{"id":1583,"date":"2026-10-05T14:05:27","date_gmt":"2026-10-05T14:05:27","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ilsileno.it\/edizioni\/?page_id=1583"},"modified":"2026-10-05T14:05:27","modified_gmt":"2026-10-05T14:05:27","slug":"testimonianze-il-mio-spazio-vissuto","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.ilsileno.it\/edizioni\/testimonianze-il-mio-spazio-vissuto\/","title":{"rendered":"Testimonianze | Il mio spazio vissuto"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: right;\"><span style=\"color: #ff0000;\"><a style=\"color: #ff0000;\" href=\"https:\/\/www.ilsileno.it\/rivistailsileno\/ilmiospaziovissuto\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Descrizione della ricerca<\/a><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><a href=\"https:\/\/www.ilsileno.it\/rivistailsileno\/ilmiospaziovissuto\/memoranda\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><span style=\"color: #ff0000;\"><br \/>\nMemoranda. Memorie, riflessioni, racconti per il futuro<\/span><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em><span style=\"font-size: 10pt;\">\u00a9 Tutti i diritti riservati a: Associazione Scientifico-Culturale \u201cIl Sileno\u201d | C<\/span><span style=\"font-size: 10pt;\">asa editrice \u201cIl Sileno Edizioni\u201d<br \/>\nvia Piave 3\/A, 87035 \u2013 Lago (CS); Presidente e Direttore Editoriale: Dr. Francesco De Pascale<\/span><\/em><span style=\"font-size: 10pt;\"><br \/>\n<\/span><\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"center\"><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.google.com\/maps\/d\/embed?mid=1J5JcV5vBcKoI56XbDzJNUkra5r5tyAiZ\" width=\"800\" height=\"600\"><span data-mce-type=\"bookmark\" style=\"display: inline-block; width: 0px; overflow: hidden; line-height: 0;\" class=\"mce_SELRES_start\">\ufeff<\/span><\/iframe><\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\">La vita frenetica e i ritmi folli del quotidiano tra lavoro e impegni vari mi avevano fatto smarrire quanto di pi\u00f9 importante era, per fortuna sopravvissuto dentro di me ed attendeva di riemergere. Sono un bidello che ha preso l&#8217;aspettativa (a dodici anni dalla laurea in filosofia) per insegnare. Mi \u00e8 stata assegnata una cattedra sul sostegno in una scuola superiore nel forlivese. A parte i limiti della didattica a distanza, sono riuscito a mantenere una relazione costante con i miei studenti narrando e musicando storia con la chitarra. Da questa esperienza mi sono accorto che la passione per la musica, tralasciata negli anni a causa dell&#8217;affannosa ricerca di un&#8217;occupazione e di una stabilit\u00e0, doveva essere ripresa. In questo senso, ho ripreso a comporre brani musicali con la chitarra e ho preso contatti con un maestro di strumento. Accanto a questo ho ritrovato altri piaceri sopiti: la lettura, la scrittura letteraria e filosofica, la cucina. Ho compreso l&#8217;importanza degli affetti dalla compagna fino ad amici e famiglia e ho iniziato un percorso di recupero e coltivazione qualitativa di queste relazioni, vittime di questa fretta generale cui l&#8217;economia condanna gli uomini.<\/p>\n<p><strong>Carmelo, 39 anni, Forl\u00ec<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\">I giorni dell\u2019isolamento sembrano ormai lontani, da qualche settimana non siamo pi\u00f9 obbligati a restare a casa, possiamo uscire e respirare l\u2019aria di fuori, possiamo tornare al nostro lavoro, alle nostre abitudini, anche se non siamo ancora fuori pericolo, anche se le nostre abitudini in realt\u00e0 sono cambiate. \u00c8 cambiato il nostro modo di fare e di esperire le cose, di vivere e di pensare alla vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Indossiamo le mascherine, igienizziamo spesso le mani, rispettiamo la distanza di sicurezza nei luoghi pubblici, negli autobus, al bar, dal dentista o dal parrucchiere, facciamo la fila per entrare nei negozi o per portare i bambini al parco, qualche volta dobbiamo misurare la febbre prima di poter usufruire di un servizio e rispondiamo a legittimi quesiti sulla nostra salute, e se proviamo ad abbracciare e baciare un amico dobbiamo aspettarci che ci facciano la multa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nuove regole governano le nostre giornate, ma i nostri desideri, i nostri obiettivi, le nostre paure, sono altrettanto nuovi? o sono sempre l\u00ec, un poco camuffati e recalcitranti a qualsiasi cambiamento? L\u2019emergenza sanitaria e le conseguenti restrizioni mi hanno fatto ripensare a quanto labili siano i nostri confini, le nostre certezze, le nostre presunte conquiste, e a quanto resistenti siano, invece, le nostre fragilit\u00e0, le nostre insidiose e rassicuranti illusioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando tutto \u00e8 cominciato, al principio della quarantena, non mi mancava scendere per strada e incontrare la gente, ero pi\u00f9 concentrata su quello che avrei dovuto e potuto fare, e su come mi sarei sentita pronta, una volta libera di uscire, di ricominciare. Ero serena, avevo tutto sotto controllo. Politici, giornalisti, artisti, atleti, gente famosa, ma anche comune, tutti continuavano a ripetere che sarebbe andato tutto bene. Ovviamente anch\u2019io ne ero convinta, cos\u00ec mi ripromettevo ogni giorno di fare qualcosa, qualsiasi cosa nel frattempo potesse aiutarmi a vivere pienamente le mie giornate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pensavo che da questa inaspettata esperienza avrei tratto quantomeno degli insegnamenti, che sarei riuscita in qualche modo a gestirla, a comprenderne e a piegarne gli effetti a mio vantaggio. Invece, i giorni passavano e con essi le mie certezze. La notte non riuscivo a riposare bene, avevo gli incubi, e, mentre le notizie sul virus e sui nuovi contagi si susseguivano una dopo l\u2019altra, io cercavo di orientarmi e di ritrovare il mio posto in uno spazio angusto, che non era quello della mia casa, ma quello, infido, della mia mente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Paure e insicurezze stavano tornando a galla e, come scorie ostinate e mai del tutto divelte, mi rammentavano che ben presto avrei dovuto fare i conti con tutto ci\u00f2 che non avevo ancora affrontato e che avevo lasciato tacitamente in sospeso nel mondo esterno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La quarantena si era rivelata una comoda bugia, una scusa per chiudermi in me stessa, nei miei pensieri, nelle mie contraddizioni, e pi\u00f9 provavo a mantenere i contatti con la realt\u00e0 pi\u00f9 diventava semplice per me eluderla. Tutto era immobile, surreale, anche il tempo sembrava essersi arreso, rinunciando, dimesso, a ogni pretesa di perenne e indomita inarrestabilit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma una mattina ho aperto la porta di casa e, come al risveglio da un lungo sonno, ho dimenticato tutto. Perfino il dolce e magnetico cinguettare della natura, che, dalla mia finestra, mi aveva raggiunto anche in quel particolare giorno, non era riuscito a rammentarmi di quel perenne lavorio, di quel procedere intimo e lento, che, con fatica, avevo cercato di comprendere e che ora stavo lasciando indietro per cambiare passo e ricominciare a vivere.<\/p>\n<p><strong>Genny, 41 anni, Palermo<\/strong><\/p>\n<hr \/>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>La mia quarantena itinerante<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">15 marzo 2020. Il lockdown mi ha sorpreso in Per\u00f9: ero una turista in un Paese che dei turisti non sapeva pi\u00f9 che farsene; come se non bastasse, arrivavo dall&#8217;Italia proprio dalla zona rossa &#8211; la Lombardia -, quindi facevo paura; nell&#8217;immaginario collettivo non ero pi\u00f9 \u201cpizza e mandolino\u201d, ma portatrice di Covid-19.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo spazio della mia quarantena per due settimane \u00e8 stato quello di una piccola stanza, la condividevo con la mia amica Maria, dormivamo in un materassino gonfiabile e un sacco a pelo, era un alloggio di fortuna offerto da una famiglia di nostri amici peruviani che ci hanno accolto e sostenuto come se facessimo parte della loro famiglia&#8230; solidariet\u00e0 e generosit\u00e0 allo stato puro, non finir\u00f2 mai di ringraziare Eliphas, Alessandra, i loro bimbi Nicola e Andres e soprattutto nonna Gianna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal terrazzo, ogni mattina, ammiravo in tutto il suo splendore El Misti, il grande vulcano che domina la citt\u00e0 di Arequipa, mi dava la forza per affrontare un nuovo giorno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sera, i tramonti esplodevano all&#8217;improvviso; ad un tratto, il cielo si colorava di porpora; le nubi sembravano riempirsi di sangue; mi sembrava la manifestazione di un girone dell&#8217;inferno dantesco, tanta meraviglia mi lasciava un senso di inquietudine.<\/p>\n<p>Il silenzio della\u00a0 notte era interrotto dalla sirena della polizia che pattugliava il quartiere, le luci dei lampeggianti penetravano dalle finestre proiettando ombre sinistre sui muri, poi tutto taceva.<\/p>\n<p>28 marzo: finalmente si torna a casa, l&#8217;Ambasciata ha ottenuto i permessi per evacuare i turisti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si parte! 4 km a piedi per le strade deserte di Arequipa, trasportando due grosse valigie, non \u00e8 stato possibile trovare un mezzo che ci potesse accompagnare; taxi e mezzi privati non potevano circolare pena l&#8217;arresto; dopo un&#8217;ora di camminata, arrivo all&#8217;appuntamento, nella piazza si erano gi\u00e0 raggruppati una cinquantina di turisti tutti italiani; un autobus ci avrebbe portato a Lima con un viaggio di 20 ore circa fra le Ande, percorrendo la Panamericana tra colori e paesaggi mozzafiato.<\/p>\n<p>Quando il giorno ha dato spazio alla notte, le stelle hanno riempito il cielo, l&#8217;autobus si \u00e8 fermato per farci ammirare quello spettacolo, siamo rimasti in rispettoso silenzio rapiti da tanta bellezza, mi sono sentita un piccolo puntino sperduto nell&#8217;universo.<\/p>\n<p>Sono arrivata a Lima in tarda mattinata, era sconcertante la presenza massiccia dell&#8217;esercito per le strade, sembrava una citt\u00e0 assediata: posti di blocco ovunque e militari in tenuta da guerra, ci hanno scortato e confinato in un albergo vicino l&#8217;aeroporto militare da cui saremmo partiti due giorni dopo; la camera era grande e confortevole, il tempo era scandito dai pasti che ci portavano con regolarit\u00e0\u00a0e dai notiziari che ci tenevano aggiornati. Dalla finestra vedevo il grande parcheggio dell&#8217;aeroporto; di giorno tutto era immobile, la notte si animava illuminato dal faro dell&#8217;elicottero militare che faceva la ronda.<\/p>\n<p>Finalmente, arriva la notizia, il volo \u00e8 confermato, si torna a casa. Ci hanno scortato all&#8217;interno dell&#8217;aeroporto militare; i controlli sono stati lunghi e scrupolosi; dopo qualche ora salgo la scaletta dell&#8217;aereo, ho provato un &#8216;emozione grandissima.<\/p>\n<p>Il viaggio prevedeva uno scalo a Cancun e poi diretto fino Milano.<\/p>\n<p>Ho sorvolato una parte di mondo, le luci delle citt\u00e0 brillavano, ma tutto intorno era immobile e ho visto con i miei occhi che il mondo si \u00e8 fermato, si \u00e8 fermato davvero.<\/p>\n<p>Non trovo le parole per spiegare cosa si prova a sapere che sei uno dei pochi aerei che attraversa il cielo: tutto \u00e8 fermo e tu ti muovi.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la storia della mia quarantena itinerante, paradossalmente finita al mio arrivo in Italia.<\/p>\n<p>Sono un operatore socio-sanitario, lavoro in ospedale, sono rientrata subito in servizio.<\/p>\n<p>Distanziamento sociale \u00e8 la parola d&#8217;ordine, questo virus ci vuole allontanare, ma io credo che il mondo intero non sia mai stato cos\u00ec vicino, e insieme ce la faremo.<\/p>\n<p><strong>Giovanna, 48 anni, Varese<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All\u2019improvviso mi svegliai da un brutto sogno, e mi fu detto che in Italia si era ormai propagata quella pandemia che tutti temevamo. Ero fuori dalla mia regione di residenza, per motivi di lavoro, e l\u2019avanzamento del virus mi ha segnato profondamente. Furono giorni intensi e molto particolari e mi ricordo ogni istante di quei momenti. La paura che succedesse qualcosa alla mia famiglia era il chiodo fisso dei miei pensieri. Giorni cos\u00ec non ne ricordo sino a oggi &#8211; durante la mia vita. Momenti cos\u00ec duri, lunghi, riluttanti, non ne ricordo a memoria.\u00a0 Il viaggio per tornare a casa, dentro\u00a0 un autobus, \u00e8 uno dei momenti che custodisco nella scatola dei ricordi di quei giorni. Un viaggio che sembrava fosse infinito. Sembrava che non riuscissi a trovare la strada verso casa. Durante questi attimi, i pensieri continuavano a scandire il passaggio delle ore e mi facevano interrogare la mia coscienza.\u00a0 Mi domandavo: ma che cosa sta succedendo alla nostra Italia? Cosa ci capiter\u00e0 in futuro? Non riuscivo a trovare risposte esaustive a questi miei pensieri e nonostante cercassi di volgere lo sguardo verso l\u2019orizzonte, non trovavo risposte. Tutto era cupo e tutto era infinitamente negativo. Fortunatamente arrivai a casa, tutto pass\u00f2, nonostante i primi quindici giorni li dovetti passare senza mia moglie e mio figlio per una quarantena obbligatoria. Tornare a casa e vedere il paese completamente deserto, per via del lockdown, fu un altro tassello che difficilmente dimenticher\u00f2. Sembrava la scena di un film del grande Sergio Leone, ovvero, i grandi film west all\u2019italiana. Ma \u00e8 proprio in questi momenti che dissi dentro di me: speriamo che tutto ci\u00f2 passi velocemente. Vedere la tua citt\u00e0 vuota, spenta, senza rumori, \u00e8 un\u2019immagine che difficilmente si pu\u00f2 dimenticare. Spero in cuor mio, come sperai all\u2019epoca, che questa pandemia ci dia la possibilit\u00e0 di avviare una ricca ripresa. Speriamo che tutto ci\u00f2 passi il prima possibile e che le mascherine restino solo un lontano ricordo.<\/p>\n<p><strong>Alessandro, 36 anni, Giurdignano (LE)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando \u00e8 iniziata la quarantena ero piuttosto disorientata. A inizio febbraio ero tornata in Italia dopo cinque mesi di Erasmus, e, piano piano, stavo riprendendo confidenza con la mia casa: appena entrata, infatti, avevo provato una forte sensazione di smarrimento, perch\u00e9 non mi ricordavo che le piastrelle del pavimento fossero <em>cos\u00ec rosa<\/em>, oppure che il piano cottura fosse <em>cos\u00ec basso<\/em> e il soffitto <em>cos\u00ec alto<\/em>, e cos\u00ec via per ogni stanza in cui mettevo piede, come se fossi stata via una vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poi, a furia di sistemare armadi e spolverare mensole, ho cominciato a riconoscerla e a pensarla di nuovo come \u201cla mia base\u201d, da cui ogni mattina sarei partita per raggiungere l\u2019universit\u00e0, per poi ritornare la sera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da quando siamo costretti in casa, la mia base si \u00e8 trasformata in una specie di labirinto. Dopo ore passate al computer o sui libri dell\u2019universit\u00e0, comincio a girare di stanza in stanza senza capire dove voglio andare e cosa posso fare per distrarmi un\u2019altra ora o due, finch\u00e9 perdo l\u2019orientamento e la percezione del tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le videolezioni in diretta e le videochiamate con gli amici mi riportano alla realt\u00e0 per qualche ora, ma poter parlare con qualcuno dal vivo \u00e8 tutta un\u2019altra cosa. Per fortuna in casa con me c\u2019\u00e8 mia madre, che da inizio aprile lavora da remoto. E poi viviamo in un condominio, in un quartiere abbastanza popolato, per cui ci basta uscire in giardino per poter scambiare due parole con i vicini dell\u2019appartamento affianco al nostro, oppure con chi si affaccia dai balconi di sopra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il giardino, in effetti, si \u00e8 rivelato una benedizione. Da tempo ormai era inutilizzato, mentre ora \u00e8 diventato la nostra valvola di sfogo, l\u2019unico contatto &#8211; non virtuale &#8211; con il mondo esterno. Spesso esco da sola e mi fermo a osservare il paesaggio all\u2019orizzonte, mentre ascolto i rumori circostanti. Abbiamo tanti spazi verdi intorno: il fruscio degli alberi e il cinguettio degli uccelli si fonde con il vociare dei vicini che chiacchierano, tagliano l\u2019erba oppure fanno le pulizie con la radio accesa. Anche i rumori che normalmente mi infastidiscono &#8211; come i bambini che urlano &#8211; ora mi sembrano pi\u00f9 rassicuranti che mai, perch\u00e9 mi restituiscono un po\u2019 di quella sensazione di \u201cnormalit\u00e0\u201d. Cos\u00ec, da quando ha cominciato a fare caldo, tengo la finestra della mia camera aperta tutto il giorno per ascoltare.<\/p>\n<p><strong>A., 20 anni, Seregno (MB)<\/strong><\/p>\n<hr \/>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">LOCKDOWN.