Il miracolo economico giapponese: dal totalitarismo allo stato sviluppista

Il miracolo economico giapponese è un fenomeno di cui spesso economisti e politologi si sono occupati tentando di analizzarne le cause e trarne un modello di sviluppo con caratteristiche definite.

Anzitutto c’è da dire che la crescita economica giapponese, verificatasi a partire dagli anni ’50 del novecento con un picco di crescita sbalorditivo negli anni ’60, è stata ovviamente influenzata e dovuta da tutta una serie di elementi e personaggi storici di cui tratteremo di seguito.

Nel primo dopoguerra con l’occupazione americana il potere decisionale in Giappone era sostanzialmente nelle mani dell’organo SCAP (Supreme Commander of the allied powers) strumento degli Stati Uniti. Quando si parla di SCAP non si può non nominare il Generale Douglas McArthur, per meriti nominato capo dello SCAP e comandante delle truppe sotto l’egida dell’ONU in particolare durante la Guerra di Corea nel 1950.

Ed è proprio da quest’ultimo avvenimento e dalla volontà di McArthur, e prima ancora degli Stati Uniti e delle forze alleate, di importare in Giappone un modello sociale, culturale ed economico democratico che comincia a svilupparsi un’economia in grado di sopperire ai bisogni della nazione, concentrandosi più che sulle spese militari su di una crescita economica interna, allontanandosi dal modello militarista, dominante nel periodo precedente e contemporaneo alla Seconda Guerra Mondiale.

Concentrandoci sulla questione economica, questo si traduce nello smantellamento degli Zaibatsu (congregazioni di aziende che avevano in buona parte finanziato l’offensiva giapponese fino al 1945) , nell’introduzione della libera concorrenza e nella nascita di Leggi anti-trust (1947-1949) che vietavano la costituzione di cartelli d’imprese fissando il limite di partecipazione azionaria al 5% ; a tutto ciò si unì una Riforma Agraria che prevedeva una parcellizzazione dei terreni, eliminando così i latifondisti.

Un altro personaggio storico di notevole importanza per la questione qui analizzata è Yoshida Shigeru, già giovanissimo impiegato all’interno del ministero degli affari esteri giapponese nonché uno dei pochi a non essere attivamente coinvolto nelle politiche del regime totalitario, motivo per cui dopo il 1945 ottenne la fiducia degli Stati Uniti e sarà ministro degli esteri dal 1945 al 1946, poi dal 1946 al 1954 quasi ininterrottamente primo ministro che traghetterà il Giappone verso la ricostruzione negli anni del dopoguerra.

A Yoshida si deve l’allineamento del paese con gli stati, l’alleanza con gli Stati Uniti e l’entrata del Giappone nel contesto internazionale come membro attivo del mondo libero. Scelte quelle di Yoshida che si riveleranno fondamentali per la ricostruzione e il miracolo economico. Con il suo mandato, in Giappone vennero applicati una serie di principi politici ed economici, codificati in seguito sotto il nome di “Dottrina Yoshida”.

In particolare l’economicismo, uno dei principi fondamentali su cui si fonda la dottrina, prevede che lo stato giapponese dia priorità allo sviluppo economico, reindirizzando quelle che prima erano risorse a sostegno della difesa e della sicurezza verso la ricerca e lo sviluppo con cui produrre tecnologia, focalizzandosi sul potere economico e la conquista dei mercati internazionali ed è anche grazie a questo che il Giappone riuscì a diventare una potenza economica mondiale già negli anni ’60 fino al 2010, anno in cui viene sorpassato dalla Cina.

Fra le altre cose il periodo di crescita economica favorì in parte la stabilità al potere del partito liberal democratico (di cui anche Yoshida faceva parte) poiché il welfare e la continua crescita economica del periodo rendono l’elettorato in buona parte soddisfatto della condizione in cui si trova e dunque senza motivo di esprimere voto di dissenso rispetto al partito al governo.

La crescita economica accelerata (Kōdo keizai seichō) ha un preciso inizio nel 1950 e una data di fine nel 1973 poiché le due date si ricollegano a determinati eventi. Nel 1950 scoppia la Guerra di Corea e il conflitto stimola una serie di richieste di beni dagli USA al Giappone, commesse chiamate poi “domande speciali” che sostengono l’economia giapponese essendo di bisogno costante e costituendo quindi una garanzia per la crescita economica. Simbolo di questa crescita esponenziale e del livello di tecnologia raggiunto dal Giappone a meno di vent’anni dopo la fine del conflitto mondiale è la prima linea di Shinkansen (treno ad alta velocità giapponese), il Tokaido Shinkansen inaugurato nel 1964, seguito dalle Olimpiadi che si tennero a Tōkyō nello stesso anno, con funzione se vogliamo di vetrina, mostrando un Giappone diverso da quello dei tempi del totalitarismo, all’avanguardia ed in grado di ospitare un evento di tale importanza.

Se si guarda al periodo in questione notiamo che dal 1956 in poi il PIL cresce a ritmo sostenuto fino al 1973, in corrispondenza della crisi petrolifera, con dei picchi notevoli in termini percentuali fra gli anni ‘50 e ’60. Sostanzialmente in termini quantitativi, per crescita accelerata si intende un’economia che si sviluppa e che ha tassi di crescita molto sostenuti, ricordando un po’ la Cina dal 2010 in poi.

Ecco perché si parla spesso di miracolo economico giapponese, un fenomeno che plasmò non solo la società ma anche la vita quotidiana dei cittadini nipponici.

Tentando di spiegare in che modo il Giappone sia passato da paese distrutto a potenza economica, il politologo statunitense Chalmers Johnson (1931-2010) mise a punto il concetto di Capitalist developmental state, nato dall’insoddisfazione di Johnson per le categorie già esistenti, quella dell’economia capitalista e quello dell’economia pianificata ad esempio, che a suo modo di vedere non spiegavano adeguatamente il caso nipponico.

In Giappone infatti lo stato è effettivamente intervenuto per favorire sviluppo, come accade per l’economia pianificata, ma ha tendenzialmente lasciato fare al mercato, come accade negli stati che adottano modello economico capitalista.

Questo concetto definisce lo Stato Sviluppista che è, in ultima analisi, uno stato che ha come obiettivo prioritario lo sviluppo economico e che prevede una sinergia fra stato e mercato; un modello che secondo Johnson spiegherebbe non soltanto il periodo di crescita economica accelerata di cui sopra ma anche un arco temporale di sviluppo economico ben più lungo che va dal 1925, passando per la crisi della Grande Depressione e il suo culmine nel 1929, fino al 1975.

La crescita economica subì inoltre un brusco arresto negli anni ’90 a causa dello scoppio della bolla speculativa a cui seguirono il crollo dei prezzi delle azioni, la crisi del sistema finanziario nel 1997 e una serie concatenata di fenomeni, fra cui la pressione data dalla globalizzazione, che hanno portato il Giappone verso la stagnazione economica da cui tenta tutt’oggi, con il governo di Shinzo Abe, di risollevarsi.

Simona Cavucci

 

Testi di riferimento:
  • O. Frattolillo, Il Giappone fra Est e Ovest, temi di storia Franco Angeli;
  • C. Johnson, MITI and the Japanese miracle: The Growth of Industrial Policy, 1925-1975.
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