Filosofi(e)Semiotiche

ISSN: 2531-9434

Open Access Scientific Journal (double-blind peer review)

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Filosofi(e)Semiotiche, Vol. 6, n. 1 (Luglio 2019)

Call for papers

Pensieri prestampati. Lo stereotipo tra scienze del linguaggio e comunicazione visiva

Editors: Donata Chiricò e Giovanni De Luca (Università della Calabria);

Scadenza presentazione contributi: 20 giugno 2019;

Notifica approvazione contributi: 10 luglio 2019;

Pubblicazione: 30 luglio 2019;

Incisore di grandissima fama discendente da un’illustre famiglia di stampatori, nel 1798 è Firmin Didot (1764-1836) a coniare il termine stereotipo. Anzi, per essere più precisi, a lui si deve l’invenzione del processo di stampa detto, appunto, stereotipia, e di cui lo stereotipo è l’esito. Nella fattispecie si tratta di rendere fissa una pagina di caratteri altrimenti mobili preparandone delle matrici. Stampare in stereotipia, ovvero, “stereotipare”, significava velocizzare il processo e ridurre le possibilità di errori. La fissità era garanzia di agevole riproducibilità. L’arte dispositiva di Didot – a cui dobbiamo, tra l’altro, la progettazione di un carattere ancora oggi in uso – assicurava alla stampa un importante balzo in avanti nella direzione delle modernità alla cui nascita, del resto, già Gutenberg aveva contribuito quanto Cartesio. E la modernità, si sa, è una nuova età dell’innocenza. Getta le basi per un differente ordine sociale e la nascita delle democrazie moderne, abolisce privilegi, fonda diritti, instaura nuove forme di potere. Ciò che era nelle mani di uno, viene distribuito nelle mani di molti. I parlamenti soppiantano le corti. Ciò che prima veniva semplicemente affermato e asserito, a quel punto doveva essere almeno argomentato, votato, discusso. Poter e dover “parlare chiaramente” (Olympe de Gouges, 1791, p. 3) viene considerato il primo segno della democrazia. Dalle nuove costituzioni, unanimemente considerate “il germe dell’istruzione pubblica” si vuole bandita “ogni proposizione o espressione astratta o indeterminata che possa produrre conseguenze arbitrarie” (Pison Du Galland, s.d., p. 3). Alle spalle di queste idea “linguistica” della politica e del diritto, una grande filosofia politica del linguaggio intenzionata a sovvertire l’ordine presunto naturale dell’organizzazione sociale attraverso la padronanza della lingua quale passaggio necessario per cambiare il mondo. L’”abilità a servirsi dei segni” è, infatti, chiaramene riconosciuta come quella specifica capacità di cui, fin da bambini, è indispensabile dotare “tutti gli esseri umani” in modo che sia loro garantita la conseguente possibilità di controbilanciare le forze e i poteri che generano e alimentano disuguaglianze (Condillac, 1746, p. 72). Raramente nella storia le scienze del linguaggio sono stata così manifestamente militanti, così impegnate in una guerriglia contro il potere di negare potere. Questa forza sovvertitrice sarà totalmente dispersa nel corso dell’Ottocento. Dovranno passare più di due secoli prima che quell’aria di eversione che aleggiava tra i filosofi del linguaggio dell’illuminismo tornasse a spirare. Bisognerà che sopraggiunga il poeticissimo disincanto a cui ci ha consegnato la riflessione di Roland Barthes. È lui che ci insegna che per padroneggiare veramente una lingua bisogna essere consapevoli del fatto che essa stessa rappresenta una sistema di classificazione-esclusione (1977, trad. it. pp. 7-8). È lui che ci ricorda che ogni segno incarna un pericolo, ovvero la possibilità che in esso finisca per dimorare qualcosa di profondamente mostruoso: lo stereotipo (ivi, p. 9). Ma questa volta non si tratta della virtuosissima ripetizione che caratterizza la tecnica di stampa di Didot e il cui effetto è quello di sostenere e accelerare il processo della conoscenza. Questa volta si tratta del rischio di consegnarsi ad una “gregarietà” violenta interessata specificamente a “sottomettere” (ivi, pp. 8-9), a negare che ci sia “una distinzione tra il nostro universo e l’universo” e che “molte cose ci avrebbero tentato” prima che finissero “accomodate nelle pieghe di uno stampo” (Lippman, 1922, trad. it. pp. 73). Laddove lo stereotipo si installa esso pretende di dire una volta per tutte, e certamente per un tempo così lungo da diventare infinito nella memoria umana, ciò che, invece, ha bisogno di “slittare” e “ruotare” (ivi, pp. 11-12), essere “tradito” ed “eluso” (ivi, pp. 26-27). La presente call è quindi rivolta tanto a studiosi di scienze del linguaggio e professionisti della comunicazione visiva quanto a filosofi, storici, psicologi, sociologi, studiosi di arti performative e visive, di letteratura, di scienze dell’educazione. Ancor più propriamente è rivolta a chiunque voglia cogliere la sfida di Barthes e, quindi, svolgere quel lavoro eminentemente “politico” che consiste nel provare a capire, o almeno descrivere, come le società producano quegli “eccessi di artificio” che sono gli stereotipi e finisca per “consumarli” come “sensi innati” (ivi, pp. 24-25).

