CFP #2, Il viaggio di Odisseo: nostos e identità

Editor: Massimo Cultraro (CNR-ISPC), Giancarlo Germanà Bozza (Accademia di Belle Arti di Palermo), Flavia Zisa (Università degli Studi di Enna “Kore”)

Deadline per l’invio dei contributi: 30 settembre 2026

L’Odissea di Omero rappresenta uno dei testi fondativi della cultura occidentale e ha costituito, fin dall’antichità, un modello narrativo e simbolico del viaggio umano. Il lungo nostos di Odisseo, il ritorno a Itaca dopo la guerra di Troia, non è soltanto una sequenza di avventure mitiche, ma si configura come un percorso complesso di conoscenza, trasformazione e riconquista dell’identità. Già nel mondo antico il poema veniva letto su più livelli (epico, etico e simbolico) e questa stratificazione di significati ne ha favorito la straordinaria ricezione in epoca moderna

Nel contesto della Grecia arcaica, il viaggio di Odisseo si inscrive nel tema del nostos, il ritorno in patria, che costituisce una delle strutture fondamentali dell’epica dopo la caduta di Troia. A differenza dell’Iliade, centrata sull’eroismo bellico, l’Odissea mette al centro l’ingegno (mētis), la resistenza e la capacità di adattamento dell’eroe, definito significativamente polýtropos (“dai molti volti” o “dai molti percorsi”). Le tappe del viaggio, dall’incontro con Polifemo alla discesa nell’Ade, dalle Sirene a Scilla e Cariddi, non rappresentano soltanto ostacoli fisici, ma momenti di confronto con forze che minacciano l’ordine umano: la violenza primordiale, l’oblio, la seduzione dell’immortalità, la perdita della memoria e del limite. In questo senso, il viaggio di Odisseo è già nel mito antico un itinerario di prova morale e cognitiva, che culmina nel recupero dell’oikos, ovvero dello spazio domestico e politico di Itaca, simbolo di stabilità e giustizia ritrovata.

A partire dall’età moderna, l’Odissea è stata oggetto di riletture che hanno progressivamente enfatizzato la dimensione simbolica e interiore del viaggio. Numerosi studi contemporanei interpretano il percorso di Odisseo come metafora dell’esplorazione della coscienza e dell’identità, leggendo le singole avventure come rappresentazioni di conflitti psichici e dilemmi esistenziali.

In questa prospettiva, Odisseo non è più soltanto l’eroe astuto della tradizione epica, ma diventa una figura paradigmatica dell’uomo moderno: instabile, contraddittorio, costretto a ridefinirsi continuamente attraverso l’esperienza. Il viaggio non conduce semplicemente a una meta geografica, ma a una forma di autoconsapevolezza conquistata attraverso la sofferenza e la perdita. Tale interpretazione spiega la persistente attualità del personaggio, spesso percepito come più “moderno” rispetto ad altri eroi epici, proprio per la sua fragilità e ambiguità.

La fortuna moderna del mito di Odisseo si manifesta in numerose riscritture letterarie e artistiche, che rielaborano il tema del viaggio adattandolo alle inquietudini del presente. Autori come James Joyce e Margaret Atwood hanno utilizzato la struttura dell’Odissea per interrogare questioni di identità, memoria e potere, dimostrando come il mito possa essere continuamente “riattivato” in nuovi contesti culturali. Nella cultura contemporanea, il viaggio di Odisseo viene spesso associato a temi quali la migrazione, l’esilio, la ricerca di appartenenza e il rapporto problematico con la casa e le origini. Studi recenti sulla ricezione mediatica dell’Odissea mostrano come il mito venga impiegato per riflettere su esperienze collettive moderne, in cui il viaggio diventa segno di precarietà e trasformazione permanente.