<br \/>\nBuongiorno Italia,<br \/>\nbuongiorno ad un\u2019Italia diversa da quella di ieri, ma apparentemente non cos\u00ec cambiata. Mi affaccio alla finestra e ascolto il silenzio. Vado a lavorare come ogni giorno e prendo atto che gli spostamenti sono ridotti al minimo. Col passare dei giorni si percepisce un cambiamento, qualcosa si sta muovendo l\u00e0 fuori, qualcosa di invisibile. Chiusura totale delle attivit\u00e0 o quasi, affetti lontani anche se abitano in fondo alla via. La maggior parte della popolazione \u00e8 a casa, si lavora in smart working, ci si mantiene in forma in casa, si leggono quei libri che avremmo sempre voluto leggere, si guardano quelle serie tv che abbiamo sempre rimandato, si telefona, si prende il sole, si cucina e si mangia. Non dimentichiamo, ovviamente, quel dramma terribile di andare a fare la spesa, mascherina, guanti, gel igienizzanti, distanza interpersonale. Questi sono i comportamenti che ormai sono entrati nella nostra quotidianit\u00e0 e nel nostro comportamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Flashmob, canzoni, luci e bandiere dal balcone poi\u2026 il silenzio. Le campane della chiesa che risuonano tristemente, le sirene delle ambulanze che echeggiano tra le strade.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">PANDEMIA. Ogni giorno ci teniamo aggiornati grazie ai dati della protezione civile, contagi che crescono, deceduti che aumentato in modo esponenziale, guariti e dimessi. Fake news di ogni genere ci invadono. Crisi economica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">MIGLIORAMENTO. Finalmente i dati migliorano e ci rendiamo conto di quanto siamo fortunati. Vediamo una luce in fondo al tunnel, si parla di FASE 2, di aperture, di passeggiate, di visite ai congiunti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">FASE 2. Si inizia a lavorare ad orari ridotti, si inizia ad assaporare nuovamente una parvenza di normalit\u00e0 non dimenticandosi del nemico invisibile. Il nostro pensiero che si avvicina a medici, infermieri, alla protezione civile, ma anche a cassiere, farmacisti, impiegati bancari, forze di polizia che sono sempre rimasti operativi e molti altri. Possiamo farcela.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Forse i capelli sono troppo lunghi ed arruffati, e le unghie non eccessivamente curate, ma le persone sono pi\u00f9 responsabili, pi\u00f9 consapevoli, pronte a rispettare le regole per tornare alla normalit\u00e0 e lavorare uniti per rialzare l\u2019Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">#BarbutiMaOttimisti.<\/p>\n<p><strong>Clarissa P., 24 anni, Sandigliano (BI)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1. &#8220;E fu cos\u00ec che al quarantesimo giorno di quarantena e di lockdown, sentivo di aver acquisito un naturale adattamento alle circostanze, per nulla simile, per\u00f2, alla rassegnazione. Del resto anche da bambina alternavo giorni di grande socievolezza che mi portavano a scorrazzare per i vicoli con gli amichetti, a periodi di ricerca della solitudine, in cui mi immaginavo in mondi e situazioni diverse e varie rispetto al contesto quotidiano. Escludendo, dunque, le prime due settimane, quelle della dichiarazione dello stato di pandemia, in cui lo shock mi fece versare lacrime di fronte alla reclusione forzata ai fini del salvarci la pelle, oggi mi sto quasi astraendo dalla situazione. Comincio, infatti, a pensare che se l&#8217;Universo ci ha dato questa &#8220;punizione&#8221;, essa deve servire per redimerci, per farci evolvere, conoscendo pi\u00f9 a fondo noi stessi. A tal fine mi sto concentrando sulle mie passioni: seguo le dirette di calciatori e relative alla mia squadra del cuore, e soprattutto seguo seminari olistici per il benessere dell&#8217;anima. Non mi concentro troppo sui libri, n\u00e9 mi distrae guardare film, circa la cucina, beh un po&#8217; s\u00ec, ma non troppo mi prende. Faccio il punto su me stessa, e su tutti i sogni non ancora realizzati. Con gli amici cari, anche concittadini, si dialoga, comunque, tutto il giorno via social e sembriamo, per ora, ancora parlare la stessa lingua \ud83d\ude42 Certe sere confessiamo di mancarci per non riuscire pi\u00f9 a cenare insieme da qualche parte. Ecco la scoperta dei nuovi localini per mangiare o bere, il cinema i concerti, s\u00ec, quello ci manca. Il lavoro meno anche perch\u00e9 alcuni hanno continuato a lavorare sempre, e per\u00f2 proprio in marzo avrei dovuto lavorare per un evento annuale che, causa virus, \u00e8 stato rinviato fino a data da destinarsi. E, per\u00f2, non mi sono disperata per quello. E spero sar\u00e0 solo rimandato. Oggi a pochi giorni da inizio fase 2, felice di respirare pi\u00f9 vita nell&#8217;aria e nelle vie, sto invece realizzando per la prima volta che fuori casa \u00e8 tutto molto pesante: sguardi vuoti dietro mascherine colorate. Occhi smarriti. Mi imbatto con amico caro e non possiamo abbracciarci, non possiamo darci appuntamento col gruppo &#8220;cenette dove?&#8221; Ci prende lo sconforto. Meglio tornare a casa tra i rumori del micio e di madre che brontola a me, perch\u00e9 la messa in piega che le ho fatto ieri non regge, al babbo perch\u00e9 scalpita per uscire non rassegnandosi alle imposizioni durante covid. Rispondo uffa, ma benedico il Cielo per aver casa ancora piena di voci ed esigenze varie, e di qualcuno che ti attende ed \u00e8 felice che tu ci sia. Cos\u00ec come di questo periodo porto con me la disponibilit\u00e0 del mio Big Br\u00f2 (fratello maggiore) che, pur vivendo in altra casa, ci ha risparmiato uscite e commissioni durante la fase pi\u00f9 strong. E penso anche che da questa prova rester\u00e0 forte in me il senso pi\u00f9 completo e profondo dell&#8217;essere parte di una Famiglia, s\u00ec &#8211; la tanto bistrattata Famiglia&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Giuseppina, Deruta (PG)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con l&#8217;inizio del nuovo anno ho deciso di intraprendere una nuova esperienza e mi sono trasferita. Se in passato mi spostavo all&#8217;estero, questa volta sono rimasta in Italia. Vivo nella periferia di Como, il che significa che l&#8217;isolamento qua \u00e8 iniziato pi\u00f9 o meno verso la fine della scorsa estate. Anche se questa casa non \u00e8 pensata per una studentessa universitaria in quarantena da settimane, sono estremamente grata di essere vicino ai miei genitori e di avere questo spazio per me. Nonostante una fase iniziale di panico, disagio e sconforto, molte persone hanno contribuito a rendere il tutto meno triste e difficile. Amici da tutto il mondo mi hanno fatto sentire la loro vicinanza, cos\u00ec come la mia famiglia e le tante videochiamate di gruppo e, pi\u00f9 in generale, veramente in tanti si sono attivati per aiutare le persone in difficolt\u00e0. Anche gesti apparentemente banali, come condividere ricette di cucina, consigliare la visione di un film piuttosto che la lettura di un libro o suggerire lo svolgimento di una determinata attivit\u00e0, hanno in qualche modo fatto la differenza. Per quanto questa casa possa essere ampia, lo spazio fisico \u00e8 limitato: l\u2019isolamento mi ha permesso, attraverso diversi mezzi, di esplorare nuove dimensioni. La camera da letto, che di notte \u00e8 lo spazio dedicato al riposo, di giorno si trasforma in studio, aula universitaria e luogo di incontro con l\u2019esterno per lo pi\u00f9 tramite dispositivi elettronici. Il bagno, da sempre, \u00e8 dove mi prendo cura di me e mi rilasso navigando con la mente. In cucina, invece, do sfogo alla creativit\u00e0 e pratico una delle mie passioni pi\u00f9 grandi, ovvero mangiare. A colazione mi fanno compagnia storie narrate, a pranzo solitamente le interviste e a cena alterno film in lingua originale, libri, social media o, comunque, attivit\u00e0 di svago. Quando il tempo lo permette cerco di stare all\u2019aperto, in giardino. Le nostre vite sono cambiate da un giorno all\u2019altro e cos\u00ec anche le nostre abitudini. Nel bene e nel male non siamo pi\u00f9 le stesse persone che eravamo fino a poco tempo fa. Alcune relazioni si sono indebolite, mentre altre si sono rafforzate. Io ho imparato a dedicare pi\u00f9 tempo a me stessa e a ci\u00f2 che mi fa stare bene. Sarebbe bello se, una volta usciti da questa pandemia, continuassimo ad aiutarci indipendentemente da sesso, et\u00e0, religione, professione e tutto ci\u00f2 che \u00e8 ragione di conflitto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Anonimo, Como<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell&#8217;ultimo anno ho viaggiato parecchio: tra viaggi studio e Erasmus ho vissuto a casa solo pochi mesi, e quando hanno dichiarato tutta l&#8217;Italia zona rossa, mi trovavo in un&#8217;altra regione, a casa dei miei nonni. Quindi, l&#8217;epidemia non ha influito solo sulla mia percezione dello spazio vissuto, ma ha cambiato proprio lo spazio dove vivo. Infatti, anche se la chiusura totale \u00e8 arrivata dopo appena qualche settimana dal mio arrivo, ho notato subito alcune differenze. Vicino a casa passano un&#8217;autostrada e una ferrovia. Prima il rumore delle macchine e dei treni era un ronzio continuo a cui ci si abituava facilmente: bastava chiudere le finestre ed era a malapena percettibile. Adesso, in tutta la giornata, passano solo pochi camion e un paio di treni merci, il silenzio che si sente quando si aprono le finestre \u00e8 agghiacciante e chiudendo gli occhi ci si dimentica di essere cos\u00ec vicini alla strada. L&#8217;unico suono costante che non si ferma mai \u00e8 il belato delle pecore nel giardino sotto casa. Proprio accanto a casa c&#8217;\u00e8 un recinto con delle pecore, un pony e due maiali e ogni giorno dopo pranzo scendo le scale, percorro quei venti metri che mi separano dal giardino, e mi ritrovo in uno dei pochi posti rimasti dove il coronavirus non esiste. Nessun distanziamento minimo di un metro, nessuna quarantena, nessuna autocertificazione. Solo la mascherina mi ricorda cosa sta accadendo.<br \/>\nPrima della quarantena non capivo quanto potesse essere bello avere sotto casa un piccolo spazio dove poter contemplare in pace la natura.<br \/>\nQuesto lockdown ha influito sicuramente anche nei rapporti con la mia famiglia. Vivendo lontani, prima riuscivo a vedere i miei nonni solo durante qualche vacanza, ora, invece, non solo vivo con loro, ma non possiamo nemmeno uscire di casa. Al contrario, ora sento i miei genitori solo attraverso le videochiamate proprio come quando ero all&#8217;estero per studiare. Tuttavia, se in quel caso sapevo quando sarei potuta tornare a casa, ad oggi non si sa ancora quando finir\u00e0 il lockdown.<br \/>\nNonostante le difficolt\u00e0, questo periodo \u00e8 duro per tutti e posso ritenermi fortunata, molti non hanno potuto rivedere i propri cari per lungo tempo, io invece ho potuto passare con i miei nonni pi\u00f9 tempo di quanto avrei potuto fare prima della quarantena.<\/p>\n<p><strong>Marina, 21 anni, Isola del Cantone (GE)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\">Durante questo periodo di quarantena mi sono focalizzata sui cambiamenti che la quotidianit\u00e0 di ciascuno ha subito. Mi sono resa conto dell&#8217;importanza di una zona della mia casa che, prima di questo momento, non avevo mai preso in considerazione: il balcone. Dal balcone, che ora concepisco come un &#8220;trade d&#8217;union&#8221; tra il mio spazio vissuto e l&#8217;esterno, ho osservato i mutamenti del paesaggio urbano che, se nella prima foto (dicembre 2019) era affollato, rumoroso, inquinato e vivo ora, come nella seconda foto (aprile 2020), \u00e8 vuoto, silenzioso, tranquillo e desolante cos\u00ec come l&#8217;intera nazione durante questa emergenza sanitaria senza precedenti. Proprio per questo ho deciso di allegare una comparazione tra due foto, una sorta di &#8220;prima e dopo&#8221; che sottolinea visivamente questi cambiamenti che cos\u00ec tanto mi hanno stupito e mi hanno fatto comprendere l&#8217;importanza del concetto di normalit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Emma, 20 anni, Varese<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non avrei mai pensato di dover vivere una parentesi della mia vita costretta tra le mura di casa. E che, come quando ad un bambino viene detto che non pu\u00f2 fare qualcosa, avrei avvertito pi\u00f9 forte la necessit\u00e0 e la voglia di farla, quella cosa, che nel mio caso era uscire da qui.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi sono sentita stupida, molte volte, quando uscivo con foga dalla porta di casa per correre gi\u00f9 nel giardino condominiale e mi riscoprivo provare piacere nell\u2019essere riuscita ad \u201cevadere dalla prigione\u201d, che poi \u00e8 la mia casa, dove sono cresciuta, che mai mi era parsa cos\u00ec stretta e soffocante come in alcuni di questi giorni di quarantena.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Proprio il giardino, per fortuna grande, alberato e fiorito ha rappresentato per me una via di fuga dalle giornate sempre uguali, sempre in compagnia dello stesso volto, quello della mamma, che normalmente incontravo di sfuggita al mattino prima del lavoro e dell\u2019universit\u00e0 e alla sera, con pi\u00f9 calma, a tavola per cena. Come il giardino, anche la casa del nonno, a cui ogni sabato porto il pranzo, e la sede del <em>Lariosoccorso<\/em> dove sono volontaria, sono stati dei luoghi felici, di sfogo, di svago. Al contrario, portare i pasti al nonno sarebbe stata la solita routine seccante, un dovere al quale solevo adempiere in maniera frettolosa e senza cura. Anche i turni al <em>Lariosoccorso<\/em> sono sempre stati s\u00ec piacevoli, ma percepiti pi\u00f9 come un dovere personale che come un bramoso luogo di condivisione di emozioni, di opinioni, rassicurazioni che in casa ormai non si trovano pi\u00f9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo periodo di <em>lock down<\/em>, di chiusura fisica delle vite delle persone in casa, si \u00e8 rivelato in alcuni casi, per contrasto, un\u2019apertura della mente, alla quale \u00e8 stata concessa pi\u00f9 che mai la possibilit\u00e0 di uscire dal recinto di doveri, lavoro, studio, responsabilit\u00e0, ansie, e di vagare tra pensieri ai quali non era mai stato dato spazio, n\u00e9 tempo, di prendere coscienza di ci\u00f2 che \u00e8 essenziale e che invece viene sempre sottovalutato: una famiglia, degli affetti, un tetto sotto cui sentirsi protetti, la natura e i luoghi che la ospitano, che i pi\u00f9 fortunati hanno vicino a casa, ma anche la fortuna di poter andare in universit\u00e0, le cui classi ricordiamo tutti con malinconia, nei cui corridoi abbiamo sempre camminato sbuffando e che ci ripromettiamo di ripercorrere con il sorriso, quando tutto questo sar\u00e0 finito.<\/p>\n<p><strong>Martina, 22 anni, Erba (CO)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Gli spazi della mia quarantena<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Allo scoccare della quarantena tutto \u00e8 cambiato, improvvisamente la citt\u00e0 e le sue sfaccettature si sono ristrette, confinandomi. Sono, quindi, costretto a rimanere in casa se non per quelle rare occasioni in cui si \u201cfugge\u201d per procurarsi i beni di prima necessit\u00e0. \u00c8 dura perch\u00e9 sono sempre da solo, solo come non lo sono mai stato, lontano dalla mia famiglia, dagli amici e dalla mia morosa. Quest\u2019ultimi si possono sempre raggiungere via telefono o con una videochiamata, ma non \u00e8 lo stesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vivo, da poco, in un condominio e per tutta la durata della giornata sono confinato nel mio appartamento dove l\u2019attivit\u00e0 pi\u00f9 significativa \u00e8 quella di stare seduto. S\u00ec, sulla sedia dietro al tavolo del salotto davanti al computer, che sia per seguire un corso universitario, studiare, guardare un film o solamente per leggere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fortunatamente la mia passione per la cucina mi tiene compagnia e, anche se sono solo, mi diletto ai fornelli cercando di preparare vari manicaretti. Trascorre, in tal modo, pi\u00f9 volentieri il tempo in queste giornate che sembrano infinite e sempre uguali. Quando cucino, difatti, mi estraneo dal mondo e posso lasciarmi trasportare dagli aromi, ritrovando anche ricordi di paesi lontani che mi hanno ispirato. La percezione olfattiva assume di fatto un ruolo molto importante se non essenziale, ma si accompagna pure da un\u2019altra a cui finora non avevo dato particolare attenzione. Potendo stare in casa mi sono reso conto di sentire i rumori e le voci dei miei vicini, che fino ad ora erano rimasti sconosciuti, e cerco di indovinare cosa stiano facendo immaginando una vita al di fuori della mia e una possibile interazione quando tutto sar\u00e0 finito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il balcone costituisce il punto di contatto con l\u2019esterno ed \u00e8 un grande privilegio poterne usufruire anche solo per una boccata d\u2019aria, che in queste giornate di primavera equivale a un sogno. Nonostante le relazioni siano scarse, al massimo ci si scambia un cenno di saluto tra vicini, mi posso perdere con lo sguardo oltre l\u2019orizzonte ricordandomi che fuori dalle mie quattro mura c\u2019\u00e8 un mondo che mi aspetter\u00e0, di nuovo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Luca Frigerio, 29 anni, Massagno (Svizzera)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei giorni della quarantena, riferendomi soprattutto a quelli \u2013 forse pi\u00f9 significativi \u2013 in cui le restrizioni erano pi\u00f9 rigorose, io \u2013 e credo molte altre persone \u2013 abbiamo sperimentato una specie di \u201cdoppio movimento\u201d, da un lato \u2013 sicuramente \u2013 di compressione dello spazio (fisico) direttamente vissuto, ma dall&#8217;altro di dilatazione ed espansione di \u201cspazi\u201d che per molti di noi erano stati oggetto di perlustrazioni ancora molto generiche. Personalmente, non era mai diventata un&#8217;abitudine quella di fare video-chat o chiamate di gruppo. In questi giorni, lo \u00e8 stata. Le persone con cui ho parlato, hanno riferito delle diverse \u201csensazioni\u201d che derivano dall&#8217;assistere a lezioni online. In generale, \u00e8 stato significativo che ci si sia potuti proiettare psicologicamente (non solo leggendo libri per esempio di sociologia, ma sotto la spinta di conversazioni ed entro contesti nei quali a fare pressione \u00e8 la quotidianit\u00e0 pi\u00f9 immediata) verso condizioni nelle quali, per esempio, si possono immaginare gli effetti dello \u201csmart working\u201d sulla vita lavorativa (riduzione dell&#8217;inquinamento, del traffico, potenziale migliore organizzazione degli orari nel corso della giornata), e non da ultimo che tutti abbiano sentito l&#8217;esigenza di confrontarsi con il tema di ci\u00f2 che \u00e8 accaduto in un altro capo del globo, in Cina, perch\u00e9 percepito come direttamente causa di ci\u00f2 che ci accadeva. A questo riguardo, la lettura di libri sull&#8217;argomento pu\u00f2 modificare il modo di pensare, ma il percepire un po&#8217; in tutte le persone intorno a s\u00e9 l&#8217;interesse a porsi le questioni che cos\u00ec si sollevano, \u00e8 una condizione che pu\u00f2 avere l&#8217;effetto di modificare in modo pi\u00f9 incisivo \u2013 e in modalit\u00e0 e secondo criteri differenti \u2013 lo stesso modo di porsi le questioni (anche se molte volte non si percepisce negli interlocutori quella che dovrebbe essere la giusta cautela nell&#8217;affrontare tali problemi). In questo stesso quadro, rientra in effetti anche il fatto che, uscendo per fare la spesa, si pu\u00f2 vedere una qualunque persona e \u2013 potendo intuire con facilit\u00e0 quale sia psicologicamente il comune scenario dell&#8217;azione \u2013 si \u00e8 portati\u00a0 a sentire, gi\u00e0 solo per questo, un pi\u00f9 forte sentimento di appartenenza ad una stessa \u201ccomunit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A distanza di qualche giorno \u2013 quando scrivo, le restrizioni sono state gi\u00e0 in parte allentate \u2013 alcuni di questi effetti sono gi\u00e0 meno visibili. La speranza \u00e8 che ci\u00f2 che di potenzialmente positivo c&#8217;\u00e8 stato nella situazione che questo momento storico ha creato, possa avere almeno gettato un seme.