Riferimenti bibliografici:

Barthes, R., Lezione, Torino, Einaudi, 1981 (ed. or. 1978);

Boero, M., La famiglia della pubblicità: stereotipi, ruoli, identità, Milano, Franco Angeli, 2018.

Condillac, E. B. (de) (1746), Essai sur l’origine des connaissances humaines, in Œuvres Complètes, t. I, Genève, Slatkine Reprints, 1970.

Eco, U. (1997), Kant e l’ornitorinco, Milano, La nave di Teseo, 2016;

Flusser, V. (2006), Per una filosofia della fotografia, Milano, Bruno Mondadori (ed. or. 1983);

Gardner, H. Educare al comprendere. Stereotipi infantili e apprendimento scolastico, Milano, Feltrinelli, 2005 (III ed.)

Gouges, O. de (1791), Déclaration des droits de la femme et de la citoyenne, s.n., s.l.

Lippmann, W., L’opinione pubblica, Roma, Donzelli, 2004 (ed. or. 1922).

Pison Du Galland, A.-F. (s.d.), Déclaration des Droits de l’Homme et du Citoyen, chez Baudouin, Imprimeur de l’Assemblée Nationale, Versailles;

Sartori, G. (2000), Homo videns, Roma-Bari, Laterza (ed. or. 1997).

Parole chiave

Alterità, Carattere, Codice, Concetto, Credenza, Design, Differenza, Identità, Ideologia, Immagine, Lingua, Marginalità, Matrice, Mistificazione, Opinione, Politica, Potere, Pregiudizio, Propaganda, Pubblicità, Stampa, Verità, Violenza.  

Filosofi(e)Semiotiche, Vol. 6, no. 1 (July 2019)

Call for papers

Pre-printed thoughts. Stereotype between sciences of languages and visual communication

Editors: Donata Chiricò & Giovanni De Luca (Università della Calabria)

Submission Deadline: June 20, 2019;

Notification of acceptance: July 10, 2019;

Publication date: July 30, 2019;