Il viaggio di Odisseo si configura, dunque, come una struttura mitica capace di attraversare i secoli, adattandosi a contesti storici e culturali differenti senza perdere la propria forza simbolica. Dal nostos arcaico alla metafora dell’identità moderna, l’Odissea continua a offrire un modello interpretativo della condizione umana, fondato sull’idea che il ritorno non coincida mai con un semplice ripristino dell’ordine originario, ma con una trasformazione irreversibile dell’individuo. In questo senso, il mito di Odisseo rimane uno strumento privilegiato per pensare il viaggio non solo come movimento nello spazio, ma come esperienza fondamentale di conoscenza e cambiamento.


Call (Inglese)

Odysseus’ Journey: Nostos and Identity

Deadline for submissions: 30 September 2026

The Odyssey by Homer is one of the foundational texts of Western culture and has, since antiquity, served as a narrative and symbolic model of the human journey. Odysseus’ long nostos—his return to Ithaca after the Trojan War—is not merely a sequence of mythical adventures but rather a complex process of knowledge, transformation, and the recovery of identity. Already in the ancient world, the poem was interpreted on multiple levels—epic, ethical, and symbolic—and this layering of meanings has contributed to its extraordinary reception in the modern era.

Within the context of Archaic Greece, Odysseus’ journey is framed by the concept of nostos, the return to one’s homeland, which constitutes one of the fundamental narrative structures of post-Trojan epic tradition. Unlike the Iliad, which is centered on martial heroism, the Odyssey places at its core the hero’s mētis (cunning intelligence), resilience, and adaptability. Odysseus is significantly described as polýtropos (“of many turns,” “of many ways,” or “resourceful”), emphasizing his versatility and capacity for transformation. The various stages of his journey—from his encounter with Polyphemus to his descent into the Underworld, from the Sirens to Scylla and Charybdis—represent not only physical obstacles but also confrontations with forces that threaten the human order: primordial violence, oblivion, the seduction of immortality, the loss of memory, and the dissolution of limits. In this sense, Odysseus’ voyage already appears in the ancient myth as a moral and cognitive quest, culminating in the recovery of the oikos—the domestic and political space of Ithaca—which symbolizes restored stability, justice, and social order.

Beginning in the modern era, the Odyssey has been subject to reinterpretations that have progressively emphasized the symbolic and psychological dimensions of the journey. Numerous contemporary studies interpret Odysseus’ voyage as a metaphor for the exploration of consciousness and identity, reading each episode as the representation of psychological conflicts and existential dilemmas.

From this perspective, Odysseus is no longer merely the cunning hero of the epic tradition but becomes a paradigmatic figure of modern humanity: unstable, contradictory, and compelled to redefine himself continuously through experience. The journey no longer leads simply to a geographical destination but to a form of self-awareness achieved through suffering, loss, and perseverance. This interpretation explains the enduring relevance of the character, who is often perceived as more “modern” than other epic heroes precisely because of his vulnerability, ambiguity, and capacity for change.

The modern reception of the Odysseus myth is reflected in numerous literary and artistic reinterpretations that reshape the theme of the journey in response to contemporary concerns. Authors such as James Joyce and Margaret Atwood have employed the structure of the Odyssey to explore issues of identity, memory, and power, demonstrating how the myth can be continually reactivated within new cultural contexts. In contemporary culture, Odysseus’ journey is frequently associated with themes such as migration, exile, the search for belonging, and the complex relationship between home and origins. Recent studies on the media reception of the Odyssey show that the myth is increasingly used to reflect upon modern collective experiences in which the journey symbolizes precariousness, displacement, and ongoing transformation.

Odysseus’ journey thus emerges as a mythic structure capable of transcending historical epochs, adapting to diverse cultural and historical contexts without losing its symbolic power. From the Archaic Greek concept of nostos to the modern metaphor of identity, the Odyssey continues to provide a compelling interpretative framework for understanding the human condition. It is founded on the idea that return never constitutes a simple restoration of the original order but rather an irreversible transformation of the individual. In this sense, the myth of Odysseus remains an enduring and powerful means of understanding the journey not merely as movement through space but as a fundamental experience of knowledge, self-discovery, and personal transformation.

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