trust.
Based on these considerations, this call for papers encourages a semiotic investigation of branding phenomena conceived as horizons of meaning that transcend the commercial, promotional, or channel-specific dimensions. In dialogue with other disciplines that address branding—such as sociology, psychology, communication theory, strategic and operational marketing, digital and media studies, economics, and more—we aim to explore the mechanisms of meaning-making, circulation, and interpretation at the core of brand phenomena.
More specifically, we believe the current moment is particularly ripe for revisiting brand worlds in light of two ongoing transitions—both institutional and symbolic:
- The exponential acceleration of digitalization processes: from the transformation of media logic and social media themselves, to the emergence of Artificial Intelligence (Dondero, Alonso Aldama, Leone 2025). Without confusing the world of branding with the digital channels through which it is expressed (digital communication, social media storytelling, digital PR, etc.), we seek to investigate interpretive cooperation between brand and audience
- The value-driven focus on sustainability—not only ecological but global—is today one of the key drivers of affective and emotional investment on the part of the general public. Reference is made here to the Sustainable Development Goals (SDGs) of the 2030 Agenda: https://www.un.org/sustainabledevelopment/. The commitment to eradicating greenwashing and building an ethics of communication—one that extends to issues of gender and culture—represents a major force of transformation within branding processes. This gives rise to a growing interest in investigating forms of narration and reception, based on a view of the consumer as an active agent, capable of developing counter-strategies and generating their own systems of value attribution.
In addition to these thematic trajectories, which define the current landscape of brand semiotics, the following topics outline the key areas of reflection for the upcoming issue:
- Methodological and epistemological inquiries into brand semiotics, with particular attention to its theoretical status, internal articulations, models of analysis, and connections with general semiotics and related disciplines.
- Analyses of brand discourse and its expressive channels: advertising, digital platforms, exhibition formats, relational strategies, reputation building, storytelling practices, and meaning construction.
- Investigations into the relationship between branding, advertising, and digital marketing: semiotic and/or interdisciplinary analyses of brand narratives, cross-channel campaigns, and both physical and digital consumption environments.
- Brands and new media: the emergence of short-form audiovisual languages (e.g., Reels, TikTok) and their semiotic, rhetorical, and cultural implications.
- Brands and artificial intelligence: data-driven branding and new forms of human–non-human interaction in corporate communication.
- Brands and ethics of communication: value propositions, responsible discursive practices, inclusion rhetorics, and the risks of woke washing.
- Brands and the sustainability turn: green marketing, environmental storytelling, the construction of ecological imaginaries, and tensions between corporate ethos and actual practices.
- Critical analyses of institutional norms, international directives, and regulatory frameworks guiding current brand strategies, with particular attention to non-Western contexts and transcultural dynamics.
- Theoretical reconstructions and analyses of key authors in the field of brand semiotics: classical approaches and contemporary reinterpretations.
Mondes de la marque. Cultures numériques, pratiques de consommation, nouvelles formes de subjectivité
Responsables éditoriaux:
Marianna Boero, Université de Teramo
Nicolò Fazioni, Université IUSVE
Date limite de soumission des contributions : 30 novembre 2025
Notification d’acceptation : 15 décembre 2025
Publication : 31 décembre 2025
Les contributions doivent être envoyées aux adresses suivantes :
filosofiesemiotiche@gmail.com ; mboero@unite.it ; n.fazioni@iusve.it
Les mondes de la marque – entendus comme des univers culturels denses, articulés et multisensoriels – se trouvent aujourd’hui au cœur d’un débat théorique complexe, qui mobilise non seulement la recherche académique (Marrone 2007 ; Codeluppi 2012, 2023 ; Rossolatos 2015), mais aussi les managers, les spécialistes du marketing, les leaders d’opinion et les soi-disant gourous du branding. La prolifération croissante de blogs, de sites web, de pages sur les réseaux sociaux et de forums de discussion – allant des guides de vulgarisation aux controverses entre experts sur des plateformes professionnelles comme LinkedIn – a transformé la notion de marque en un véritable «mantra discursif», un passe-partout qui semble synthétiser et orienter l’ensemble du système économique et communicationnel contemporain (Danesi 2006).