One of the most distinguished engraver and descentant of an illustrious family of printers, in 1798 was Firmin Didot (1764-1836) the first to use stereotype as a term. In fact, he was the creator of the print process called stereotypy print and the resulting stereotype. In the present case this is to tighten a page that would present moving letters in order to prepare the stubs. To print in stereotypy, that is “to stereotype” means to fasten the process and reduce the mistakes. Fixity was an easy riproducibility guarantee. The substantive art of Didot, to whom we owe the design of letters that we use nowadays, was able to guarantee a huge step forward to the modernity, where we find the input of Gutemberg and Cartesio as well. After all, modernity is a brand new age of ingenuity. It lays the foundations for a different d social order and for the emergence of modern democracies, it abolishes privileges, it founds entitlements and creates new form of power. All that was owned by one was distribuited to the masses. Parliaments supplant courts. What was once just said and claimed now it has to be discussed, argued and finally voted. Be able to speak freely and clearly (Olympe De Gouges, 1791, p.3) is considered the first sign of democracy. From new establishments, unanimously considered the germ of public education, must be banned every single abstract expression that can lead to arbitrary consequences (Pison du Galland, s.d., p.3). Behind this “linguistic” idea of politics and law there is a notable political philisophy of language willing to subvert the alleged natural order of the social organization through the grasp of language seen as the main process to change the world. The ability to use signs is that special quality that every human being must be taught to in oder to guarantee them the chance to counterbalance forces and power that lead and keep alive inequalities (Condillac., 1746, p.72.). Sciences of language rarely used to be so “activists”, so involved in a guerriglia against authority and against the power to deny authority. This subversion has been completely lost in the nineteenth century and it began to arise only two decades later, when that atmosphere began to floating around thanks to Languages philosophers of the Enlightenment. We have to be thankful to Roland Barthes who left us that magnific and poetic disenchantement. As he taught us, in order to master about a language we have to be aware that it represents a complex system of classification and exclusion. He also was convinced that a sign could embodies a danger and a risk too, that is the fear that something monstrous could happen: the stereotype. In this case this is not the process through which education is supported and fastened. Where the stereotype is fixed it claims to say, loudly enough to be everlasting, that it needs to roll and slide instead, betrayed and circumvented. This is addressed to the scientists of languages and communication professionals, as well as historians, psychologists, sociologists, philosophers, performing and visual art, literature and science of education scholars. More effectively addressed to anyone who would try to understand and discuss something merely “politic” that lies, at least, into describe how societies produce that surplus of affectation, that is stereotype and lead to consume them as innate senses.

References

Barthes, R., Lezione, Torino, Einaudi, 1981 (ed. or. 1978).

Boero, M., La famiglia della pubblicità: stereotipi, ruoli, identità, Milano, FrancoAngeli, 2018.

Condillac, E. B. (de) (1746), Essai sur l’origine des connaissances humaines, in Œuvres Complètes, t. I, Genève, Slatkine Reprints, 1970;

Eco, U. (1997), Kant e l’ornitorinco, Milano, La nave di Teseo, 2016.

Flusser, V. (2006), Per una filosofia della fotografia, Milano, Bruno Mondadori (ed. or. 1983).

Gardner, H. Educare al comprendere. Stereotipi infantili e apprendimento scolastico, Milano, Feltrinelli, 2005 (III ed.).

Gouges, O. de (1791), Déclaration des droits de la femme et de la citoyenne, s.n., s.l.

Lippmann, W., L’opinione pubblica, Roma, Donzelli, 2004 (ed. or. 1922).

Pison Du Galland, A.-F. (s.d.), Déclaration des Droits de l’Homme et du Citoyen, chez Baudouin, Imprimeur de l’Assemblée Nationale, Versailles.

Sartori, G. (2000), Homo videns, Roma-Bari, Laterza (ed. or. 1997).

Keywords

Otherness, Character, Code, Concept, Belief, Design, Difference, Identity, Ideology, Image, Language, Marginality, Matrix, Mistification, Opinion, Politics, Power, Prejudice, Propaganda, Advertising, Press, Truth, Violence.  