<\/p>\n<p><strong>Alfonso, 43 anni, Sulmona (AQ)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le persone danno il meglio o il peggio di s\u00e9 stesse nei momenti di crisi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sto aspettando di risorgere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mia quarantena \u00e8 una bolla esplosa nel vivere quotidiano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qualcosa a cui all&#8217;inizio davo poco conto, quel virus che \u00e8 arrivato strisciando tra notizie e supposizioni e, poi, mi ha colpito al cuore rubandomi una persona cara.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non rispondo al telefono che suona.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vorrei scappare dai suoni, dai rumori, dalle grida che attraversano le pareti sottili, i pavimenti e i soffitti di questo appartamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non sopporto la coppia sorda che ascolta la messa alle 7.00 di mattina, le urla dei vicini che continuano a litigare, lo scrosciare dell&#8217;acqua che irrompe nella notte mentre cerchi o hai appena trovato il tuo sonno di insonne: litri e litri di acqua che si perdono in un lavaggio notturno prolungato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli slogan televisivi &#8220;stiamo uniti&#8221;, &#8220;passer\u00e0&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mia anima \u00e8 nera di rabbia e vorrebbe urlare a tutti di fare silenzio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E non hai mai desiderato cos\u00ec tanto viaggiare verso un deserto in cui l&#8217;unico suono \u00e8 il vento che disegna delicatamente le dune di un paesaggio che si svolge all&#8217;infinito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E mi trovo a inventare futuri distopici, generazione degli anni Sessanta con un piede nel passato ed uno nel futuro. Generazione che vive in eterno equilibrio tra il ricordo di un mondo che non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 e l&#8217;aggiornarsi al continuo cambiamento per sopravvivere al futuro che verr\u00e0 e gi\u00e0 si consuma dentro di noi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E intanto vivo il presente di un futuro immaginato solo nelle mie storie inventate.<\/p>\n<p><strong>Danila, 56 anni, Varese<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\">9 Marzo 2020: la mia vita si ferma.<br \/>\nUn virus sconosciuto proveniente dalla Cina arriva in Italia.<br \/>\nIl governo impone la quarantena a tutti i cittadini italiani senza comunicare una data di fine certa.<br \/>\n\u00c8 una pandemia.<br \/>\nDa quel giorno sono cambiate tante cose. Qualcuno ha premuto il tasto \u201cpausa\u201d alla mia frenetica vita che fino a quel momento avevo tanto criticato. Criticavo perch\u00e9, tra i mille impegni che avevo, facevo fatica a trovare Tempo. S\u00ec, lo scrivo con la lettera maiuscola perch\u00e9 non lo ritengo pi\u00f9 un nome comune, \u00e8 qualcosa di pi\u00f9.<br \/>\nTempo per la mia famiglia, tempo per me stessa, per le persone che amo a cui, per una cosa o per l\u2019altra, non riuscivo mai a dedicare il tempo necessario.<br \/>\nBene, questa situazione mi ha tolto tante cose, senza dubbio: uscire con il ragazzo, andare fuori a cena, vedermi con gli amici, viaggiare, allenarmi, lavorare, fare una passeggiata e tantissime altri momenti che ora non voglio elencare.<br \/>\nMa mi ha insegnato altrettante cose, di cui ora parler\u00f2.<br \/>\nMi ha fatto comprendere il vero significato della parola libert\u00e0. Io, che il senso del viaggio me lo porto da sempre dentro, io che mi sentivo libera solo quando viaggiavo, mi bastava cambiare citt\u00e0 per due giorni che mi sentivo parte di essa subito, io che non ho mai dato cos\u00ec tanto peso a tutto ci\u00f2 che mi circondava. Io che in fondo non mi sono mai sentita cittadina italiana ma cittadina del mondo. Ecco, ho riscoperto il significato della parola libert\u00e0, collegata in tutto ci\u00f2 alla parola patria. Libert\u00e0 ora per me vuol dire uscire dal cancello di casa mia, correre nei boschi o fare una passeggiata al lago. Mi impegner\u00f2 a dare pi\u00f9 importanza alla mia terra, alla mia patria, a ci\u00f2 a cui realmente appartengo. Visiter\u00f2 e scoprir\u00f2 il mio Paese, prima di tutti gli altri.<br \/>\nIn questo caso il cancello di casa, che mi separa dal giardino alla libert\u00e0, rappresenta un varco tra il mio spazio vissuto e lo spazio che vorrei vivere.<br \/>\nQuesta situazione mi ha dato l\u2019opportunit\u00e0 di tornare a vivere certi luoghi di casa che prima davo per scontati. Questi sono i miei spazi vissuti.<br \/>\nPrima di tutti camera mia: il mio rifugio personale, il mio studio e il mio angolo di pace in una sola stanza. Ci passo ore e ore in camera mia, e a volte perdo pure il senso del tempo. Mi sento al sicuro dentro essa, dove nessuno pu\u00f2 entrare e rovinare quello che trova.<br \/>\nHo riscoperto la bellezza di uscire in balcone e di godermi il tramonto con un paio di cuffiette nelle orecchie.<br \/>\nIl balcone: luogo in cui ho trascorso alcuni dei momenti pi\u00f9 strani ed emozionanti di questo periodo di quarantena. Una domenica pomeriggio stavo parlando con mio fratello proprio in balcone, ad un certo punto le mie vicine di casa, a distanza di almeno 300 metri ci sentono, e iniziamo una conversazione che dura almeno 10 minuti, da balcone a balcone, a distanze importanti, senza dover alzare la voce. Tutto ci\u00f2 perch\u00e9 c\u2019era un silenzio quasi assordante. In 21 anni credo di non aver mai sentito cos\u00ec silenzio, in una domenica primaverile, in una paesino circondato da parchi e vie piene di bambini. Sono rimasta abbastanza colpita da questa situazione che sicuramente non avrei mai potuto vivere se non fossi stata in quarantena.<br \/>\nIl giardino. Il luogo che mi ha fatta sentire libera pi\u00f9 che mai, in contrapposizione alla mia camera.<br \/>\nMi bastava stendermi sul prato con gli occhi al cielo per sentirmi come se non stesse succedendo niente.<br \/>\n\u00c8 stato luogo di lunghe grigliate con la mia famiglia, almeno una volta a settimana, ci siamo ritrovati tutti e quattro a mangiare in giardino, a fare lunghe chiacchierate e partite a carte, come se fossimo le persone pi\u00f9 felici del mondo.<br \/>\nIl parcheggio fuori casa, punto di ritrovo con i miei amati vicini. Un caff\u00e8 \u201cin compagnia\u201d, un brindisi il giorno di Pasqua, punto di incontro per scambiarci di tutto, da cibo a cartelloni colorati, a utensili vari. Abbiamo sempre cercato di aiutarci a vicenda, con quel che potevamo. Ci siamo sentiti meno soli (tutto ci\u00f2 \u00e8 avvenuto sempre rispettando le distanze).<br \/>\nIn tutti questi spazi vissuti i suoni hanno giocato sempre un ruolo molto importante.<br \/>\nDalla musica a tutto volume fuori casa e i canti a squarciagola con i miei vicini, ai suoni della natura: il vento tra glia alberi, il cinguettio dei merli la domenica mattina, le gocce di pioggia sul davanzale e gli infiniti silenzi.<br \/>\nSono stati mesi molto duri, a volte ho pensato pure di non farcela, ma ce l\u2019ho fatta.<br \/>\nManca pochissimo, e potr\u00f2 tornare ad una vita \u201cquasi\u201d normale, e solo se ci penso mi sento meglio.<br \/>\nConcludo con dire che sono fiera ed immensamente orgogliosa di essere italiana, nonostante tutti i nonostante.<br \/>\nInsieme ce la faremo, forza Italia!<\/p>\n<p><strong>Serena, 21 anni, Cassina Rizzardi (CO)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Maggio 2020: sono passati ormai pi\u00f9 di due mesi da quando la famosa \u201cQuarantena\u201d \u00e8 cominciata. Ho osservato i giorni passare e la primavera trascorrere in un continuo susseguirsi di settimane, che potevano essere formate da soli luned\u00ec o gioved\u00ec, poich\u00e9 \u00e8 diventato cos\u00ec complicato capire in quale giorno ci si trovi. Forse l\u2019unico giorno che ha mantenuto il suo significato originale \u00e8 la domenica; gi\u00e0, la domenica, la giornata in cui si mangia quello che si vuole, si fa quello che si vuole, in cui la sera, la pizza che desideri da tutta la settimana rimane una certezza.<br \/>\nLa certezza \u00e8 una delle cose che pi\u00f9 ci mancano in questo periodo, in cui il caos paradossalmente genera silenzio e isolamento. Il futuro lo vediamo incerto, non sappiamo quando potremo tornare ad abbracciarci e la possibilit\u00e0 che l\u2019economia riesca a rialzarsi rimane una grande incognita, ma nonostante ci\u00f2 si cerca di essere ottimisti con i vari #andr\u00e0tuttobene, e devo ammettere che anche io, che per natura sono perlopi\u00f9 pessimista, mi sono sentita travolta da questo sentimento che comunque, indipendentemente da tutto, ce la faremo; l\u2019Italia ce la far\u00e0.<br \/>\nUn\u2019altra delle cose che pi\u00f9 ci mancano \u00e8 la nostra amata libert\u00e0, che stiamo responsabilmente sacrificando per un obiettivo pi\u00f9 importante: la vita.<br \/>\nAbbiamo dovuto rivalutare i nostri spazi quotidiani, riducendoli alla nostra casa che \u00e8 diventata il nostro angolo di studio, di lavoro, di svago e il nostro rifugio.<br \/>\nIl mio spazio vissuto vede come protagonista la cucina, luogo in cui si svolgono la maggior parte delle mie attivit\u00e0 quotidiane, perch\u00e9 \u00e8 qui che con il mio computer ho accesso allo studio, attraverso le video lezioni. Il terrazzo fa concorrenza alla cucina nelle belle giornate, in cui posso sentire il calore del sole senza che vi sia una finestra a filtrarlo, e in cui i rumori del vento o il cinguettio degli uccellini che si nascondono tra i rami degli alberi fanno compagnia allo scorrere dei miei pensieri.<br \/>\nIn casa non sono sola, vivo con i miei genitori con i quali sto trascorrendo pi\u00f9 tempo rispetto a prima quando entrambi erano spesso fuori casa per lavoro. Questo nuovo status ha qualche lato negativo, come il fatto di non potersi giovare di quella privacy o di quella piacevole solitudine che mi garantiva l\u2019andarmene in universit\u00e0 da sola, mentre, seduta sul treno o camminando, fantasticavo con le mie cuffiette alle orecchie e la musica alta, o come il fatto di contendersi il bagno la mattina quando nessuno vuole alzarsi troppo presto. Ma ci sono anche molti aspetti positivi, come il poter condividere un film tutti insieme sul divano o i frequenti momenti in cui si ride e ci si prende un po\u2019 in giro.<br \/>\nIn pi\u00f9, sono fortunata perch\u00e9 ho un pezzo abbastanza grande di giardino, peraltro luogo di residenza dei miei sei gatti (s\u00ec, lo so forse sono un po\u2019 troppi) che ne combinano sempre una!<br \/>\nTutto sommato, mi rimane la possibilit\u00e0 di dedicarmi ai miei hobby, che possiamo riassumere in guardare tutte le serie tv presenti su Netflix, leggere un buon libro e la fotografia, per quanto limitata al \u201cpaesaggio di casa\u201d ma comunque considerevole.<br \/>\nInfine, a garantire un contatto col mondo esterno ci sono le lunghe videochiamate su whatsapp con gli amici, grazie alle quali la naturale freddezza di un contatto solo telefonico si trasforma in una affettuosa voglia di rivedersi il prima possibile.<\/p>\n<p><strong>Giada, 21 anni, Barlassina (MB)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Giorno 13\/05\/2020<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Circa quattro mesi fa, dalla Cina arriv\u00f2 una notizia che fece molto scalpore: un virus si stava impadronendo a poco a poco, di molte persone. Tale nemico venne chiamato &#8220;Coronavirus&#8221;. Di che si tratta?<br \/>\nI coronavirus sono un\u2019ampia famiglia di virus che causano malattie da lievi a moderate, dal comune raffreddore a sindromi respiratorie. Questo virus colpisce, soprattutto, le persone pi\u00f9 vulnerabili come anziani o chi \u00e8 gi\u00e0 affetto da altre patologie. Inizialmente sembrava \u201cuna semplice influenza&#8221;, finch\u00e9 non arriv\u00f2 vicino a noi, nel mio paese Italiano. In Italia, attualmente i casi totali sono circa 220.000 di cui 109.000 sono i guariti e 30.000 i deceduti; sono numeri che fanno pensare, numeri che spaventano.<br \/>\nVorrei ringraziare tutti i combattenti in prima linea: i medici e gli infermieri, coloro che lottano tutti giorni contro questo maledetto virus, coloro che salvano vite: i nostri eroi. Purtroppo, io non sono un&#8217;infermiera, come sicuramente non lo sono tante altre persone, per\u00f2 posso comunque combattere questo virus, nell&#8217;unico modo possibile: restando a casa. Lo Stato italiano ha intrapreso delle misure restrittive per evitare che il virus si propaghi, perci\u00f2 gran parte delle attivit\u00e0 commerciali e non, sono attualmente chiuse. Si pu\u00f2 uscire di casa per visitare i congiunti e solo per comperare beni di prima necessit\u00e0. Nel mondo, cos\u00ec come ci sono i buoni ci sono i cattivi, cos\u00ec come molte persone hanno buon senso, tante altre non conoscono il significato. Restare a casa e curare l&#8217;igiene, sono le uniche armi che abbiamo per combattere questo virus, per\u00f2 purtroppo molte persone non lo hanno ancora capito. Io ho deciso di essere una persona civile e di avere buon senso, ho deciso di combattere questo virus da &#8220;dietro le quinte&#8221;, con la speranza che tutto possa tornare alla normalit\u00e0! Sono chiusa in casa da ormai 2 mesi, e la parola &#8220;chiusa&#8221; pu\u00f2 sembrare qualcosa di negativo, qualcosa che ti fa mancare l&#8217;aria. In realt\u00e0, oggi, ho un pensiero diverso rispetto al primo giorno di quarantena. Penso ad ogni volta che mi sono trovata a &#8216;disprezzare&#8217; molte cose quotidiane della mia vita, penso ad ogni volta che non ho saputo realmente apprezzare quello spazio chiamato &#8220;casa&#8221;. Adesso, invece, mi rendo conto di quanto mi manca quella vita imperfetta, mi rendo conto che la famiglia non \u00e8 litigio, la famiglia \u00e8 condivisione! Con ci\u00f2, non intendo dire che tutte le mattine mi sveglio di buon umore, ma cerco di cogliere il lato positivo in questo brutto periodo. Molte volte mi sono lamentata di non aver tempo, perch\u00e9 fino a due mesi fa la mia vita era una vita frenetica, e dunque il tempo volava. Adesso di tempo ne ho molto e come si dice &#8220;il tempo \u00e8 denaro&#8221;, di conseguenza non voglio sprecarlo. In questi giorni di quarantena ho riscoperto molte cose che avevo smesso di fare: ho dipinto, ho tenuto allenata la mente giocando a nomi cose e citt\u00e0 con la mia famiglia, ho anche riso, scherzato e ho pianto. Nonostante siamo obbligati a fare le lezioni online, sono felice di dedicare molto tempo all&#8217;universit\u00e0, cosa che prima facevo meno poich\u00e9 avevo altri impegni. In questa quarantena ho scoperto anche l&#8217;esistenza di alcuni vicini di casa grazie al mio balcone. Il balcone di casa, in questo momento simboleggia un luogo d&#8217;unione per tutti gli italiani. Molte persone provano a strappare un sorriso cantando dai loro balconi o dalle loro finestre. Ringrazio chiunque abbia avuto questa bella iniziativa perch\u00e9 fa capire che l&#8217;Italia c&#8217;\u00e8, l&#8217;Italia \u00e8 unita! Il mio balcone inoltre mi ha dato la possibilit\u00e0 di ascoltare la natura: il vento tra le foglie degli alberi, il canto degli uccellini. Ho riscoperto quanto \u00e8 piacevole ascoltare questi suoni! Molte volte si \u00e8 distratti e non ci si fa nemmeno caso, invece bisognerebbe fermarsi ogni giorno per qualche minuto e contemplare le bellezze che la natura di offre. Molti social, come WhatsApp, Facebook e Instagram, per mesi interi sono stati l\u2019unico mezzo per sentirsi e vedersi. L&#8217;unico mezzo che ci ha unito e ci unisce, nonostante siamo distanti. Non so con certezza quando tutto questo possa finire, per\u00f2 sono certa che se rimaniamo tutti uniti, ce la faremo. L&#8217;Italia vincer\u00e0 e torner\u00e0 a sorridere! Nel frattempo #iorestoacasa<br \/>\nP.S. Sicuramente quest\u2019anno possiamo smentire il detto \u201cNatale e Capodanno con i tuoi, Pasqua con chi vuoi&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Sonia, 21 anni, Fino Mornasco (CO)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chi si sarebbe mai aspettato di vivere questa situazione di pandemia globale? Quante volte abbiamo sentito dire dai nostri bisnonni e dai nostri nonni la frase \u201cAh quando c\u2019era la guerra..