Comme le souligne Codeluppi (2020), dans ce contexte, la marque ne se limite plus à évoquer des « mondes possibles », mais se configure comme un opérateur actif dans la construction de l’imaginaire culturel. Il ne s’agit pas simplement de raconter des histoires, mais de créer des environnements expérientiels riches, immersifs et concrètement accessibles à travers des espaces, des pratiques et des formes de consommation (Pomodoro 2012 ; Boero 2017). Loin de refléter passivement la réalité, l’imaginaire de marque contribue à la redéfinir, en opérant à l’intersection du matériel et du symbolique. Le travail de Douglas Holt – récemment traduit en italien par Mangano et Peverini – et en particulier sa proposition théorique du cultural branding (2004), a montré que les marques à succès sont celles qui savent capter les tensions symboliques et identitaires. Si, d’un côté, les marques contemporaines apparaissent comme des agents capables de promouvoir des valeurs, des visions et des initiatives éthiques, de l’autre, de nombreuses crises réputationnelles mettent en évidence la rupture du pacte de confiance entre la marque et le consommateur (Semprini 2006).
Enfin, bien que la marque soit aujourd’hui un puissant réservoir de sens, capable de faire faire et de faire vouloir à travers une pluralité de langages et de canaux, des ambiguïtés conceptuelles persistent, conduisant souvent à une confusion entre branding et publicité. Dans de nombreuses pratiques opérationnelles, la marque est encore perçue comme une entité autonome et préexistante aux discours qui la construisent. Pourtant, c’est précisément à travers ses manifestations communicatives – de la publicité au design des espaces, de la présence numérique aux événements – que la marque se constitue et se transforme (Ceriani 2001). Dans cette perspective, un jalon central pour les études sémiotiques sur le sujet est représenté par l’ouvrage Il discorso di marca de Marrone (2007), où la marque est analysée et dévoilée dans sa « nature sémiotique », de l’analyse des stratégies de communication à celle de la production et de la réception des discours sociaux, en passant par les dynamiques de l’intersubjectivité et les pratiques de gestion de la confiance.
À partir de ces considérations, le présent appel à contributions invite à une exploration sémiotique des phénomènes de marque entendus comme des horizons de sens qui dépassent la dimension commerciale, publicitaire ou les canaux de communication spécifiques. En dialogue avec d’autres disciplines concernées par le phénomène du Brand (sociologie, psychologie, sciences de la communication, marketing stratégique et opérationnel, digital and media studies, économie, etc.), nous souhaitons interroger les mécanismes de construction, de diffusion et d’interprétation du sens et de la valeur à la base des dynamiques de marque.
Plus spécifiquement, nous estimons que le moment actuel est particulièrement propice à un retour sur les mondes de la marque, en relation avec deux transitions majeures, à la fois institutionnelles et symboliques :
- L’essor exponentiel des processus de numérisation, depuis la métamorphose des logiques éditoriales et des réseaux sociaux jusqu’à l’avènement de l’intelligence artificielle (Dondero, Alonso Aldama, Leone 2025). Sans jamais confondre le monde de la marque avec les canaux numériques qui l’expriment (communication digitale, social media storytelling, digital PR, etc.), nous proposons une enquête sur les formes de coopération interprétative entre la marque et ses publics (interaction, gamification, etc.), sur les nouvelles formes d’auctorialité de la marque (co-création, influence, etc.), sur les relations entre marque et générations, entre automatisation et créativité, entre machines et personnes.
- L’attention éthique portée à la durabilité, non seulement écologique mais globale, est aujourd’hui l’un des moteurs fondamentaux des investissements thymiques et passionnels du grand public. Il est ici fait référence aux Objectifs de Développement Durable (ODD) de l’Agenda 2030 : https://www.un.org/sustainabledevelopment/. L’attention portée à l’éradication des phénomènes de greenwashing et à la construction d’une éthique de la communication étendue aux questions de genre et de culture représente un levier essentiel de transformation dans les processus de branding. D’où l’intérêt à explorer les formes de narration et de réception selon une vision du consommateur comme pôle actif, capable de mettre en œuvre des contre-stratégies et des pratiques de valorisation autonomes.