Filosofi(e)Semiotiche, Vol. 6, n. 1 (Juillet 2019)

Appel à communications

Pensées pré-imprimées. Le stéréotype entre science du langage et communication visuelle

Éditeurs: Donata Chiricò et Giovanni De Luca (Università della Calabria);

Date d’échéance de présentation des contributions : 20 Juin 2019;

Notification d’approbation : 10 Juillet 2019;

Publication : 30 Juillet 2019;

Firmin Didot (1764-1836), graveur hautement renommé descendant d’une illustre famille d’imprimeurs, inventa, en 1798, le terme stéréotype. Pour être plus précis, c’est à lui que l’on doit l’invention du processus d’imprimerie appelé, stéréotypie, et dont le stéréotype est le résultat. Il s’agit notamment de fixer sur une page des caractères qui seraient autrement mobiles en préparant des planches. Imprimer en stéréotypie, voire, «stéréotyper», signifiait accélérer le processus et réduire les possibilités d’erreur. La fixité était une garantie pour une facile reproductibilité. L’art substantiel de Didot - auquel nous devons, d’ailleurs, la conception d’un caractère encore utilisé aujourd’hui - assurait à l’imprimerie un progrès considérable en vue d’une modernité à laquelle Gutenberg avait déjà contribué ainsi que Descartes. Et la modernité, on le sait, est un nouvel âge de l’innocence. Elle pose les bases pour un ordre social différent et la naissance des démocraties modernes, elle abolit les privilèges, fonde des droits, instaure de nouvelles formes de pouvoir. Ce qui était dans les mains d’un seul homme, sera distribué dans les mains de plusieurs. Les parlements supplantent les cours. Ce qui auparavant était simplement affirmé et déclaré, devait à ce moment-là au moins être argumenté, voté, discuté. Pouvoir et devoir «parler clairement» (Olympe de Gouges, 1791, p.3) est considéré comme le premier signe de démocratie. Toute proposition ou expression abstraite ou indéterminée qui puisse produire des conséquences arbitraires est éliminée des nouvelles constitutions, unanimement considérées comme «le germe de l’instruction publique», (Pison Du Galland, s.d., p. 3). Derrière cette idée "linguistique" de la politique et du droit, une grande philosophie politique du langage vise à renverser le prétendu ordre naturel de l’organisation sociale à travers la maîtrise de la langue comme passage nécessaire pour changer le monde. L’habilité à se servir des signes est, en effet, clairement reconnue comme cette capacité spécifique qu’il est indispensable de fournir à tous les êtres humains, dès leur enfance, de façon à ce que leur soit garantie la possibilité de compenser les forces et les pouvoirs qui engendrent et alimentent les inégalités (Condillac, 1746, p. 72). Rarement dans l’Histoire les sciences du langage ont été si ouvertement militantes. Aussi engagées dans une guerriglia contre le pouvoir de nier le pouvoir. Cette force subversive aura complètement disparu au cours du dix-neuvième siècle. Plus de deux siècles devront passer avant que ce vent de sédition qui régnait parmi les philosophes du langage de l’illuminisme souffle à nouveau. Il faudra attendre qu’arrive le désenchantement poétique auquel nous a amené la réflexion de Roland Barthes. C’est lui qui nous enseigne que pour maîtriser réellement une langue l’on doit être conscient du fait qu’elle-même représente un système de classification-exclusion (1977, trad. it. pp. 7-8). C’est lui qui nous rappelle que tout signe incarne un danger, c’est-à-dire la possibilité que quelque chose de profondément monstrueux finisse par demeurer en lui : le stéréotype (ivi, p. 9). Mais cette fois il ne s’agit pas de la très vertueuse répétition qui caractérise la technique de presse de Didot et dont l’effet est celui de soutenir et accélérer le procès de la connaissance. Cette fois il s’agit du risque de s’en remettre à une grégarité violente intéressée surtout à soumettre (ivi, pp. 8-9), à nier qu’il y ait une distinction entre notre univers et l’univers et que beaucoup de choses nous auraient tenté avant de finir arrangées entre les plis d’un moule (Lippman, 1922, trad. it. pp. 73). Là où le stéréotype s’installe, il prétend dire une fois pour toutes, et sûrement pendant un temps assez long pour qu’il devienne infini dans la mémoire humaine, ce qui, au contraire, a besoin de glisser et de tourner (ivi, pp. 11-12), d’être trahi et exclu (ivi, pp. 26-27). Ce présent appel à papiers s’adresse donc aussi bien aux spécialistes des sciences du langage et de la communication visuelle qu’aux philosophes, aux historiens, aux psychologues, aux sociologues. Ainsi qu’aux spécialistes d’arts performatifs et visuels, de littérature, de sciences de l’éducation. Mais plus proprement dit, elle s’adresse à quiconque veuille relever le défi de Barthes et, par conséquent, exercer ce travail éminemment politique qui consiste à essayer de comprendre, ou du moins décrire, comment les sociétés produisent ces excès d’artifice que sont les stéréotypes et finissent par les consommer comme des sens innés (ivi, pp. 24-25).