\u201d oppure \u201cQuesto non \u00e8 niente in confronto alla guerra\u201d?<br \/>\nOggi ci troviamo qui, \u201crinchiusi\u201d in casa chi con i propri genitori, chi con i propri amici, coinquilini a non trovare delle attivit\u00e0 da svolgere nell\u2019arco della giornata, ad essere 24 ore al giorno con le stesse persone non potendo trascorrere le giornate come fatto finora andando a lavorare, a scuola o all\u2019universit\u00e0 e uscendo con i propri amici.<br \/>\nQuesto spazio in cui ora siamo costretti a rimanere, viene definito come un contenitore in cui si realizzano le attivit\u00e0 umane e ogni volta che quest\u2019ultime si realizzano, esso diventa un luogo.<br \/>\nUn luogo si definisce tale quando \u00e8 caricato di valori, sentimenti, simboli, ricordi da parte della comunit\u00e0 umana che vi abita o semplicemente vi entra in contatto.<br \/>\nIl geografo Fr\u00e9mont definisce lo spazio vissuto come spazio in cui l\u2019uomo entra in contatto quotidianamente.<br \/>\nPosso, quindi, definire la mia casa come uno spazio vissuto, in cui in questo periodo prevale l\u2019interazione tra me e i miei genitori attraverso il dialogo, attivit\u00e0 di cucina e di giardinaggio.<br \/>\nDevo ammettere che, inizialmente, questa situazione sembrava essere abbastanza difficoltosa a livello psicologico, poi per\u00f2, andando avanti con le settimane, si \u00e8 rivelata un\u2019occasione per poter parlare, ridere e scherzare e creare situazioni che normalmente a causa dei propri impegni non si generano per la mancanza di tempo. Il tempo con la propria famiglia \u00e8 prezioso e, purtroppo, spesso ci viene privato per motivi di lavoro, di studio o per motivi che ritenevamo essenziali in una normale giornata prima di questa pandemia.<br \/>\nNel mio spazio vissuto, prevalgono percezioni sonore, ma anche visive poich\u00e9 spesso mi reco sul terrazzo ad osservare come la natura sia fiorita, come se fosse libera di continuare il suo ciclo vitale poich\u00e9 quelli \u201creclusi\u201d siamo noi esseri umani, ma non lei.<br \/>\nDalla finestra, invece, noto come il silenzio sia padrone dello spazio circostante e come la strada sia deserta. Ma mi accorgo anche del senso di unione che si crea cantando l\u2019inno di Italia nelle proprie case, cantando canzoni o appendendo bandiere fuori dalle proprie finestre.<br \/>\nLa desolazione non si \u00e8 dimostrata, per\u00f2, sui social network e sulla rete internet che, in questo periodo, viene utilizzata come \u201cpassatempo\u201d tra una news e l\u2019altra o tra ricordi di momenti abitudinari prima di questa catastrofe globale.<br \/>\nLa distanza che separa ognuno di noi dal mondo esterno ci sta insegnando ad essere uniti, per esempio seguendo lo slogan \u201cRestate a casa\u201d, cantando canzoni fuori dai balconi e sostenendo chi \u00e8 impegnato in prima linea in questa difficile situazione. Spero che questo sentimento di unione non venga dimenticato una volta tornati alla frenetica vita di tutti i giorni.<br \/>\nVorrei concludere con questa frase del geografo Tuan che in questo periodo mi ha fatto capire cosa \u00e8 per me lo spazio vissuto: \u201cUn luogo pu\u00f2 essere piccolo come l\u2019angolo di una stanza o grande come l\u2019intero globo\u201d poich\u00e9 una casa potr\u00e0 essere piccola o grande, ma le emozioni che si provano all\u2019interno sono immisurabili.<\/p>\n<p><strong>Giulia, Como<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">\u201cIo ho sempre avuto una nemica: me stessa.<br \/>\nDa quando ho iniziato a disincantarmi dalla visione bambinesca del mondo, ho sempre pensato che fossero gli altri quelli da cui avrei dovuto difendermi; in realt\u00e0, quella con cui dovevo tenere la guardia alzata ero io. Ma ho sempre avuto delle scappatoie: uscire, stare con gli amici, cercare il sostegno della psicologa, passare del tempo col mio ragazzo. Distrarmi era il mio obiettivo quotidiano. Quando il Governo italiano ci ha &#8220;quarantenati&#8221;, ecco che le mie vie d&#8217;uscita erano diventati improvvisamente punti ciechi. Per me la vera sfida non \u00e8 distrarmi dalla noia, ma piuttosto non cedere alla tanto famigerata ansia che, in fin dei conti, non \u00e8 una persona che viene a bussare alla porta dicendo &#8220;Eccomi&#8221;, ma che invece da una vita vive nella mia testa. Rendersi conto di non avere pi\u00f9 la possibilit\u00e0, per un periodo indefinito, di essere libera, di poter stare con il mio amore, che ero abituata a vedere ogni giorno, di andare al lavoro, scambiare qualche chiacchiera con le mie amiche o, semplicemente, di perdermi nel panorama sfuggente dei miei viaggi in treno verso l&#8217;Universit\u00e0, era qualcosa di difficile, se non impossibile, per me, soprattutto dopo un periodo di malessere che mi aveva fatto odiare il mondo. Cedere all&#8217;ansia, alla malinconia, alla depressione sarebbe troppo facile, e non voglio. Non posso sapere come andranno queste settimane, ma posso decidere come reagire.<br \/>\nSto imparando a trovare il benessere in ci\u00f2 che prima mi faceva sentire sola, la mia casa, il cortile, dal quale non vedevo l\u2019ora di fuggire e che ora \u00e8 diventato il mio spazio all\u2019aperto, sto imparando a trovare conforto (anche se ahim\u00e8 con qualche litigata sporadica) nella persona da cui spesso volevo scappare, mia mamma, sto imparando a conoscere una persona che sta affrontando un percorso di vita difficile, mia sorella (che prima era mio fratello), ma soprattutto, sto imparando a convivere con la persona che mi fa soffrire di pi\u00f9, me stessa&#8221;.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>Martina, 21 anni, Olgiate Olona (VA)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da un giorno all\u2019altro ci \u00e8 stato chiesto di restare a casa, o perlomeno di rimanere a casa quanto pi\u00f9 possibile. Abbiamo sentito le notizie di universit\u00e0 che chiudevano, notizie che sospendevano le attivit\u00e0 sportive e d\u2019integrazione, che vietavano contatti troppo ravvicinati. E cos\u00ec all\u2019improvviso, molto pi\u00f9 in fretta di quanto nessuno si aspettasse, ci hanno chiesto di rispettare la quarantena. Passare i propri giorni all\u2019interno delle mura della propria casa non ha lo stesso significato per ognuno di noi. Per me passare tutto il giorno in casa non \u00e8 semplice, per me significa lasciare fuori dal mio quotidiano alcune delle persone a cui tengo di pi\u00f9. Quarantena significa non poter vedere o abbracciare chi non condivide lo stesso spazio con te. Questo mi ha spinta a cercare di poter mantenere i contatti quanto pi\u00f9 reali possibili attraverso i mezzi di comunicazione, tanto che il mio momento preferito della giornata \u00e8 diventato quello delle videochiamate. Credo che questo significhi che forse in questo momento di quarantena e di \u201csocial distancing\u201d io non mi trovo nel mio spazio, pur essendo tra le mura di casa mia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quarantena significa anche uscire di casa solo ed esclusivamente per urgenze o per attivit\u00e0 di primaria necessit\u00e0; e quando si esce di casa bisogna stare tremendamente attenti. Mettere il piede fuori dopo diversi giorni non \u00e8 stato come immaginavo, il mio piccolo paese desolato sembra cos\u00ec triste e silenzioso, decisamente diverso da come lo ricordavo. Quando rientro a casa non faccio a meno di chiedermi per quanto tempo durer\u00e0 tutto questo e se, una volta finita questa situazione di emergenza, le cose ritorneranno ad essere come prima.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, questo periodo di \u201creclusione\u201d ci permette anche di trovare il tempo per fare attivit\u00e0 che avevamo sempre rimandato. Ad esempio, io ho cercato di rendere la mia camera, il posto in cui passo la maggior parte delle mie giornate, molto pi\u00f9 a forma di me, se cos\u00ec si pu\u00f2 dire; ho anche iniziato a leggere tutti quei libri che per mancanza di tempo avevo comprato e poi abbandonato sulla mia libreria. La quarantena mi ha anche regalato una cosa incredibilmente positiva: del tempo da passare con mio fratello. Come tutti i fratelli maggiori non \u00e8 mai stato particolarmente invogliato a trascorrere il suo tempo libero con la sua sorellina, ma adesso non ha altra scelta che accontentarsi della mia compagnia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci troviamo in un momento storico in cui le relazioni sociali passano attraverso lo schermo di un telefono o devono tenere una distanza pari a quella tra un balcone e un altro. Questa distanza sociale, per\u00f2, ci sta rendendo molto pi\u00f9 uniti, ci sta facendo venir voglia di cantare l\u2019inno di Italia e condividerlo coi vicini, ci sta facendo ricordare quanto sia bello vivere in un Paese come il nostro. Cerchiamo solo di non dimenticarcelo una volta tornati alle nostre frenetiche vite.<\/p>\n<p><strong>\u2014 Sara, 21 anni, Busnago (MB)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Il Monopoly<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>22 febbraio<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Sabato sera si gioca a Monopoly. Matilde dal Canada su Skype. La pizza \u00e8 pronta.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Inizio io, con una stranissima partenza<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">IMPREVISTI<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">23 febbraio divieto accesso nei comuni con focolai Covid 19. Sospese manifestazioni ed eventi.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Catapultati in un gioco pi\u00f9 grande di noi, non ci rendiamo conto della portata del nuovo monopoly. Tutti in quarantena.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em><u>Valeria<\/u><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">PROBABILITA\u2019<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Le misure restrittive del DPCM non si applicano al personale sanitario<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em><u>Ludovica<\/u><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">PROBABILITA\u2019<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Sospensione scuole. Lezioni virtuali con Zoom. \u00a0Scaricato? Musica a bomba!<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em><u>Margherita<\/u><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">IMPREVISTI<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Vuoi \u00a0tuoi spazi? Cercateli! Bagno, cucina, camera o giardino<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em><u>Matilde<\/u><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">IMPREVISTI<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Scuole Canadesi aperte, vietati assembramenti<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Terza settimana<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em><u>Massimiliano<\/u><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">PROBABILITA\u2019<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Chiusura attivit\u00e0 ristorative tempo indeterminato.\u00a0 Periodo sabbatico. Aggiusta, semina, pulisci, sistema, allenati, spesa,corsi dell\u2019universit\u00e0 su team, troppo internet. Casa rimpicciolita Confinato in cucina.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em><u>Valeria<\/u><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">IMPREVISTI<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Ambulatorio aperto. Dispositivi protezione te li devi procurare tu. Sospesi pilates, yoga. Ma stare a casa \u00e8 piacevole.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><u>Ludovica<\/u><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">IMPREVISTI<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Troppi a casa, devi nasconderti: videochiamate bagno, scuola scrivania, violino camera, relax giardino<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><u>Margherita<\/u><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">PROBABILITA\u2019<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Interrogazione su zoom. Non cambia mai veramente nulla, neanche le prof\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><u>Matilde<\/u><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">PROBABILITA\u2019<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\u00a0Rimani in Canada o torni?<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Quarta settimana<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><u>Massimiliano<\/u><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">IMPREVISTI<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Sospensione voli. Fare tornare Matilde. Preparare documenti CIG dipendenti. Sospeso il calcio.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Manutenzione attrezzature ristoranti.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><u>Valeria<\/u><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">IMPREVISTI<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Relax, giochi, aspettare Matilde, seguire protocolli e notizie covid<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><u>Ludovica<\/u><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">IMPREVISTI<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Internet sufficiente per zoom. Interrogazione greco. Studia.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><u>Margherita<\/u><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">PROBABILITA\u2019<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Il gestore telefonico regala 100 gigafree!!!!<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><u>Matilde<\/u><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">PROBABILITA\u2019<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Piangi preparando valigie. Saluta la \u00a0famiglia.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Quinta settimana<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><u>Massimiliano<\/u><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">PROBABILITA\u2019<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Matilde tornata, Valeria tranquillizzata, quarantena pi\u00f9 rilassata!<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><u>Valeria<\/u><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">PROBABILITA\u2019<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Rientra Matilde. Emozionata?<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><u>Ludovica<\/u><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">IMPREVISTI<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Matilde! Pronta a condividere camera ? Chiss\u00e0 cosa racconterete. Litigherete di nuovo.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><u>Margherita<\/u><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">PROBABILITA\u2019<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Matilde rompiscatole! C\u2019\u00e8 scrivania per Matilde e non dovrai restituirle la sua!<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><u>Matilde<\/u><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">IMPREVISTI<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Vai in prigione per 14 giorni! In quarantena casalinga!<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Settima settimana<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><u>Massimiliano<\/u><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">PROBABILITA\u2019<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\u00a0Quattro donne, aumento esponenziale delle rotture. Il governo pensa a te!\u00a0 \u20ac 600 una tantum!<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><u>Valeria<\/u><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">PROBABILITA\u2019<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Libri! Film! Giardino! Cucina! Lavare, stirare. La quarantena restringe spazi. Confinata in cucina! Insieme a Massimiliano!<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><u>Matilde<\/u><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">IMPREVISTI<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Bentornata Matilde! Sistema un po\u2019 di cose. Sei a casa! Amiche! Videochiamate! Zoom! Allenamenti!