Outre ces problématiques qui constituent l’actualité de la sémiotique de la marque, voici quelques pistes thématiques qui orienteront les principaux axes de réflexion du prochain numéro de la revue :
- Approches méthodologiques et épistémologiques de la sémiotique de la marque, en portant une attention particulière à son statut théorique, à ses articulations internes, à ses modèles d’analyse et à ses relations avec la sémiotique générale et les disciplines connexes.
- Analyses du brand et de ses canaux expressifs : dynamiques publicitaires, numériques, expositionnelles, relationnelles, réputationnelles ; pratiques de storytelling et de construction du sens.
- Études sur les relations entre brand, publicité et marketing digital : analyses sémiotiques et/ou interdisciplinaires de récits de marque, de campagnes multicanales, d’environnements de consommation physiques et numériques.
- La marque et les nouveaux médias : émergence de langages audiovisuels courts (comme les reels ou TikTok) et leurs implications sémiotiques, rhétoriques et culturelles.
- La marque et l’intelligence artificielle : data-driven branding et nouvelles formes d’interaction entre humain et non-humain dans la communication d’entreprise.
- La marque et l’éthique de la communication : promesses axiologiques, pratiques discursives responsables, rhétoriques de l’inclusion et risques de woke-washing.
- La marque et le tournant durable : green marketing, storytelling environnemental, construction d’imaginaires écologiques et tensions entre ethos d’entreprise et pratiques réelles.
- Analyses critiques des normes institutionnelles, des directives internationales et des cadres réglementaires qui influencent aujourd’hui les stratégies de marque, avec une attention particulière aux contextes extra-occidentaux et aux dynamiques transculturelles.
- Relectures théoriques et analyses de l’apport d’auteurs paradigmatique pour l’étude du brand : approches classiques et relectures contemporaines.
Mundos de Marca. Culturas digitales, prácticas de consumo, nuevas formas de subjetividad
Editores:
Marianna Boero, Universidad de Teramo
Nicolò Fazioni, Universidad IUSVE
Plazo para el envío de contribuciones: 30 de noviembre de 2025
Notificación de aceptación: 15 de diciembre de 2025
Publicación: 31 de diciembre de 2025
Las propuestas deberán enviarse a los correos electrónicos: filosofiesemiotiche@gmail.com
mboero@unite.it; n.fazioni@iusve.it
Los mundos de marca —entendidos como universos culturales densos, articulados y multisensoriales— se sitúan hoy en el centro de un complejo debate teórico que involucra no solo a la investigación académica (Marrone 2007; Codeluppi 2012, 2023; Rossolatos 2015), sino también a directivos, profesionales del marketing, líderes de opinión y los llamados gurús del branding. La creciente proliferación de blogs, sitios web, páginas en redes sociales y espacios de discusión —desde guías divulgativas hasta debates entre expertos en plataformas profesionales como LinkedIn— ha transformado el concepto de marca en un auténtico “mantra discursivo”, una especie de pase universal que parece sintetizar y orientar todo el sistema económico-comunicativo contemporáneo (Danesi 2006).
Como subraya Codeluppi (2020), en este escenario la marca ya no se limita a evocar “mundos posibles”, sino que se configura como un agente activo en la construcción del imaginario cultural. No se trata simplemente de contar historias, sino de construir entornos experienciales ricos, inmersivos y concretamente accesibles a través de espacios, prácticas y formas de consumo (Pomodoro 2012; Boero 2017). Lejos de reflejar pasivamente la realidad, el imaginario de marca contribuye a redefinirla, actuando en la intersección entre lo material y lo simbólico. El trabajo de Douglas Holt —recientemente traducido al italiano por Mangano y Peverini— y en particular su propuesta de cultural branding (2004), ha puesto de manifiesto cómo las marcas exitosas son aquellas capaces de interceptar tensiones simbólicas e identitarias. Por un lado, las marcas contemporáneas se presentan como agentes capaces de promover valores, visiones e iniciativas éticas; por otro, emergen numerosos casos de crisis reputacionales que revelan la ruptura del pacto de confianza entre la marca y el consumidor (Semprini 2006).