Bibliographie

Barthes, R., Lezione, Torino, Einaudi, 1981 (ed. or. 1978);

Boero, M., La famiglia della pubblicità: stereotipi, ruoli, identità, Milano, FrancoAngeli, 2018.

Condillac, E. B. (de) (1746), Essai sur l’origine des connaissances humaines, in Œuvres Complètes, t. I, Genève, Slatkine Reprints, 1970.

Eco, U. (1997), Kant e l’ornitorinco, Milano, La nave di Teseo, 2016.

Flusser, V. (2006), Per una filosofia della fotografia, Milano, Bruno Mondadori (ed. or. 1983).

Gardner, H. Educare al comprendere. Stereotipi infantili e apprendimento scolastico, Milano, Feltrinelli, 2005 (III ed.).

Gouges, O. de (1791), Déclaration des droits de la femme et de la citoyenne, s.n., s.l.

Lippmann, W., L’opinione pubblica, Roma, Donzelli, 2004 (ed. or. 1922).

Pison Du Galland, A.-F. (s.d.), Déclaration des Droits de l’Homme et du Citoyen, chez Baudouin, Imprimeur de l’Assemblée Nationale, Versailles.

Sartori, G. (2000), Homo videns, Roma-Bari, Laterza (ed. or. 1997).

Mots-clés

Altérité, caractère, code, concept, croyance, design, différence, identité, idéologie, image, marginalité, souche, mystification, opinion, politique, pouvoir, préjugé, propagande, publicité, presse, vérité, violence.        

L'Associazione Scientifico-Culturale "Il Sileno" (Il Sileno Edizioni) edita una rivista specialistica on-line denominata "Filosofi(e)Semiotiche", ISSN 2531-9434, che ospita saggi di Filosofia del Linguaggio e Semiotica generale e specifiche. La qualità scientifica degli articoli è garantita da una procedura anonima di referaggio "doppio cieco" (double blind peer review). I contributi potranno essere volontari o su invito. Per questi ultimi, scritti da studiosi di elevata competenza, non avrà luogo il referaggio e verranno indicati come Invited articles. La rivista, infatti, ha un Comitato Scientifico coordinato dal Prof. Giorgio Lo Feudo, professore aggregato di Filosofia del Linguaggio. Filosofi(e)Semiotiche pubblica due numeri l'anno, raccolti in un volume.

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Archivio numeri

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Numero corrente

Vol. 5, N. 2 (Dicembre 2018)

Passeggiate nei nuovi boschi narrativi

Editor: Claudia Stancati (Università della Calabria)

SOMMARIO

ARTICOLI

1. Passeggiate nei nuovi boschi narrativi Claudia Stancati

2. La serialità non convenzionale di Roy Lichtenstein Ambra Benvenuto

3. Serialità, declino dell’aura e bisogno di solidi habitudini nell’era contemporanea Valeria Dattilo

4. “Tesoro, è una torta. Non è mica un soufflé!”. Note sulla narrazione del gusto in Downton Abbey Giusy Gallo

5. Serialità narrativa televisiva: linguaggi e testualità Giorgio Lo Feudo

6. Serialità radiofonica e audiovisiva nella réclame Antonio Mastrogiacomo

VARIA

7. Langue in F. de Saussure: uno studio lessico-terminologico sulle accezioni del CLG e sulle sue fonti Veronica Rizzo

8. Siti web di biblioteche in Calabria: analisi e progettazioni Francesca Severino

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Vol. 5, N. 1 (Luglio 2018)