<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><u>Ludovica<\/u><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">PROBABILITA\u2019<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Video ,foto, musica, cucina, biscotti, sport, libri, serie tv, casino. Lo farai con Matilde. Devi ridarle il letto.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><u>Margherita<\/u><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">PROBABILITA\u2019<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">No amici, pallavolo, oratorio. Si\u00a0 zoom videochiamate. Violoncello, cucina, giardino, allenamenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>NEL FRATTEMPO \u00c8 ARRIVATA LA FASE DUE<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Massimiliano, 50 anni, Varese<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00abAttendo sempre l\u2019alba prima di raccontarti la notte. \u00c8 un giorno di un mese che non ricordo. Tutto \u00e8 ormai scandito dall\u2019impazienza che giunga un suono di rivalsa a irrompere in questo silenzio di sospensione e a restituirmi un fuori, oltre i vincoli di me stesso. Poter tornare a sentirmi partecipe degli eventi, coinvolto nell\u2019aria che transita tra i banchi di scuola e la strada, tra la polvere dei cantieri e la soglia; aderire nuovamente alle rive del mare respirando serenit\u00e0.<\/em><br \/>\n<em>Oggi non riesco a rialzarmi dalle mie ferite, Italia, ma sono qui con te a resistere. Immobile dietro questa finestra ad osservare, attendere\u2026 imparare.<\/em><br \/>\n<em>Sto imparando ad avere una patria che si estenda ben al di l\u00e0 del mio Sud e che la parola italiano trasuda ancora il suo prezioso valore. Eppure, Italia, amore, non ho parole al momento ma mancanze: delle labbra a cui destinarle, di corpi che anche solo stringerli \u00e8 la vita euforica che ci si nega in questa vita storica che ci destina. E sto imparando che a scalfirmi \u00e8 la perdita della semplicit\u00e0, dei sorrisi che colmano il quotidiano e acquietano, delle sedie divenute improvvisamente vuote e non pi\u00f9 in sovrannumero; delle risate mutate in eco spento che trovano appena la forza d\u2019incendiare ricordi: quei passi di danza sotto la pioggia, citt\u00e0 e calli, destinazioni indistinte che aggiungemmo.<\/em><br \/>\n<em>S\u00ec, Italia, c\u2019\u00e8 una lezione di riscoperta in tutto questo. Riprendere contatto con l\u2019essenziale; riprendere i dialoghi, leggere gli sguardi, valorizzare a dismisura la carezza e l\u2019abbraccio ed il coraggio di non subire i cambiamenti. Aprirsi all\u2019ascolto e cooperare, apprezzando la calma e la lentezza; il gusto di fiducia da riporre. Per ripartire con basi pi\u00f9 solide; per non disperdere questa verit\u00e0 che ci vede uomini insieme: nelle lacrime e nella lotta; nella richiesta costante d\u2019amore e poesia. Per non tradire la nostra umanit\u00e0 e ripartire\u00bb<\/em><\/p>\n<p><strong>\u2014 Mirko, Agrigento<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p><em style=\"text-align: justify;\">\u00abDal 24 febbraio 2020\u00a0<\/em><em style=\"text-align: justify;\">la mia routine quotidiana come quella della maggior parte dei lombardi, italiani e, infine, della popolazione mondiale si \u00e8 bloccata. Ci siamo ritrovati tutti di fronte ad una situazione mai vissuta prima, o almeno per noi pi\u00f9 giovani, la prima esperienza che lascer\u00e0 un segno nella nostra esistenza. \u201cRestate a casa\u201d: questa \u00e8 la frase che pi\u00f9 spesso ci siamo sentiti dire in questo periodo.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Prima della pandemia mi capitava spesso, come tutti i ragazzi, di rinchiudermi in camera mia per trovare un po\u2019 di pace dopo la giornata frenetica passata in universit\u00e0 o in giro per la citt\u00e0 mentre, dal momento dello scoppio del Coronavirus, tutto \u00e8 cambiato. Quello che prima era uno spazio di pace e serenit\u00e0 si \u00e8 trasformato nel luogo in cui crescevano maggiormente sempre pi\u00f9 ansie e preoccupazioni, tutto legato al momento delicato in cui ci siamo ritrovati. Ho iniziato a stare maggiormente a contatto con la mia famiglia, anche lei rinchiusa in casa per il primo periodo dell\u2019emergenza sanitaria, e a trascorrere pi\u00f9 tempo negli spazi \u201ccomuni\u201d della casa, come la cucina e il soggiorno.<\/em><br \/>\n<em>Successivamente, con l\u2019inizio della didattica a distanza, sia per me che per mia sorella, sono diventate sempre pi\u00f9 frequenti le liti riguardo a chi passasse pi\u00f9 tempo in camera, chi potesse usare il computer per seguire le lezioni. In particolar modo, lei lamentava una mia totale appropriazione sia della camera sia del computer, ammetto che non aveva tutti i torti.<\/em><br \/>\n<em>Piano piano ho cercato di ristabilire la mia routine esterna all\u2019interno della casa, ricreando l\u2019ambiente universitario in camera mia, dove passo la maggior parte del tempo seguendo le lezioni e studiando, e ci\u00f2 che riguarda la quotidianit\u00e0 casalinga in soggiorno, dove avvengono le classiche attivit\u00e0 di svago e riposo. Verso il tardo pomeriggio, invece, camera mia si trasforma anche in una piccola palestra, dove potermi allenare e dare sfogo al mio corpo in questo momento in cui anche l\u2019attivit\u00e0 sportiva \u00e8 vietata. Credo di essere riuscita a riprodurre al meglio degli ambienti esterni necessari per me all\u2019interno di quello che prima era un semplice luogo dove poter svagare la propria<\/em><br \/>\n<em>mente\u00bb<\/em><\/p>\n<p><strong>\u2014 MLC, 21 anni, Como.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00abIn questo periodo di quarantena sto avendo la possibilit\u00e0 di riscoprire tante cose che, con il tempo, ne avevo quasi dimenticato la bellezza. Da un mese ormai mi ritrovo ogni giorno a svolgere una sorta di \u201cgiornata-programma\u201d: la mattina mi rifugio in camera da letto, mi siedo davanti al computer e inizio a controllare le mail, le notizie, dopodich\u00e9 inizio a studiare. Ora di pranzo, in cucina, insieme alla mia famiglia, guardiamo il telegiornale e ascoltiamo purtroppo, notizie non bellissime. Il pomeriggio lo passo sul divano, leggendo un libro, o guardando qualche programma di cucina alla televisione (ultimamente trovo solo programmi di cucina alla tv). Verso ora di cena mi ritrovo di nuovo in camera mia a svolgere un veloce allenamento per tenermi in forma. Questo \u00e8 la mia \u201cdaily routine\u201d da quando \u00e8 iniziato questo periodo grigio fino a qualche settimana fa. Mi sembrava di vivere ogni giorno un d\u00e9j\u00e0 vu, quindi ho deciso di rivoluzionare in modo diverso la mia giornata cambiando i luoghi, dunque le stanze, mantenendo per\u00f2 le stesse attivit\u00e0. La mattina decido di studiare fuori in balcone, percepisco l\u2019aria di primavera, con il cinguettio degli uccellini (sono fortunata perch\u00e9 vivo in una zona non molto trafficata, quindi il silenzio \u00e8 all\u2019ordine del giorno nel mio paese) che mi rilassa e mi fa concentrare di pi\u00f9, al contrario di camera mia. Nel mentre ho anche l\u2019occasione di salutare qualche vicino, e scambiarci due chiacchiere (prima di tutto ci\u00f2 <\/em><em>avveniva raramente). Durante il pranzo, se prima eravamo soliti a guardare il telegiornale, ora ascoltiamo un po\u2019 di musica o addirittura decidiamo di spegnerla e chiacchierare tra di noi (ulteriore cosa persa prima di questo periodo). La cucina diventa automaticamente luogo di chiacchiere e risate. La sala si trasforma in un luogo tranquillo, di relax e di intrattenimento poich\u00e9 ultimamente abbiamo riscoperto i giochi da tavola. All\u2019interno di questo spazio prevalgono sicuramente le risate, stiamo riscoprendo lo stare insieme, e forse queste quattro mura ci hanno legato ancora di pi\u00f9 l\u2019uno con l\u2019altro. Non \u00e8 tanto buio come periodo in fondo\u00bb<\/em><\/p>\n<p><strong>\u2014 Giorgia, 21 anni, Como<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00ab\u201cLa mia prigione\u201d\u00a0 | Sempre di fretta, raramente a casa, feste, bar, cene al ristorante, viaggi, ma anche molti impegni e responsabilit\u00e0: l&#8217;universit\u00e0, il lavoro. Stremata nel tentativo di mantenere un equilibrio, coprivo di<\/em><br \/>\n<em>polvere le passioni e me stessa.<\/em><br \/>\n<em>Improvvisamente, per\u00f2, iniziano a circolare delle parole nuove, lontane dalla nostra quotidianit\u00e0, che in poco tempo la stravolgeranno.<\/em><br \/>\n<em>Distanziamento sociale, quarantena, lockdown, isolamento.<\/em><br \/>\n<em>Serrande abbassate, strade deserte, persone che spiano dalle finestre, visi coperti a met\u00e0 dalle mascherine.<\/em><br \/>\n<em>Ora che tutto si \u00e8 fermato, sono costretta a farlo anche io. Lo spazio che mi \u00e8 concesso esplorare \u00e8 quello che conosco pi\u00f9 di tutti, cosa avr\u00e0 da offrire ancora?<\/em><br \/>\n<em>Le ore passano ed io resto bloccata, oscillando tra le poche stanze del mio piccolo appartamento: la mia accogliente prigione.<\/em><br \/>\n<em>Quasi inconsapevolmente sono ritornata a guardare film, ho riscoperto il piacere della lettura e l&#8217;emozione che nasce dalle note di un vinile che gira in un salotto freddo e vuoto.<\/em><br \/>\n<em>Ho visto i sorrisi delle persone che amo attraverso schermi, piatti e poco vividi, ho udito le loro voci metalliche negli auricolari, stesa in un letto che non mi culla, fissando i vari poster e foto ricordo appesi sulle pareti.<\/em><br \/>\n<em>Le stesse pareti che ho, poi, deciso di dipingere perch\u00e9 mi appartenessero, o forse solo per renderle amiche.<\/em><br \/>\n<em>Talvolta ho avvertito un forte bisogno di respirare a pieni polmoni, di sentire il sole scaldarmi la pelle e guardare le nuvole danzare. Le finestre erano l&#8217;unica porta sul mondo, ma il panorama che offrono \u00e8 claustrofobico: una via stretta e molte case vicine. L&#8217;unico elemento che spicca \u00e8 il campanile che si issa contro il cielo, scandendo il passare del tempo con il rintocco delle sue campane.<\/em><br \/>\n<em>Questa mattina quella stessa melodia mi ha svegliata, accompagnata da un raggio di sole sul cuscino e qualche cinguettio lontano: allora ho sorriso, perch\u00e9 il mondo non si \u00e8 fermato, anzi, ha compiuto il solito ciclo, nonostante io non vi abbia assistito. Ma quando sar\u00e0 concesso uscire, potr\u00f2 tornare nei luoghi che amo e sar\u00e0 una magnifica sorpresa, che sicuramente sapr\u00f2 guardare con occhi diversi\u00bb<\/em><\/p>\n<p><strong>\u2014 Giulia, 20 anni, Novedrate (Como)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abIl mio spazio vissuto in questo periodo di quarantena. Solitamente, dopo giornate intense di lavoro o di scuola siamo abituati a vedere la casa come una sorta di rifugio che ci conforta, ma oggi, chiuso nella mia cameretta, mi accorgo che non possiamo chiamare \u201ccasa\u201d solo lo spazio della nostra abitazione privata, ma anche la citt\u00e0 che gli sta intorno ne \u00e8 parte fondamentale. Una citt\u00e0, che percepisco sempre pi\u00f9 come \u201ccasa collettiva\u201d, dove gli spazi<br \/>\nverdi, diventano il nostro giardino, i servizi offrono spesso un\u2019accoglienza sensibile alle nostre necessit\u00e0 e i luoghi di incontro, il nostro salotto sociale .Vivendo vicino al centro, su un viale che collega Varese con Como, prima di questa emergenza sanitaria si era abituati al rombo delle macchine che trafficavano le strade, al parco affollato dai bambini da grida di gioia, a persone intente a passeggiare durante una bella giornata soleggiata.. Oggi affacciandomi al balcone, sento una sensazione strana, quasi di paura, un silenzio tombale, un viale vuoto, senza macchine, totalmente irriconoscibile, abituandoci quindi a una quiete a cui non eravamo mai abituati in citt\u00e0.<br \/>\nAbbiamo anche, in qualche modo, riscoperto lo spazio esterno delle nostre abitazioni: balconi, terrazze e terrazzini, attraverso i quali le case si sono proiettate fuori, ad una realt\u00e0 esterna qualsiasi,\u00a0alla ricerca di una comunit\u00e0 di vicinato cui non s\u2019era prestata grande attenzione prima della pandemia. Si ricerca questa sorta di comunicazione anche con i vicini con cui magari non si andava particolarmente d&#8217;accordo, ma vista la situazione in cui ci troviamo tutti quanti, si abbandona il cosiddetto &#8220;orgoglio&#8221; e si cerca di ricostruire un\u2019amicizia, non solo con i condomini, ma anche con i residenti di edifici distanti. Dalle terrazze delle nostre case, il silenzio inquietante della citt\u00e0 \u00e8<br \/>\nstato rotto dai vari flash mob, da voci e suoni che d\u2019improvviso, hanno aperto un dialogo tra le abitazioni. Abbiamo bisogno di far sentire che fuori c\u2019\u00e8 qualcuno che come noi resiste, ha voglia di parlare, di vincere. Ci stiamo abituando ad una citt\u00e0 diversa, pi\u00f9 solidale e ad un paesaggio pi\u00f9 sonoro. Sono sicuro che quando finir\u00e0 tutto ci\u00f2, guarderemo la nostra &#8220;casa collettiva&#8221; con maggior rispetto e cura\u00bb<\/p>\n<p><strong>\u2014 Dimitrov Kristian, 21 anni, Olgiate Comasco (Como)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00abIL MIO SPAZIO VISSUTO AL TEMPO DEL COVID-19 | Secondo Fr\u00e9mont, lo spazio vissuto \u00e8 \u00ablo spazio degli individui di cui si appropriano, con i loro percorsi, le loro percezioni, le loro rappresentazioni, i loro segni, le loro pulsioni e passioni\u00bb.<\/em><br \/>\n<em>Nei primi di giorni del mese di marzo, un ospite inatteso e oltremodo indesiderato (che si era insediato silenziosamente e a nostra insaputa gi\u00e0 da tempo nelle nostre vite), ci ha imposto un drastico cambiamento per quanto concerne le nostre abitudini e del nostro stile di vita pi\u00f9 o meno frenetico.<\/em><br \/>\n<em>Ci siamo dovuti adattare al fatto che la nostra casa \u00e8 l\u2019unico ambiente che siamo costretti a vivere a tempo pieno e questa nuova realt\u00e0 mi ha portata progressivamente a rivedere le mie abitudini lavorative, scolastiche e sociali, dal momento in cui la mia vita \u00e8 sempre stata immersa in molti spazi, nello spazio universitario, in quello con i miei amici, in quello con i miei colleghi di lavoro ecc&#8230;<\/em><br \/>\n<em>Improvvisamente, il mio spazio \u00e8 stato limitato, per effetto di una decisione pi\u00f9 o meno consapevole ma necessaria, che mi ha permesso di comprendere quanto sia complicato e problematico pianificare la propria giornata confinata unicamente tra le mura domestiche, le quali non sembrano pi\u00f9 cos\u00ec accoglienti e cos\u00ec desiderabili come quando ero sommersa nella frenesia quotidiana della mia routine giornaliera e pre-pandemica.<\/em><br \/>\n<em>Inaspettatamente, \u00e8 difficile fare quelle cose che ho sempre dato per scontate, come ad esempio andare a fare la spesa, che risulta piuttosto complicato.<\/em><br \/>\n<em>Peraltro, \u00e8 davvero strano seguire le lezioni universitarie online, ma per quanto possa sembrarmi assurdo, mi sono dovuta rassegnare all\u2019approccio frontale.<\/em><br \/>\n<em>In aggiunta, anche la percezione del tempo nel mio spazio vissuto \u00e8 cambiata da quando \u00e8 iniziata la quarantena: durante i primi giorni il tempo scorreva piuttosto velocemente, tra l\u2019assidua attenzione nei confronti delle contraddittorie novit\u00e0 sulla pandemia esasperate dai notiziari, mentre successivamente il ritmo ha iniziato a rallentare progressivamente, quasi come se tutti gli abitanti di questo pianeta fossero sospesi in una dimensione temporale indefinita.<\/em><br \/>\n<em>La soluzione per non cadere nell\u2019oblio risiede nella consapevolezza dell\u2019utilit\u00e0 del distanziamento sociale che mi permette di trovare l\u2019equilibrio tra spazio e tempo, senza percepire la casa, il mio spazio vissuto, come una gabbia.<\/em><br \/>\n<em>Per stemperare un\u2019attesa incerta, trascorro la mia giornata studiando, cucinando, pulendo e igienizzando l\u2019ambiente circostante tra una videochiamata e l\u2019altra, cercando di tenermi impegnata e rendere fruttifero questo tempo, per fare in modo di non rimpiangerlo quando ritorneremo.<\/em><br \/>\n<em>In ultima analisi, l\u2019unico vantaggio che trovo in questa situazione assurda \u00e8 la bellezza e la disinvoltura con cui la Terra continua la sua vita, beneficiando dell\u2019impressionante riduzione dell\u2019inquinamento e del fatto che le acque siano pi\u00f9 limpide che mai e questo, dovrebbe far riflettere sul fatto che noi esseri umani siamo ospiti e non i padroni.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>In conclusione, quando ritorneremo a ripopolare le citt\u00e0, ritengo che sia doveroso rivedere e modificare le nostre pratiche spaziali, perch\u00e9 la natura ci ha dimostrato che, anche senza l\u2019essere umano, non necessario, \u00e8 in grado di sopravvivere\u00bb<\/em><\/p>\n<p><strong>\u2014 Eleonora, 21 anni, Triuggio (MB)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00abTra videolezioni, smart working, letture, cucina e pulizie di casa, l\u2019unico modo per potersi interfacciare alla realt\u00e0 sono i canali virtuali, in cui ognuno dice la sua: improvvisamente tutti siamo diventati virologi, politici, statisti e chef stellati.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Personalmente devo dire che durante questa quarantena ho riscoperto il gusto delle piccole cose come un pranzo in tranquillit\u00e0 a casa insieme alla mia famiglia, senza il bisogno di andare chiss\u00e0 dove. Fare una telefonata in pi\u00f9 e non inviare un semplice (e freddo) sms. Altre piccole cose mi mancano, il caff\u00e8 coi compagni d\u2019universit\u00e0, una passeggiata, il sabato sera con le amiche.