Call for Papers
Infrazioni del paradigma musicale: pratiche, tecnologie e riconfigurazioni del sonoro
Curatori:
Luigino Pizzaleo, Conservatorio “G. Rossini” di Pesaro
Antonio Mastrogiacomo, Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria
Scadenza per l’invio dei contributi: 20 agosto 2026
Notifica di accettazione: 10 settembre 2026
Data di pubblicazione: 30 ottobre 2026
I contributi devono essere inviati al seguente indirizzo email: divulgazioneaudiotestuale[@]gmail.com
La musicologia del secondo Novecento ha messo in luce la complessità del musicale oltre i limiti dell’opera, elaborando in ambito semiologico quella nozione di “fatto musicale” che include nella prospettiva del musicologo non solo i “testi” e le loro grammatiche, ma anche i fenomeni contestuali che fanno di quei testi i nodi di un complesso reticolo antropologico, sociale ed epistemologico. Si è altresì tentato di applicare ai sistemi musicali più complessi la struttura concettuale dei cosiddetti paradigmi scientifici (segnatamente nel caso del paradigma-Stockhausen descritto da Alcedo Coenen negli anni 90, sulla scorta dell’analogo concetto a suo tempo discusso da Thomas Kuhn). Tale struttura è articolata in valori, modelli, generalizzazioni ed esemplari, ed è proprio ai valori (impliciti ed espliciti) del paradigma – riassumibili nelle risposte che ogni cultura fornisce ad interrogativi quali cosa è musica, chi la fa, per chi, dove, quando, a che scopo e con quali motivazioni, con quali strumenti – che si appunta la nostra attenzione. Tra le innumerevoli conseguenze dello sperimentalismo musicale (soprattutto di matrice cageana), dell’impatto delle tecnologie sul profilo antropologico del musicista (inteso nella sua accezione più prudentemente ampia) e dell’emergere di istanze etiche in seno alla cultura digitale (software libero, hacking) germogliano, nello scorcio del XX secolo, pratiche gravide di conseguenze sui canoni valoriali del paradigma musicale. Così, ad esempio, la nuova cultura della liuteria digitale, istituzionalizzata dall’inizio del XXI secolo nelle “Conferenze NIME”, pone interrogativi su un possibile rovesciamento del tradizionale rapporto mezzo-fine che lega gli strumenti e la musica che con essi viene prodotta. O ancora l’estensione del musicale nei territori della (variamente definita) sound art sembra demolire i tradizionali confini dell’opera musicale a dominante temporale per sostituirli con un’idea di opera a dominante spaziale, dai confini temporali più slabbrati e riconfigurabili a cura del fruitore. O pensiamo ancora al live coding e all’ingiunzione di “mostrare gli schermi” del Toplap Manifesto, o alla pratica individuale, ludica e privata della composizione algoritmica di Pietro Grossi, o alla musica per i videogiochi, in cui si configura la formatività continua e progressiva di una musica sempre diversa in cui performer e spettatore coincidono senza essere propriamente né l’uno né l’altro. Infine, si consideri come molta pratica improvvisativa o aleatoria adombri la sostituzione dello schema comunicativo consolidato del concerto (emittente, codice, messaggio, mezzo, ricevente) con archetipi antropologici estranei quali il gioco, il viaggio, il convivio, il rituale, l’utopia politica, mentre la musica diviene in molti contesti più una questione di accadimenti che di messaggi.
Tutti gli esempi qui raccolti hanno in comune una qualche forma di infrazione nei confronti dei valori del paradigma, ma non esauriscono certo l’ampia prospettiva delle “nicchie e micromondi” (per dirla con Massimo De Carolis) in cui le modalità di produzione e fruizione, in epoca post-digitale, sembrano polverizzarsi e disperdersi in rivoli innumerevoli.
Aree di pertinenza dei contributi, che potranno avere il taglio della riflessione teorica, documentare esperienze, enucleare e discutere problemi critici e tecnici, sempre nell’ottica di una qualche forma di alterazione, manomissione o riscrittura dei valori del paradigma musicale come sopra definiti:
- Installazioni sonore, sculture sonore e altre forme di sound art non classificabili
- live coding
- modalità inedite o anomale di live electronics e nuova liuteria digitale.
- performance in rete e collaborative
- multi-, poli-, inter-medialità
- hacking di tecnologie musicali (o di tecnologie che, non musicali di per sé, sono forzate a diventarlo) e sonificazione.