Terminus a quo

Editor: Giorgio Lo Feudo (Università della Calabria)

SOMMARIO

ARTICOLI

1. Usi e limiti del linguaggio gestuale nella filosofia di Ortega y Gasset Ambra Benvenuto

2. L’ascolto come terminus a quo: per una semiosi che faccia rumore Donata Chiricò

3. La tragedia classica e il terminus a quo. Spunti di riflessione sullo spettacolo come costruzione di una relazione semiotica e pedagogica Vincenza Costantino

4. Al limite delle parole Valeria Dattilo

5. Le dimensioni del significato: note per una topografia del senso Alfonso Di Prospero

6. “Naturale” o primo? L'istinto come terminus a quo Emanuele Fadda

7. Espressione e fenomeno tra terminus e interpretazione Giorgio Lo Feudo

8. Il trattamento elettronico della voce Antonio Mastrogiacomo

9. Il terminus a quo da Eco a Peirce e ritorno. Prospettive semiotiche a confronto Gianmaria Tarasi

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Vol. 4, N. 2 (Dicembre 2017)

La dimensione pragmatica nella comunicazione interculturale

Editor: Anna De Marco (Università della Calabria)

SOMMARIO

ARTICOLI

1. Per formare una credenza tra Peirce e Ortega y Gasset Ambra Benvenuto

2. Possibilità del dis-conoscimento: la funzione degli atti linguistici in relazione alla negazione del riconoscimento intersoggettivo Valeria Dattilo

3. La comunicazione interculturale: la cortesia linguistica in una prospettiva cognitivista Anna De Marco

4. Comunicazione e autoreferenzialità. Le diverse valenze del significato nelle relazioni interculturali Alfonso Di Prospero

5. Elogio della force d’intercourse. Una nota su Saussure e la pragmatica interculturale Emanuele Fadda

6. La leva dialettale Antonio Mastrogiacomo

Intersezioni

7. La verosimile finzione del testo narrativo Giorgio Lo Feudo

__________________________________________________________________

Vol. 4, N. 1 (Luglio 2017)

La lingua come luogo, il luogo come lingua. Per una teoria della cittadinanza “accessibile”

Editor: Donata Chiricò (Università della Calabria)

SOMMARIO

ARTICOLI

1. L'architettura nei videogames è solo nei codici? Ambra Benvenuto

2. Parole parole parole. Dell'inaccessibile cecità di coloro che sentono e parlano Donata Chiricò

3. I luoghi del soggetto: Aristotele e Benjamin Valeria Dattilo

4. Comunicazione e didattica tra affordance e testualità Giorgio Lo Feudo

5. La lingua fuori luogo e la sua accessibilità, ovvero: del luogo poetico Out of Place Language and Its Accessibility, namely the poetic Place Valerio Marconi

6. Grandi stazioni come case di sogno della collettività Antonio Mastrogiacomo

7. Facciamo un po' di strada assieme Giovanni Mazzuca

8. ‘Lingua’, luoghi, nonluoghi: un inconscio fuori luogo? Appunti sulla sostanza hjelmsleviana e la χώρα platonica Vittorio Ricci

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Vol. 3, N. 2 (Dicembre 2016)

SEMIOTICA DEL TESTO. STATO DELL'ARTE E PROSPETTIVE

Editor: Maria Pia Pozzato (Università di Bologna)

SOMMARIO

ARTICOLI

Prefazione al numero Maria Pia Pozzato

1. Il percorso e le api. Analisi di un segmento poetico di Andrea Raos Daniele Barbieri

2. L’Apparizione a Maria Maddalena tra testo letterario e testo pittorico. I Noli me tangere dell’Imitatore di Andrea Mantegna e di Sandro Botticelli Marta Battisti