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Non pensavo che da casa mia si sentisse il rumore del treno (la stazione dista 800 metri), che per andare a fare la spesa avremmo dovuto renderci asettici con guanti e mascherina e al ritorno lasciare le scarpe e la borsa fuori dalla porta di casa.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00c8 pi\u00f9 che mai attuale l\u2019arte del doversi \u201carrangiare\u201d.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Mancano il lievito e la farina nei supermercati. Le tv si sono conformate al distanziamento, modificando i format ed escludendo la presenza del pubblico.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Anche la casa si \u00e8 plasmata sulle necessit\u00e0 del momento, il salotto (che ha la luce migliore) \u00e8 diventato il posto ideale per le videochiamate di lavoro e le sessioni di laurea.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Tutto a portata di mano in cucina, con conseguente disordine maggiore! La cameretta in condivisione con mio fratello \u00e8 praticamente diventata solo mia per via della didattica online, in cambio lui ha quasi monopolizzato il soggiorno. La lunga attesa per il bagno, che gi\u00e0 \u00e8 uno per quattro persone, e che ora \u00e8 diventato anche una beauty farm. Mai come in quarantena ho sentito la necessit\u00e0 di stare in balcone. \u00c8 in balcone che facciamo gli aperitivi e prendiamo un po\u2019 d\u2019aria fresca, da qui si possono avere contatti- nel vero senso della parola- col mondo esterno, speriamo non sia l\u2019unico protagonista anche in estate! La casa si \u00e8 dovuta evolvere, prima era per tutti noi quasi soltanto un luogo di passaggio perch\u00e9 eravamo sempre fuori, adesso invece tutte le attivit\u00e0 di prima si sono adibite a spazi domestici. La casa \u00e8 l\u2019unica isola felice, perch\u00e9 \u00e8 l\u2019unico luogo in cui ci sentiamo protetti dal virus.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00c8 in un momento del genere che mi sento fortunata ad avere una famiglia unita e ho scoperto che stare tutti insieme, seppur con libert\u00e0 un po\u2019 limitate, non \u00e8 poi cos\u00ec male\u00bb<\/em><\/p>\n<p><strong>\u2014 Immacolata Domenica, 22 anni, Milano<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>\u00abGli spazi della mia quarantena<\/strong> |\u00a0Sotto il tiepido sole, un tipico vento primaverile mi accarezza la schiena e le spalle, chine su un libro. Mi trovo sul mio terrazzo, circondata da fiori, piante e immersa in un\u2019aria insolitamente pi\u00f9 pura. Leggo \u201cCime tempestose\u201d di Emily Bront\u00eb sognando quegli spazi sconfinati, quelle montagne verdi solcate da vivaci ruscelli e adornate di fieri alberi centenari; una perfetta antitesi con i limitati spazi della mia quarantena. Allungando lo sguardo oltre il grigio cancello della mia casa, osservo le persone che passeggiano sul marciapiede: chi porta a spasso il cane, chi ne approfitta per sgranchirsi le gambe, chi rientra affaticato con la spesa. Appare quasi come una normale immagine di vita quotidiana, se non fosse per le mascherine, attualmente irrinunciabili fonti di prevenzione e speranza. La variazione di stile di vita sub\u00ecta in questi impensabili mesi mi ha permesso di annullare le distanze fra me e la mia mamma; condividiamo gli spazi della casa e i momenti della giornata, ritrovandoci sempre pi\u00f9 in sintonia. Un\u2019inaspettata chiamata desta la mia mente dalle onde impetuose dei miei pensieri: \u00e8 un caro amico. Adeguare le relazioni interpersonali a questa quarantena non \u00e8 affatto semplice; la tecnologia di cellulari e computer rappresenta la pi\u00f9 pratica (nonch\u00e9 obbligata) soluzione al riguardo. La mia immaginazione vaga ancora insistentemente sulla romantica e fantasiosa atmosfera del libro; sfrutto cos\u00ec l\u2019unica attuale possibilit\u00e0 di viaggiare.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Terminata la telefonata, decido di allentare un po\u2019 la tensione; chiudo la finestra su Wuthering Heights e apro la portafinestra che d\u00e0 accesso alla mia stanza. Nonostante non possa andare in palestra, ogni giorno dedico un\u2019ora all\u2019esercizio fisico; accendo lo stereo, metto il mio cd preferito, il volume al massimo e inizio l\u2019allenamento. In questi momenti la mia camera non rappresenta un semplice rifugio, ma una vera, ideale bolla di sapone che mi avvolge e mi isola da ogni altra cosa. Qualsiasi pensiero sfuma nell\u2019aria come finissima sabbia trasportata dal vento nel deserto ed io svuoto completamente la mia mente\u00bb<\/em><\/p>\n<p><strong>\u2014 Eleonora, 20 anni, Gallarate (VA)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00abAvevo gi\u00e0 intuito in passato come l\u2019ambiente in cui viviamo ci influenzasse, ma l\u2019esperienza della quarantena ne \u00e8 stata la conferma.<\/em><\/p>\n<p><em>Lo spazio dove trascorro pi\u00f9 tempo durante la giornata \u00e8 camera mia, ma ci sono altri luoghi della casa che frequento spesso come fossero tappe di una pista automobilistica.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>La mia percezione ad inizio quarantena era di disagio perch\u00e9 vivevo uno smarrimento.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>In particolare, stare in camera mia era piacevole, ma non mi appagava completamente.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Il motivo era che gli oggetti mi stavano schiacciando, probabilmente per la quantit\u00e0, per la posizione nella stanza o perch\u00e9 non avevano pi\u00f9 nulla in comune con la mia persona in quanto pi\u00f9 matura.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Lavorare o studiare in spazi che non ci riflettono o che non ci rappresentano pi\u00f9, crea solo situazioni di procrastinazione e disagio.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Ho sentito, quindi, un bisogno sincero di cambiare l\u2019ambiente che amo e che mi fa sentire pi\u00f9 sicura. Ho buttato quello che non sentivo pi\u00f9 mio, ho fatto una cernita di tutti gli oggetti, ho sistemato i cassetti, la libreria e perfino dentro l\u2019armadio nonostante non abbia nulla a che fare con l\u2019estetica della stanza.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Averlo riordinato mi ha agevolato nell\u2019inquadrare e sistemare i miei pensieri. Ha incrementato la mia voglia di fare, stimolato la fantasia e incentivato attivit\u00e0 come lo studio.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Aver buttato gli oggetti invece, mi ha aiutato ad affrontare aspetti scomodi della mia vita che influenzavano ancora la mia quotidianit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Mi verrebbe da dire che lo spazio assume il ruolo di \u201cinfluencer\u201d. Pu\u00f2 arrivare a determinare il mio stato d\u2019animo e la possibilit\u00e0 o meno di scontrarmi con il mio nucleo famigliare. Cos\u00ec come ha il potere di fare il contrario; pu\u00f2 mettere una gioia immensa.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>La quarantena mi ha permesso di rafforzare il legame diretto che sento con il mio spazio personale e consolidare l\u2019idea che, con il modificarsi delle situazioni, l\u2019ambiente deve mutare al nostro cambiare e pu\u00f2 aiutare a riscoprire s\u00e9 stessi se ben ordinato\u00bb<\/em><\/p>\n<p><strong>\u2014 Caterina, 19 anni, Canegrate (Mi)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<blockquote><p><strong><b>DOMANI, FORSE IERI <\/b><\/strong><\/p>\n<p>Sono le cinque del mattino.<\/p>\n<p>Le strade sono deserte.<\/p>\n<p>Distratta dai miei pensieri fisso il cielo.<\/p>\n<p>\u00c8 ombroso, tetro.<\/p>\n<p>Nottata insonne.<\/p>\n<p>Rumori assordanti nella mia mente stanca.<\/p>\n<p>Vedo il buio, cerco la luce. Forse la trovo.<\/p>\n<p>Fermi tutti, \u00e8 Primavera!<\/p>\n<p>Gli alberi sono in fiore.<\/p>\n<p>In lontananza vedo grandi\u00a0mezzi.<\/p>\n<p>Contengono sogni, speranze, vite&#8230; spezzate.<\/p>\n<p>Mi sento impotente.<\/p>\n<p>Tanto arroccata nella mia fortezza costruita su una illusione di perfezione.<\/p>\n<p>Ma in realt\u00e0 sono fragile, vulnerabile.<\/p>\n<p>Potenzialmente straordinaria.<\/p>\n<p>Lo sono. Lo siamo.<\/p><\/blockquote>\n<p><strong>\u2014\u00a0 Annachiara, 22 anni, Catanzaro<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00ab\u00c8 suonata la sveglia, ho ancora voglia di dormire, ma devo andare a connettermi in remoto al computer dell\u2019ufficio. Non mi sono ancora abituata all\u2019ora legale, per fortuna posso ritornare a letto ancora un po\u2019. Non so come sia possibile che riesca a riaddormentarmi cos\u00ec rapidamente, mi sono sempre addormentata con lentezza e con altrettanta lentezza svegliata. Saranno questi strani ritmi cadenzati dalla quarantena che ti danno la percezione di avere tempo a disposizione?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00c8 questa strana cura che sto facendo la cui tossicit\u00e0, a differenza dalla chemio, aiuta il mio corpo a prendersi il tempo di cui necessita per riposare?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Non so ma ringrazio che sia cos\u00ec.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Prima di iniziare le attivit\u00e0 in smart working, mi siedo qualche minuto nel mio balconcino fiorito, osservo le piante e faccio previsioni su quando sbocceranno nuovamente le rose. Guardo gi\u00f9 per strada, non vedo nessuno uscire dal portone, ma osservo tante persone nei palazzi di fronte indaffarate o che stanno semplicemente seguendo i loro pensieri. Al momento la mia attivit\u00e0 lavorativa consiste nel seguire corsi formativi, che spaziano dal corso d\u2019inglese a quelli sull\u2019intelligenza artificiale e su varie forme di comunicazione.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>In questo periodo ho ripreso a praticare tai chi. La pratica via skype \u00e8 stata congeniale alla mia condizione di paziente oncologico in terapia. Su skype mi incontro anche col mio gruppo psicooncologico, se pur parzialmente, senti una parvenza di vicinanza con persone che sentono il tempo come un dono prezioso e che hanno la tua stessa percezione della vita.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Spesso nel pomeriggio seguo dei video di ginnastica dolce personalizzata che mi ha preparato una dolcissima ballerina.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Con mio marito trascorro il tempo in armonia, la disposizione della casa ci permette di gestire senza interferenze le ore che dedichiamo alle nostre attivit\u00e0 personali.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>I video e le foto di vita quotidiana che invia mio figlio, alleggeriscono il senso di oppressione causato dall\u2019incertezza di quando potremmo nuovamente abbracciarci, ma non \u00e8 sufficiente.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Vorrei ricominciare a passeggiare, sperando che la nostra abilit\u00e0 sociale generi gesti di cortesia e consapevolezza tali da farci sentire uniti contro un nemico comune\u00bb<\/em><\/p>\n<p><strong>\u2014 Antonella, 57 anni, Palermo<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00abPassato, presente e futuro ora mi appaiono quasi un unico ammasso di tempo. Giorni, minuti e ore hanno poco senso in una stanza di pochi metri quadri. Oggi \u00e8 domenica ma fa poca differenza un giorno festivo. Tra le mani un libro scritto da Agatha Christie, Poirot a Style Court. Personaggi con interazioni, persone cercano di trovare il colpevole di un delitto. Persone con interazioni sociali. Banale? Scontato? Oggi non pi\u00f9. Dal pc arrivano le note battenti e quasi crude dei Mayhem ed in particolare con Falsified and hates. Aiuta a rilassarmi e soprattutto mi fa concentrare sul mistero in corso.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Il balcone \u00e8 aperto. Oggi c\u2019\u00e8 il sole. Per fortuna vivo dove si respira aria pulita. Riesco a godermi l\u2019arrivo della primavera. Una brezza leggera sfiora il mio viso su cui una ruga, dovuta alla concentrazione, ha formato un piccolo solco. Un rumore mi distrae, qualcuno ha deciso di dare ordine al prato selvaggio. Non solo le mie orecchie lo percepiscono, ma anche il mio naso. Mi pizzica, come anche la gola. Sono, infatti, allergica all\u2019odore dell\u2019erba appena tagliata, come anche al polline e a molti fiori. Non ne sono affatto dispiaciuta. Percepire la folle e pulsante vita della natura mi rasserena. Un piccolo ragno sale lungo il vetro lento ma spedito. Non ha fretta, ma \u00e8 costante nel suo lavoro.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Di questo pecchiamo molto spesso. L\u2019impazienza. Veleno che deturpa tutto ci\u00f2 che incontra sul suo cammino. Un aspetto su cui si dovrebbe lavorare. Ormai ci si \u00e8 abituati al tutto e subito. L\u2019era dei social, l\u2019era dell\u2019immediatezza. La quarantena \u00e8 riuscita a rallentare il ritmo. Alla riflessione. Alla meditazione. Conosciamo le persone su ci possiamo sempre fare affidamento. Le persone che realmente e in modo concreto possono modificare la nostra felicit\u00e0. Noi stessi. Solo noi abbiamo certo il potenziale di cambiare le nostre vite e il resto del mondo intorno a noi. Sempre noi, cambiando l\u2019atteggiamento verso il mondo esterno, possiamo ispirarci e ispirare gli altri. E non \u00e8 mai troppo tardi per agire. Allora? Che fai? Aspetti ancora?\u00bb<\/em><\/p>\n<p><strong>\u2014 \u00a0Fiorella, 33 anni, Arcavacata di Rende (CS)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00abNonostante la nostra sia una casa abbastanza piccola, poco meno di 50 mq. pi\u00f9 un terrazzo di 16, le settimane di lockdown sono state meno terribili di quanto temessi. Noi siamo in 2: il mio compagno e io.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Lui ha continuato a lavorare fuori (ambulatorio di psichiatria, \u00e8 infermiere), io a casa in smart working dal giorno del lockdown nazionale. In questa fase, il mio lavoro \u00e8 consistito soprattutto in colloqui telefonici (io lavoro come navigator), pertanto, il problema pi\u00f9 grande \u00e8 stato trovare il modo di non intralciarci quando la mattina telefonavo e lui lavorava di pomeriggio, affinch\u00e9 io avessi la massima privacy.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Lui in casa dorme, guarda la tv o suona un po\u2019 la chitarra, legge, io lavoro e leggo o contatto gli amici, tv solo la sera, ascolto la musica mentre pulisco casa. Pi\u00f9 condivisione che divisione degli spazi.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Anche se non sempre il tempo atmosferico ha consentito di utilizzare il terrazzo (da cui \u00e8 persino possibile vedere una strisciolina di mare) e il balcone, tuttavia si sono rivelati preziosi, in questi giorni, per il sole e lo sguardo sul mondo esterno. \u00a0Ho curato di pi\u00f9 le piante. Abbiamo pranzato fuori, quando possibile.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Gli amici, i miei genitori e tutti gli altri parenti, li ho sentiti spesso al telefono e con le chat, abbiamo fatto anche le video-call di gruppo, ovviamente in quest\u2019ultimo caso ti affanni a cercare lo sfondo pi\u00f9 bello, la luce migliore&#8230; e anche l\u00ec occorre dividere gli spazi in due se l\u2019altro non \u00e8 coinvolto.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Mi sono sentita fortunata, per due ragioni: la prima \u00e8 che casa nostra mi piace molto, e la seconda che la condivido con una persona che amo.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Ovviamente, la lunga permanenza in casa ci ha fatto pensare a tutto ci\u00f2 che di essa avremmo voluto modificare da tempo, ma che abbiamo tralasciato per altre priorit\u00e0, e ora ci appaiono impellenti! Abbiamo utilizzato questo tempo anche per pianificare i cambiamenti.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Sarebbe stupido negare l\u2019esistenza di qualche tensione causata della frustrazione di dover organizzare tempi e spazi in modo diverso, ma molto meno di quante me ne aspettassi\u00bb<\/em><\/p>\n<p><strong>\u2014 \u00a0Anonimo, Siracusa<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00abInizi di Marzo 2020: un ospite indesiderato impone un drastico cambiamento del nostro stile di vita.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Di colpo la casa diventa il solo scenario immaginabile per qualunque momento della giornata, per qualsiasi attivit\u00e0 si decida di svolgere. Gli ambienti sono gli stessi rispetto a quelli che ho sempre conosciuto ma, vissuti a tempo pieno, un giorno dopo l\u2019altro, acquistano connotati diversi. E allora tocca adattarsi, riconfigurare ogni cosa. Cerco costantemente di rammentare a me stessa che, in una simile circostanza, quella in cui mi trovo sia una condizione privilegiata, ma al tempo stesso non riesco a fare a meno di percepirla come estremamente limitante. Difficile scandire la giornata, facile confondere i giorni della settimana, in un orizzonte in cui niente appare in maniera nitida. La didattica prosegue a distanza, ma fatico a rassegnarmi all\u2019idea di non poter frequentare i corsi del mio ultimo semestre universitario. La concentrazione per lo studio latita. Le relazioni con gli amici vengono mantenute in pi\u00f9 forme, grazie ai vari mezzi di comunicazione, ma niente pu\u00f2 sopperire alla mancanza di un incontro. Nel frattempo, trovo conforto quotidiano nella musica e in qualche lettura. Casa \u00e8 il luogo del rifugio, sempre pronto ad accogliere, un luogo in cui ci si sente protetti. Ma quando diventa la sola dimensione di vita, ecco che la percezione cambia. \u00c8 l\u2019alternanza tra vita esterna e vita interna a valorizzare entrambe, la dialettica dentro-fuori a conferire senso a tutto.