Así, la marca se perfila hoy como un potente reservorio de sentido, capaz de hacer actuar y desear a través de una multiplicidad de lenguajes y canales. Sin embargo, persisten ambigüedades conceptuales que a menudo llevan a confundir branding con publicidad. En muchas prácticas operativas, la marca sigue entendiéndose como una entidad autónoma y preexistente respecto a los discursos que la construyen. No obstante, es precisamente a través de sus manifestaciones comunicativas —desde la publicidad al diseño de espacios, desde la presencia digital hasta los eventos— que la marca se constituye y se transforma (Ceriani 2001). En esta línea, un punto clave para los estudios semióticos es el libro Il discorso di marca de Marrone (2007), donde se analiza la marca en su “naturaleza semiótica”, desde las estrategias de comunicación hasta la producción y recepción de discursos sociales, desde las dinámicas de intersubjetividad hasta las prácticas de gestión de la confianza.
Partiendo de estas consideraciones, esta call for papers invita a una investigación semiótica de los fenómenos de marca entendidos como horizontes de sentido que trascienden la dimensión comercial, publicitaria o los canales comunicativos individuales. También a través de un diálogo con otras disciplinas que estudian la marca (sociología, psicología, teorías de la comunicación, marketing estratégico y operativo, estudios digitales y de medios, economía, etc.), buscamos explorar los mecanismos de construcción, difusión e interpretación del sentido y del valor que fundamentan los fenómenos de marca.
En particular, consideramos que el momento actual es especialmente propicio para volver a reflexionar sobre los mundos de marca en relación con dos transiciones en curso, tanto a nivel institucional y normativo como simbólico:
- El incremento exponencial de los procesos de digitalización, desde la transformación de las lógicas editoriales y de las redes sociales hasta la irrupción de la inteligencia artificial (Dondero, Alonso Aldama, Leone 2025). Sin confundir nunca el mundo de la marca con los canales digitales a través de los cuales se expresa (comunicación digital, storytelling en redes sociales, relaciones públicas digitales, etc.), proponemos una investigación centrada en las formas de cooperación interpretativa entre marca y usuarios (interacción, gamification, etc.), en la autoría de marca (co-creación, influencing, etc.), y en el vínculo entre marca y generaciones, automatización y creatividad, máquinas y personas.
- La atención a los valores de la sostenibilidad, no solo ecológica sino global, constituye hoy uno de los elementos clave en las inversiones afectivas y pasionales del público. Nos referimos a los Objetivos de Desarrollo Sostenible (ODS) de la Agenda 2030: https://www.un.org/sustainabledevelopment/. El compromiso con erradicar el greenwashing y construir una ética de la comunicación que abarque también cuestiones de género y cultura es uno de los principales motores de cambio en los procesos de branding. De ahí el interés por investigar las formas de narración y recepción desde una visión del consumidor como polo activo, capaz de desarrollar contra-estrategias y resignificaciones propias.
Además de estos ejes temáticos que definen la actualidad de la semiótica de marca, proponemos a continuación algunas líneas orientativas para la presentación de artículos:
- Aportes metodológicos y epistemológicos sobre la semiótica de marca, con especial atención a su estatuto teórico, sus articulaciones internas, modelos de análisis y relaciones con la semiótica general y disciplinas afines.
- Análisis sobre la marca y sus canales expresivos: dinámicas publicitarias, digitales, expositivas, relacionales, reputacionales, prácticas de storytelling y construcción del sentido.
- Investigaciones sobre las relaciones entre marca, publicidad y marketing digital: análisis semióticos y/o interdisciplinarios de narrativas de marca, campañas multicanal, entornos de consumo físicos y digitales.
- Marca y nuevos medios: emergencia de lenguajes audiovisuales breves (como reels y TikTok) y sus implicaciones semióticas, retóricas y culturales.
- Marca e inteligencia artificial: branding basado en datos y nuevas formas de interacción entre humanos y no humanos en la comunicación empresarial.
- Marca y ética de la comunicación: promesas de valor, prácticas discursivas responsables, retóricas de la inclusión y riesgos del woke-washing.
- Marca y giro hacia la sostenibilidad: green marketing, narrativas ecológicas, construcción de imaginarios sostenibles y tensiones entre el ethos corporativo y las prácticas reales.
- Análisis críticos de normas institucionales, directrices internacionales y marcos regulatorios que orientan hoy las estrategias de marca, con especial atención a contextos extraoccidentales y dinámicas transculturales.
- Reconstrucciones teóricas y análisis del aporte de autores paradigmáticos para el estudio de la marca: enfoques clásicos y relecturas contemporáneas.
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