3. La prospettiva semiotica nell’analisi di uno spazio di consumo. Il caso della boutique effimera di Chanel Marianna Boero

4. Una situazione semiotica aperta: il rapporto tra le teorie di Eco e le pratiche artistiche contemporanee Valeria Dattilo

5. La Venere che non ti aspetti. Analisi di un’immagine fotografica di Beatrice Vio Emanuele Fadda

6. Il sentiero nel bosco e il percorso generativo Guido Ferraro

7. Incipit ed equilibri testuali: alcune tipologie a confronto Giorgio Lo Feudo

8. “Como una luna en el agua”. Forma e ritmo semantico nel capitolo 7 di Rayuela di Julio Cortázar Daniela Panosetti

9. Shaun Tan, L’Approdo. Il soggetto, il reale e la semiotica Marta Pellegrini

10. La semiotica letteraria dal formalismo alla socio semiotica Maria Pia Pozzato

RECENSIONI

11. Il narratore, strattonato tra Baricco e Benjamin Ambra Benvenuto

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VOL. 3, N. 1 (Luglio 2016)

RIFLESSIONI SULLA SCRITTURA

Editor: Massimo Prampolini

SOMMARIO

ARTICOLI

1. Astrazione e scrittura Massimo Prampolini

2.  Per una semiotica delle pratiche di scrittura: gli amuleti etiopici Matteo Baraldo

3. Una penna ed un foglio: le relazioni interpersonali in età evolutiva attraverso le rappresentazioni grafiche Fabiola Bonora

4. Semiotica della scrittura Cosimo Caputo

5. Toccare la parola. Barthes sul «senso ottuso» Giuseppe D'Acunto

6. La parola di Dio e le parole del giuramento nelle Sacre Scritture: dall’antichità a oggi Valeria Dattilo

7. Una scrittura a-linguistica? Qualche riflessione a partire da Peirce Emanuele Fadda

8. #hashtag: scrivere nell’epoca dei social media Riccardo Finocchi, Michela Paglia

9. Dal gesto alla parola: Roland Barthes tra iscrizione, archiscrittura e oralità Giorgio Lo Feudo

10. La Parola di Dio e la semiotica della Scrittura in Edith Stein Valerio Marconi

11. Quattro tesi per la scrittura. Dai pregiudizi della linguistica a quelli delle neuroscienze Antonio Perri

12. Scrittura e rappresentazione della lingua: immagine o modello? Matteo Servilio

13. Gli effetti dei nuovi media sulla scrittura giornalistica contemporanea: analisi linguistica comparativa di un corpus di articoli de “La Repubblica” Simona Tagliaferri, Anna De Marco

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VOL. 2, N. 2 (Dicembre 2015)

SEGNO, REALTÀ, REFERENTE

Editor: Luca Peloso (Università dell’Insubria)

SOMMARIO

ARTICOLI

1. La forza performativa della parola sacra. Un caso emblematico: il giuramento Valeria Dattilo

2.  L’enigma degli “oggetti” nel Tractatus logico-philosophicus Alfonso Di Prospero

3. Nomi e Cose, ovvero Segni e Oggetti. La Corriera stravagante della denotazione Romeo Galassi

4. Il pasto nudo della metafisica: matematica e narrazione in Meillassoux e Florenskij Marina Guerrisi

5. La realtà come traduzione. Percezione e senso delle cose Giorgio Lo Feudo

6. Dire la Realtà: possibilità di una semiologia e di una fenomenologia della mistica Valerio Marconi

7. “Semi patemici” - Linguaggio e percezione delle emozioni Giuseppe Palazzo

8. Scienze del segno e amore per la realtà. Ovvero, Pasolini e la semiotica Luca Peloso

9. “I ENTERED WHERE I KNEW NOT”. Semiotic approaches to Saint John of the Cross’ poetry Alberto Quero

10. Nomi vs cose nel Cratilo di Platone Vittorio Ricci

11. Metamorfosi della merce e struttura del segno in Jean Baudrillard G. Battista Vaccaro

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VOL. 2, N. 1 (Luglio 2015)