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Andare indietro con la mente per rievocare momenti gioiosi, sereni o semplicemente quotidiani \u00e8, a volte, doloroso. Immaginare un futuro di convivenza con il virus \u00e8 angosciante. Sento, allora, di vivere un tempo sospeso in cui non sono capace di andare n\u00e9 avanti n\u00e9 indietro, una sorta di dimensione parallela che sottrae alla vita, rubando qualcosa di prezioso che non potr\u00e0 essere in alcun modo recuperato. E allora l\u2019unica prospettiva a tenermi viva \u00e8 quella di un ritorno alla prossimit\u00e0, alla vicinanza, al contatto umano, a un momento in cui l\u2019altro non sia visto con sospetto. \u00c8 una strada lunga, ma ho bisogno di pensare che tutto questo ritorner\u00e0\u00bb<\/em><\/p>\n<p><strong>\u2014 \u00a0Alessandra, 26 anni, Vibo Valentia (Calabria)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00abTerranova di Pollino, 18.04.2020 | <strong>STANDO A CASA<\/strong> | La casa pu\u00f2 essere percepita come un contenitore vuoto, necessaria per soddisfare solo le esigenze fisiche, oppure uno scrigno che custodisce il nostro essere, piena di energia vitale. \u00c8 questo il punto di partenza dal quale dipende il nostro vivere, nel tempo e nello spazio, questi giorni di isolamento.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Dopo i primi momenti trascorsi, con mio marito, a riorganizzare gli spazi fisici affinch\u00e9 fossero funzionali alle rispettive esigenze \u00a0creative, necessarie per nutrire la mente, \u00e8 subentrata la necessit\u00e0 di pianificare le incombenze quotidiane. Evitare interferenze \u00e8 essenziale per soddisfare la umana necessit\u00e0 di sentirsi liberi di agire pur nell\u2019ambito di regole condivise.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Intrigante diviene per me la percezione del tempo, sebbene scorra inesorabile con il suo ciclo invariato; nei primi giorni sembrava correre veloce tra la spasmodica attenzione alle notizie mediatiche, martellanti e contraddittorie, e le lunghe telefonate monotematiche per sentirsi parte di un mondo che rischia di apparire lontano ed esterno al nostro guscio protettivo; per poi man mano rallentare il suo ritmo fino a divenire quasi sospeso, indefinito, in \u00a0attesa delle rondini che annunciano la primavera. \u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00c8 la consapevolezza delle proprie fragilit\u00e0 \u00a0che ci permette di tutelarci \u00a0e non lasciarsi trascinare dal vortice nefasto dell\u2019angoscia causata da paure \u00a0convulse ed irrazionali, \u00a0ripeto tra me e me quando, nonostante l\u2019apparente normalit\u00e0, mi assale il senso di inquietudine. E nella ritrovata convinzione dell\u2019utilit\u00e0 del distanziamento sociale che trovo la ragione per attivare meccanismi di difesa, investire energie per ritrovare il personale giusto equilibrio tra spazio e tempo, con la consapevolezza che sono, pur nell\u2019indiscussa razionalit\u00e0 matematica, variabili nella percezione; lo stesso spazio pu\u00f2 risultare sufficiente e protettivo \u00a0o una gabbia che, nonostante la sua ampiezza, ci rende prigionieri di noi stessi; cos\u00ec il tempo pu\u00f2 apparire lento e infinito nell\u2019attesa di un futuro incerto oppure \u00a0scorrere veloce inseguendo il domani.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>In conclusione, \u00e8 nella complessit\u00e0 della \u00a0mente e nel nostro paesaggio interiore la chiave per affrontare con determinazione le sfide che \u00a0l\u2019inevitabile cambiamento ci pone, di \u00a0immutato resta \u00a0solo l\u2018alternarsi del giorno e della notte a ricordarci che \u00e8 opportuno vivere con intensit\u00e0 il presente\u00bb<\/em><\/p>\n<p><strong>\u2014 M. Francesca, 61 anni, Terranova di Pollino\u00a0 (Potenza)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00abSiccome stiamo tutti a casa, la giornata la trascorro sistemando e igienizzando l\u2019ambiente dove viviamo&#8230; Comunque, cerco anche di studiare, in particolare la musica, la fisarmonica, la lira e l\u2019organetto; inoltre, ho fatto un piccolo orticello con piante di pomodoro, peperoni, melanzane, basilico, prezzemolo ecc\u2026 Con i miei amici comunico con i social, oppure con una semplice telefonata. Bisogna tenersi impegnati e cercare di migliorare sempre. \u00c8 bello cimentarsi ed andare alla scoperta di cose nuove, come, ad esempio, fare il pane a casa dal momento che abbiamo tanto tempo a disposizione. Infatti, basta andare su Google e seguire la ricetta\u2026 Penso che da questa brutta esperienza ognuno di noi si sia dilettato nell\u2019imparare qualcosa di nuovo e di inesplorato; stando a casa ne usciremo pi\u00f9 consapevoli delle nostre capacit\u00e0, perch\u00e9 noi italiani siamo talentuosi e pieni di risorse nascoste\u00bb<\/em><\/p>\n<p><strong>\u2014 Raffaele, 35 anni, Tropea<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00abPersonalmente, credo che questa quarantena prolungata a causa del COVID-19 stia modificando molte nostre azioni quotidiane; io vivo a casa con i miei genitori e due fratelli maschi pi\u00f9 piccoli di me. Non ero abituata a rimanere molto tempo a casa avendo molti impegni giornalieri; studiavo a Rovigo e ogni giorno mi svegliavo molto presto per prendere il treno e fare un lungo tragitto di ben 3 ore, quindi tornavo sempre a casa tardi verso le 20.00 e nel weekend lavoravo la sera, quindi condividevo pochi momenti con la mia famiglia e mi dispiaceva tanto. Ora, invece, non lavoro e il tempo a mia disposizione lo dedico a pi\u00f9 attivit\u00e0; mi sono organizzata mentalmente, altrimenti non reggerei la noia; l\u2019impatto pi\u00f9 grosso \u00e8 che ci viene chiesto un radicale cambiamento dello stile di vita quotidiano; infatti, ci viene chiesto paradossalmente non di fare pi\u00f9 cose, come la societ\u00e0 moderna ci ha abituato a fare, generando il cosiddetto \u201cstress per le tante cose da fare\u201d, ma di non fare, di \u201crestare a casa\u201d; credo che questo possa avere delle conseguenze sul piano psicologico per le persone, a cominciare dal nostro rapporto con la paura, in questo contesto di incertezza e di preoccupazione; la paura pu\u00f2 essere funzionale, perch\u00e9 si pu\u00f2 trasformare in attivazione e maggiore attenzione, per esempio per rispettare i protocolli di igiene, come lavarsi le mani e indossare i dispositivi di protezione individuale per salvaguardare la nostra salute e quella altrui.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Ci sono, per\u00f2, lati positivi come il condividere momenti che, magari, prima non avrei potuto dedicare alla mia famiglia; ho potuto conoscere al meglio alcuni lati delle persone che amo, dedico pi\u00f9 tempo a me stessa come: leggere, fare pi\u00f9 esercizio fisico perch\u00e9 prima andavo a camminare ogni giorno, avevo un buon rapporto con la natura, mi piaceva scoprire nuovi sentieri, luoghi, facendo chilometri e chilometri e mi manca moltissimo! Per\u00f2, purtroppo, abitando in un appartamento, non posso fare molto se non allenarmi per rimanere in salute.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Le interazioni sociali sono cambiate poich\u00e9 attualmente avvengono tramite cellulare e social network o magari qualche saluto dalla terrazza ai vicini\u00bb<\/em><\/p>\n<p><strong>\u2014 Sanaa, 20 anni, Nervesa della Battaglia (TV)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00abMi affaccio spesso alla finestra per ammirare la bellezza del paesaggio nel luogo in cui vivo e per riflettere. In questo periodo quasi tutto sembra fermarsi, anche la frenesia delle nostre giornate piene di attivit\u00e0 e di lavoro. Di giorno, spalanco la finestra, perch\u00e9 fuori c\u2019\u00e8 silenzio, cos\u00ec studio in tranquillit\u00e0. Devo essere sincera: questa calma mi fa paura, perch\u00e9 sono abituata al rumore delle macchine, ai cani che abbaiano, alle mamme che parlano, ai bambini che giocano ecc&#8230; Ora, invece, nella mia via c\u2019\u00e8 silenzio, perch\u00e9 tutti sono dentro le proprie abitazioni. Ho deciso di raccontare le mie giornate scrivendo le mie riflessioni in un diario di bordo e incollando le foto che scatto dalla mia casa. Scrivo, perch\u00e9 vorrei che queste giornate non fossero dimenticate. Questo periodo mi sta portando a riscoprire tante cose che mi piace fare e che avevo trascurato per il poco tempo a disposizione. Quindi, cerco di sperimentare in cucina, nella fotografia e soprattutto cerco di utilizzare la creativit\u00e0 per trascorrere le mie giornate. Ho la fortuna di abitare vicino ai miei parenti e durante il giorno li saluto e ci scambiamo qualche parola insieme a distanza per tenerci compagnia. La sera, invece, mi alleno ascoltando musica e dopo videochiamo i miei amici utilizzando la piattaforma zoom o whatsapp. Mi sono resa conto di quanto mi manchi il contatto umano con le persone. Non \u00e8 la stessa cosa sentire i propri amici per videochiamata; \u00e8 pi\u00f9 bello condividere esperienze di persona, rispetto a quelle su uno schermo, che talvolta sono limitative. Quello che mi diverte \u00e8 vedere i miei genitori sperimentare queste tecnologie. Loro hanno sempre condotto una vita distante dai social rispetto a noi ragazzi che siamo pi\u00f9 abituati ad utilizzarli. Adesso anche loro apprezzano e utilizzano queste nuove piattaforme; infatti, hanno organizzato un aperitivo in videochiamata. Io sono abbastanza fiduciosa che questa strana situazione possa risolversi, anche se non nego che le giornate siano difficili, ma alla fine penso che a noi \u00e8 stato chiesto solo di stare a casa, mentre altri stanno combattendo e rischiando la vita per noi\u00bb<\/em><\/p>\n<p><strong>\u2014 Chiara, 20 anni, Altavilla Vicentina<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00abSono giorni particolari quelli che stiamo vivendo. Rimanere a casa permette, comunque, di fare molte cose: riordinare gli spazi lasciati in disordine nella mia stanza, cucinare ed assaporare con pi\u00f9 tranquillit\u00e0 il proprio pasto ed in pi\u00f9, grazie ai social network, ho potuto scoprire che ogni spazio della nostra casa si presta benissimo a diventare una copia di tutti quegli spazi che siamo abituati a frequentare senza Covid-19: la camera dei miei genitori diventa la mia nuova palestra, il bagno pu\u00f2 essere approssimativamente una Spa, il salotto, invece, un\u2019aula virtuale in cui ascoltare le lezioni da casa.<\/em><br \/>\n<em>A casa mia ognuno occupa spazi ben precisi: pap\u00e0 penso non sia mai entrato nella mia stanza, preferisce rimanere nel suo orto; mamma raggiunge ogni punto dell\u2019abitazione; Carlotta, che \u00e8 il mio cane, riconosce come spazi preferiti quelli in cui noi tutti passiamo la maggior parte del nostro tempo; io mi limito a studiare in salotto oppure ad eseguire qualche attivit\u00e0 creativa nella mia stanza.<\/em><br \/>\n<em>Il bagno \u00e8 il luogo in cui passiamo il tempo necessario per cura personale. In altre parole \u00e8 come se tutti stessimo evitando delle \u201cinvasioni di campo\u201d per non creare conflittualit\u00e0. \u00c8 con loro che interagisco fisicamente tutti i giorni; virtualmente, invece, posso sentirmi vicina ai miei nonni, al mio ragazzo, ai miei amici.<\/em><br \/>\n<em>Ecco, proprio la distanza dal mio ragazzo mi ha fatto profondamente riflettere su quanto cinque chilometri possano essere, in queste situazioni, uno spazio impercorribile. Il mio spazio \u00e8 dove mi sento comoda, dove posso avere a portata di mano tutto ci\u00f2 che pu\u00f2 servire per lo studio, per comunicare con i miei colleghi universitari o di lavoro, con i miei affetti. Lo percepisco come il mio \u201cnodo\u201d da dove parte la rete delle mie relazioni. Penso a quanto siamo fortunati nell\u2019avere a disposizione degli strumenti di interazione che permettono di comprimere le distanze.<\/em><br \/>\n<em>I contatti virtuali non possono, di certo, sostituire un abbraccio, un bacio, una carezza, ma servono moltissimo per alleggerire il peso della lontananza dalle persone con cui non possiamo condividere i nostri spazi quotidiani\u00bb<\/em><\/p>\n<p><strong>\u2014 Brenda, 29 anni, Porto Viro (RO)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00abQuesto momento cos\u00ec particolare lo sto passando a casa con la mia famiglia (mia mamma e i miei fratelli). Il clima nella mia abitazione \u00e8 molto sereno; siamo tutti disponibili ad aiutarci e questo, secondo me, rende molto meno pesante la situazione. Inizialmente le giornate sembravano non passare mai, ma per fortuna, da qualche settimana a questa parte, siamo riusciti ad organizzare al meglio il nostro tempo. Mentre io e i miei fratelli studiamo\/seguiamo le lezioni online, mia mamma cucina o pulisce; solitamente, verso tardo pomeriggio giochiamo a carte\/giochi da tavolo, ascoltiamo musica, sperimentiamo nuove ricette o semplicemente ci sediamo fuori in giardino a parlare. \u00c8 molto bello stare all\u2019aria aperta e poter ascoltare solo i suoni della natura, senza le interferenze causate dal traffico, per\u00f2, al tempo stesso, mi mette una grande tristezza perch\u00e9 mi rendo conto che il mondo si \u00e8 fermato, e probabilmente sar\u00e0 molto difficile tornare alla \u201cnormalit\u00e0\u201d.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Un\u2019altra cosa che \u00e8 cambiata a casa mia \u00e8 la cena; in questo periodo non la prepara pi\u00f9 solo mia mamma, ma tutti insieme ci diamo da fare per aiutarla e questo \u00e8 il momento che preferisco di pi\u00f9. Dopo aver mangiato ci rilassiamo sul divano e guardiamo dei film. L\u2019uso degli spazi \u00e8 cambiato notevolmente: la camera non \u00e8 pi\u00f9 usata solo per dormire, si fanno interrogazioni\/verifiche online e si seguono le lezioni sincrone. La cucina, invece, non \u00e8 usata solo per la preparazione dei pasti, ma \u00e8 diventata spazio di studio e di isolamento dal resto della famiglia.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Infine, la comunicazione con il mondo esterno \u00e8 molto difficile, dato che abito in una casa singola e ho solo un paio di vicini con cui posso interagire dal balcone; quindi, solitamente, per parlare con i miei amici e i miei parenti uso le videochiamate oppure qualche messaggio durante l\u2019arco della giornata. Questa situazione penso che in qualche modo cambier\u00e0 tutti noi, sia all\u2019interno delle nostre case, sia per quanto riguarda il nostro comportamento con il mondo esterno\u00bb<\/em><\/p>\n<p><strong>\u2014 Giulia, 22 anni, Nove (VI)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00abCaro diario,<\/em><br \/>\n<em>abituati ad una estrema libert\u00e0 ci siamo ritrovati reclusi in casa. Nel giro di pochi giorni la nostra vita \u00e8 improvvisamente cambiata. In questo periodo di \u201cgabbia\u201d forzata, penso a tutte quelle libert\u00e0 che davamo per scontate e acquisite, perse in un battito d\u2019ali, sono diventate inaspettatamente preziose e desiderabili. Fino ad ora l\u2019unica libert\u00e0 ancora concessa \u00e8 quella di sentirmi libera di scegliere come e chi voglio essere in queste circostanze. Prima di tutto, ho iniziato a scrivere questo diario per accompagnarmi in questa quarantena e farne tesoro come testimonianza futura. Inizio le giornate alzandomi alle 7:00, poich\u00e9 condivido la camera con mia sorella, devo fare presto a sgomberare la camera perch\u00e9 ha le video lezioni ed ha bisogno del suo spazio. Mi sistemo e scendo dalle scale salutando mia madre che, pi\u00f9 mattiniera di me, ha lasciato da poco il locale lavanderia per dedicarsi con impegno al giardinaggio\u2026 Vivendo in una zona rurale, ogni giorno, fortunatamente, ci dedichiamo al mantenimento del prato; dopo aver fatto colazione mi soffermo ad ammirare dalla finestra, la natura che si risveglia e il calore del sole sulla pelle\u2026 la pace dei sensi; successivamente vedo arrivare Giotto, il mio cane, l\u2019unico vero contatto fisico concesso, in questa pandemia, senza metri di distanza. La mattina \u00e8 dedicata allo studio, nel salotto, mentre nell\u2019arco della giornata ad altre attivit\u00e0 ludiche, dal lettering, alla cucina, lo sport, qualche film. Non mancano momenti di smart working tra colleghe e video chat con fidanzato e amici. La casa \u00e8 grande, ma la zona che preferisco \u00e8, come la chiamo io, la camera dei segreti, dove a volte \u00e8 il rifugio di mio padre per suonare la batteria, mentre altre \u00e8 dove mi immergo a suonare il piano e traggo ispirazione per qualche attivit\u00e0. La musica \u00e8 un vero conforto e, a questo proposito, si aggiunge anche il canto, ma quest\u2019ultima attivit\u00e0 richiede la partecipazione di tutta la famiglia, essendo parte del coro parrocchiale, e che al tempo stesso ci raggruppa in un \u201cmomento terapeutico\u201d per allietare ogni stato d\u2019animo\u00bb<\/em><\/p>\n<p><strong>\u2014 Nicole, \u00a025 anni, Taglio di Po (Rovigo)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00abLa mia vita \u00e8 sempre stata immersa in molti spazi. Spazio con gli amici, spazio all\u2019universit\u00e0, al parco&#8230; \u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Adesso il mio spazio \u00e8 limitato, si racchiude in un salotto dove studio, un terrazzo dove leggo un libro, una camera dove passo del tempo da sola, un giardino e dei campi. Ad oggi la mia vita \u00e8 cambiata, non ho pi\u00f9 un luogo dove poter andare in libert\u00e0, dove posso incontrare i miei amici, bens\u00ec un confine, un mio spazio all\u2019interno di uno spazio condiviso, dove mi trovo a trascorrere molto tempo con i miei familiari. \u00a0In questo momento \u00e8 molto importante scegliere che cosa mettere dentro il proprio spazio. Queste restrizioni mi hanno fatto capire quanto sia prezioso ci\u00f2 che mi circonda, uno spazio rurale da sempre ritenuto svantaggioso, perch\u00e9 mi allontanava dal centro del paese, e che ora mi fa sentire fortunata e felice di passeggiare nella natura. Qui prevale la percezione del suono e della vista, dal cinguettio degli uccellini, all\u2019osservazione dei colori del paesaggio. La mia vita che si organizza in questo spazio racchiude momenti di dialogo con la mamma, momenti dove, insieme, ci dedichiamo al nostro giardino. Queste sono le attivit\u00e0 che ritengo pi\u00f9 significative. Le relazioni in base agli spazi sono cambiate, rispetto a cosa facevo con i miei amici sulla base del luogo in cui mi trovavo, e cosa, invece, faccio adesso con loro sulla base del luogo in cui mi trovo. Altro elemento che inserisco all\u2019interno del mio spazio \u00e8 il telefono, con il quale non sono pi\u00f9 io ad uscire per creare un luogo e un\u2019interazione con i miei amici, ma sono loro che entrano nel mio spazio tramite un telefono, attraverso un messaggio o una videochiamata. Tutto ci\u00f2 comporta dei cambiamenti anche nello stare insieme. Ad oggi non ci si saluta con un abbraccio, ma attraverso una comunicazione mediata da uno schermo. Il mio spazio vissuto si compone, quindi, di un paesaggio, composto dalla mia cucina, dalla mia camera dove tengo spesso la televisione accesa per avere compagnia e un salotto. Diversi spazi dove costruire la mia quotidianit\u00e0\u00bb<\/em><\/p>\n<p><strong>\u2014 Melissa, 20 anni, Solesino (PD)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00abIl Coronavirus \u00e8, ormai, nostro malgrado, una realt\u00e0 che non possiamo ignorare.