LA DIALETTICA TRA LINGUAGGIO E LINGUE: NATURA E CULTURA

Editor: Valeria Dattilo (Università della Calabria)

SOMMARIO

ARTICOLI

1. Ecart, valeur(s) et configurations magmatiques du sens. Saussure et Castoriadis entre sémiologie et philosophie de l’esprit Antonino Bondì

2. Io parlo: il linguaggio e il problema dell’origine a partire da Saussure Valeria Dattilo

3. Weltanschauung sémiotique, l’exemple d’un objet complexe Sebastián Mariano Giorgi

4. Lingua e linguaggio. Alcune brevi riflessioni sulla “natura” simbolica dell’essere umano Giorgio Lo Feudo

5. Una riflessione a partire dal film “Il sale della terra”. Sebastiao Salgado fotografo tra natura e         cultura, linguaggio e cambiamento sociale Marta Pellegrini

6. Con Lévi-Strauss oltre Lévi-Strauss. Linguaggio, lingua e pensiero simbolico nell'antropologia sociale di Alan Barnard Luca Peloso

7. Humanitas et universitas: il binomio finale dei Fondamenti hjelmsleviani Vittorio Ricci

8. L’intelligenza linguistica del mondo Gianmaria Tarasi

INTERSEZIONI

9. La semiosi dell’Antropocene. Riflessioni tra geoetica e semiotica a partire dal triangolo di Peirce Francesco De Pascale, Valeria Dattilo

RECENSIONI

10. Valentina Chepiga, Estanislao Sofia (a cura di), Archives et manuscrits de linguistes, Louvain-la-neuve, Academia L’Harmattan (Sciences du langage: carrefours et points de vue n° 13), 2014, 190 pp. ISBN 978-2-8061-0151-8. Lorenzo Cigana

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VOL. 1, N. 1 (Dicembre 2014)

SEGNI IN AZIONE: SGUARDI, GESTI, PAROLE

Editor: Giorgio Lo Feudo (Università della Calabria)

SOMMARIO

ARTICOLI

1. Dal segno arbitrario al tatto. Condillac e l’origine naturale del linguaggio umano Giorgio Coratelli

2. Parlare come ascoltarsi. L’estesiologia dello spirito di Plessner Giuseppe D’Acunto

3. Il ruolo performativo del giuramento: i suoi effetti in relazione alla violenza e alla natura aggressiva dei sapiens Valeria Dattilo

4. La logica del gesto: un confronto tra la picture-theory di Wittgenstein e il concetto di comunicazione analogica in Bateson Alfonso Di Prospero

5. I segni della danza tra azione, testo e significazione Giorgio Lo Feudo

6. Improvvisazione e incorporazione. Note tra enattivismo e sociosemiotica a partire dalla Conduction di Butch Morris Gabriele Marino, Vincenzo Santarcangelo

7. Mimesi e Diegesi. Narrazione e azione nel testo Giuseppe Palazzo

8. Cose da non fare con le parole. Il dibattito tra Alexis Burgess e David Foster Wallace a proposito di descrittivismo e prescrittivismo Luca Peloso

9. Aporetic description. Inverse descriptions patterns in “The Sleeping Beauty’s airplane”, by Gabriel García Márquez Alberto Quero

10. Wittgenstein: gesto e infinito Emanuele Rainone 

11. Comunicazione corporea nei non vedenti: funzione e ruolo nei processi di acquisizione linguistica Valentina Saccà

12. La semantica cognitiva e la teoria coerentista e corrispondentista della verità Gianmaria Tarasi

INTERSEZIONI

13. Le azioni nella danza: “La madre di tutte le arti” Elisabetta Aiello

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Contatti

Indirizzo e-mail: filosofiesemiotiche.ilsileno@gmail.com;

Contatti: c/o Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università della Calabria. Ponte Pietro Bucci-Cubo 18c (VI piano), 87036 Arcavacata di Rende (CS)-





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