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Oltre alla pericolosit\u00e0 dei suoi effetti, il COVID-19 ha con s\u00e9 svariate complicazioni quali la chiusura di molte strutture e una quarantena obbligatoria.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Quest\u2019ultima ha portato con s\u00e9 la necessit\u00e0 di svolgere le proprie attivit\u00e0 direttamente da casa, cercando di vivere in sinergia con i propri familiari. Oltre a ci\u00f2, personalmente parlando, ho potuto notare come, rispetto alla situazione precedente alla quarantena, gli spazi all\u2019interno della mia casa avessero assunto un valore e uso differente. Questo cambiamento \u00e8 suddiviso in due fasi:<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>1) Durante la prima fase, la mia famiglia poteva uscire per lo stretto necessario e ci\u00f2 ha comportato che anche la macchina fosse uno spazio usato, oltre alla cucina, al bagno e al salone e le camere da letto dove si sono svolte le principali attivit\u00e0, quali studio, cucina, letture e svariate attivit\u00e0 con l\u2019obiettivo di far passare il tempo.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>2) Dopo che un membro familiare \u00e8 risultato positivo al COVID-19, \u00e8 cambiato l\u2019ordine di importanza di alcuni degli spazi prima citati. Dovendo riservare al membro positivo una camera, la necessit\u00e0 di doverlo nutrire e sorvegliare ha reso la cucina e il bagno sempre pi\u00f9 importanti; infatti, \u00e8 stato necessario, spesso, cambiare l\u2019alimentazione e disinfettare con minuzia il bagno per la presenza del familiare positivo. Guardavo con occhi diversi la camera da letto e la macchina in quanto, di notte, \u00e8 stato, spesso, necessario monitorare i parametri vitali del familiare e, quindi, eravamo tutti allertati.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Oltre alla redistribuzione dello spazio vissuto, \u00e8 cambiato anche il modo di comunicare con l\u2019esterno. Dovendo comunicare e non potendo uscire, ho notato come il balcone sia diventato il mezzo che connette il mondo, in quanto assume notevole rilevanza l\u2019aspetto sonoro. Ci\u00f2 deriva anche dal fatto che, per comunicare, ci sono strumenti di comunicazione come la chiamata o videochiamata utilizzando app quali zoom, meet\u2026\u00bb<\/em><\/p>\n<p><strong>\u2014 Emanuele, 20 anni, Mirandola (MO)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00abIl mio appartamento \u00e8 situato al secondo piano di un contesto di due palazzine e si suddivide in due livelli: al piano inferiore c\u2019\u00e8 la zona giorno, mentre in quello superiore la zona notte. Vivo con Dulce, il mio gatto, l\u2019unico essere con cui, al momento, posso avere degli scambi affettivi: ormai \u00e8 anziano e il tempo che non trascorre a dormire, cerca la mia vicinanza e le mie coccole. Le interazioni con le persone, gli altri condomini, invece, avvengono qualora ci si trovi nelle rispettive terrazze e, date le belle giornate, ci\u00f2 avviene ormai quotidianamente; mi accade, inoltre, da qui, di ascoltare per lo pi\u00f9 voci provenienti da diverse direzioni, infatti c\u2019\u00e8 chi sta facendo smart working, chi si allena in videochiamata, chi si sta abbronzando e si relaziona con la moglie\/marito, chi gioca con i figli in giardino. Quando mi affaccio, poi, ho davanti a me un parco dove posso vedere, certamente non nell\u2019affluenza di un periodo ordinario, persone che camminano, bambini che giocano, padroni che portano a passeggio i loro cani. Abitando in un Comune differente rispetto alla mia famiglia, l\u2019unico modo per potersi vedere \u00e8 quello delle videochiamate, oltre al fatto di tenerci in contatto con le classiche telefonate: uso questa modalit\u00e0 soprattutto con mia nonna, chiaramente nei limiti del possibile rispetto alle sue capacit\u00e0 di sentire il cellulare che squilla e di discriminare che non si tratta di una chiamata, perch\u00e9 \u00e8 anziana, sola e prima di tutto questo era abituata a vedermi molto spesso. Per certi versi sono felice di questo periodo a casa perch\u00e9 mi ha dato la possibilit\u00e0 di godere appieno dello spazio in cui vivo, rispetto a quando la giornata \u00e8 satura tra lavoro e frequenza delle lezioni, e riesco a tenermi impegnata talmente tanto da non avere momenti vuoti in cui annoiarmi: la mia giornata la spendo per la maggior parte nella mia terrazza dove studio, dove mi abbronzo dopo pranzo e dove curo le piante e i fiori; per\u00f2, quando sto dentro, sono in cucina a dilettarmi in varie ricette che trovo nel web e a sperimentarmi in piatti che, nella classica quotidianit\u00e0, magari non avrei tempo di fare con la stessa tranquillit\u00e0\u00bb<\/em><\/p>\n<p><strong>\u2014 Elisa, 38 anni, Mirano (VE)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00abLa quarantena ci ha tenuti separati dagli amici, dai parenti, da tutte quelle persone con le quali eravamo soliti spendere giornate intere. Molti gesti, dati per scontati, ora ci sembrano fondamentali, indispensabili. La quarantena mi ha dato la possibilit\u00e0 di riscoprire attivit\u00e0 delle quali avevo dimenticato la bellezza. Sono ritornata a ballare, seppur nella mia piccola stanza, ma con la passione che mi contraddistingueva un tempo. Ho riscoperto la gioia di condividere con la mia famiglia splendidi momenti insieme, che con il tempo si erano lentamente dissolti. Ho passato in rassegna la mia libreria e ho riletto i libri che da piccola mi hanno fatto amare questo passatempo. La quarantena mi ha permesso anche di scoprire attivit\u00e0 nelle quali non mi ero mai cimentata prima di allora: ho cucinato squisiti dolci per la mia famiglia, con l\u2019aiuto di mia sorella maggiore; ho decorato un album fotografico rendendolo pi\u00f9 ricco attraverso frasi, disegni e fotografie che mi hanno permesso di rivivere i bei momenti passati con i miei amici.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Queste settimane di isolamento mi hanno fatto rendere conto di essere una persona fortunata: ho la possibilit\u00e0 di vivere circondata da grandi distese di prati e di boschi, attorniata dai miei parenti, e questo mi ha permesso di poter comunicare con loro in qualsiasi momento della giornata. Nonostante la distanza di sicurezza che abbiamo dovuto mantenere, le interazioni con le persone non sono mai mancate. Abbiamo potuto parlare in giardino prendendo il sole, ascoltando il cinguettio degli uccelli e assaporando ogni attimo di quella bizzara situazione. La mancanza di un abbraccio o di un bacio si \u00e8 sentita, ma ho speranza nell\u2019affermare che prima o poi ritorneremo a farlo con la naturalezza di un tempo\u00bb<\/em><\/p>\n<p><strong>\u2014 Irene, 19 anni, Vicenza<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00abAbito a pochi metri dal centro storico di Adria, quindi sono abituata a sentire il rumore delle macchine passare, i miei compaesani che passeggiano, i ragazzi che ridono e scherzano sui marciapiedi\u2026 ora il silenzio, un silenzio quasi inquietante. \u00a0Sono in casa da ormai quattro settimane, abito con mia madre e mia nonna; partirei con il sottolineare che io sono abituata ad essere sempre fuori casa, che sia per l\u2019universit\u00e0, per il lavoro, per lo sport o per gli amici. Mi sono ritrovata, quindi, da un giorno all\u2019altro in casa, in una casa che non \u00e8 mia, perch\u00e9 di mia nonna; ho dovuto trasferirmici per problemi familiari solo da due anni; ho dovuto, quindi, crearmi un \u201cluogo sicuro\u201d in cui avere la mia privacy, i miei spazi. Sono partita dal rivoluzionare l\u2019arredamento della camera da letto, in modo da farla diventare mia, il mio spazio, la MIA camera. In questa stanza ci passo quasi pi\u00f9 della met\u00e0 della giornata: studio, ascolto musica, faccio esercizio fisico e sto al telefono. S\u00ec, passo molto tempo al telefono, \u00e8 l\u2019unico modo per tenermi in contatto con i miei amici, le mie cugine, mio fratello. Passo ore a fare lunghissime e divertenti videochiamate, che rendono tutto un po\u2019 pi\u00f9 leggero, spensierato. Nel momento in cui vado in cucina per fare colazione, per pranzare o per cenare, percepisco la tristezza di mia madre nel non poter vedere il suo compagno che abita a chilometri di distanza, percepisco la tristezza di mia nonna che, oltre a noi, non pu\u00f2 vedere il resto della famiglia, le nipoti e le sue figlie. Accendere la televisione \u00e8 straziante, ogni programma parla del Covid-19, telegiornali, interviste, pubblicit\u00e0, talk show, ecc.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em> A volte mi affaccio alla finestra, ultimamente ci sono delle giornate di sole meravigliose, allora con la testa sento il sole che mi scalda, ogni tanto passa qualcuno che, magari, \u00e8 andato a fare la spesa e io gli sorrido, \u00e8 un sorriso di speranza, un po\u2019 come dire \u201cstai tranquillo, passer\u00e0 tutto\u201d\u00bb\u00a0 \u00a0 <\/em><\/p>\n<p><strong>\u2014 Carlotta, 20 anni, Adria (Rovigo) \u00a0<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p><em>\u00abPermettetemi di iniziare questa descrizione, definendo il periodo che stiamo vivendo come \u201cunico\u201d.<br \/>\nCon tale termine, voglio indicare la considerazione del grande cambiamento che esso porter\u00e0 alle nostre vite, in modo positivo o negativo. Per quanto riguarda, infatti, il trascorrere dei giorni della mia vita, posso affermare che sono cambiati nella modalit\u00e0 con cui svolgo tutti gli appuntamenti che scandiscono le mie ore.<br \/>\nCome tutor di centri studio e doposcuola privati, mi ritrovo a svolgere delle lezioni mediante piattaforma online ed utilizzando la tecnologia a disposizione come strumenti per la didattica.<br \/>\nLo stesso avviene per il mio percorso all\u2019interno del Conservatorio, effettuando persino le lezioni di canto in remoto. Per tale motivo, gli impegni sono aumentati, poich\u00e9 la possibilit\u00e0 di incontri virtuali , rimanendo a casa, ha dato la possibilit\u00e0 di eliminare quel tratto di tempo legato allo spostamento, recuperando pi\u00f9 ore da mettere a disposizione.<br \/>\nSono riuscita, quindi, a \u201ctrovare\u201d del tempo da dedicare a me stessa, in particolare facendo allenamenti quotidiani, esercizi fisici che rappresentano anche un punto di sfogo di nervosismi per il rispetto dei limiti imposti. La sera, invece, nella mia stanza, comincio a riflettere su quanto accaduto, osservando la finestra che porta al balcone e soffermandosi sulla sua importanza come l\u2019 unica porta sull\u2019ambiente circostante.<br \/>\nI momenti di silenzio vengono da me sfruttati per conoscere quelle mie debolezze che il tempo attuale sta mettendo a dura prova e mi riscopro, ogni giorno, sempre pi\u00f9 forte. Durante il sonno notturno, non posso nascondere l\u2019insorgenza di paure o sogni turbolenti di un inconscio che manifesta il desiderio della libert\u00e0.<br \/>\nCiononostante, il mattino arriva con la sua energia ed io mi ripropongo di dare il mio contributo, con la pi\u00f9 grande forza possibile per sostenere la mia famiglia, parenti, amici, studenti pi\u00f9 deboli e che hanno bisogno di una presenza vivace e costante\u00bb<\/em><\/p>\n<p><strong>\u2014 Patrizia, 31 anni, Cosenza<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abDa quando siamo in zona rossa mi sono trasferita dal mio ragazzo che non abita molto distante da me, ma poich\u00e9 dobbiamo restare chiusi in casa per riuscire a vederci, abbiamo preso questa decisione insieme a suoi genitori che, molto gentilmente, si sono offerti di ospitarmi. Gran parte della giornata la impiego a studiare, cerco di svegliarmi presto per stare al passo con le lezioni e finire tutto il prima possibile. Se sono belle giornate studio fuori al sole, mentre il mio ragazzo mi fa compagnia. Quando ho del tempo libero, siccome amo il calcio, giochiamo assieme a calcio, calcetto e alla playstation oppure a freccette o a carte. Un altro modo per impiegare il tempo libero \u00e8 fare un po\u2019 di palestra in casa oppure guardare serie tv o film. Ci manca molto avere contatti con i nostri amici, ma, per fortuna, siamo assieme e riusciamo a vedere i suoi cugini faccia a faccia poich\u00e9 abitano attaccati, oppure riusciamo a fare due chiacchiere con i vicini sporgendoci dal cancello di casa sua. Mi piace anche fermarmi ad ascoltare i rumori che mi circondano come per esempio gli uccellini che cinguettano o il fruscio del venticello primaverile tra i rami degli alberi in fiore. Personalmente sono una persona molto aperta e solare, quindi, questa situazione non \u00e8 delle migliori per me, ma cerco di adattarmi il pi\u00f9 possibile. I miei amici mi mancano un sacco, mi mancano le uscite assieme e le serate passate a ridere e scherzare; li considero come una seconda famiglia perci\u00f2 \u00e8 difficile non vederli. Riesco, comunque, a sentirli tramite messaggi, telefonate o videochiamate. La stessa cosa succede con i miei genitori e mio fratello ed ammetto che mi mancano molto. Credo che questa quarantena non abbia solo aspetti negativi, cerco di cogliere anche i lati positivi. Per esempio, questa situazione mi ha permesso di rafforzare legami con alcune persone, mi ha consentito di apprezzare ancor di pi\u00f9 ogni piccolezza e di non dare mai niente per scontato, anche guardare un prato fiorito o un albero in fiore in una giornata di sole mi emoziona\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u2014 Lucrezia, 21 anni, Trevignano (TV)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong><b>\u00abIl collezionista di matite | <\/b><\/strong>Lo spazio vissuto \u00e8 lo spazio di tante cose, anche delle passioni. Ma se lo spazio vissuto \u00e8 costretto, \u00e8 obbligato, non ha uscite\u2026 le misure si amplificano, si polarizzano. Gli spazi piccoli diventano infinitamente pi\u00f9 piccoli, quelli grandi disperatamente pi\u00f9 grandi. In certi casi, come quello del nostro collezionista, la sua passione diventa un\u2019ancora di salvezza. La sua attuale inaspettata via di uscita \u00e8 un oggetto piccolo, semplice, utile, capace di disegnare spazi, di sottolineare parole, di tramutare i pensieri\u2026 nero su bianco!<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Da tempo il collezionista accarezzava l\u2019idea di trovare lo spazio adeguato alle sue innumerevoli matite da disegno. Approfitta saggiamente di questa quarantena e finalmente cataloga, pensa, progetta, buca il muro, e alla fine\u2026 Il risultato \u00e8 un 12 metri e 45 centimetri di 3 file di mensole in multistrato bianco perlato catalogo Ikea 2020! Lo spazio ricreato \u00e8 un piccolo gioiello in uno studio lungo e stretto, molto luminoso: una porta\/balcone, lucernario e 2 finestre. Da quella pi\u00f9 grande ogni tanto il collezionista scorge Demetrio, il vicino del condominio di fronte. \u00c8 sempre diffidente, ma oggi sorride, stranamente complice. Avr\u00e0 realizzato che i rumorosi lavori di trapano sono finalmente conclusi.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Ora le matite sono tutte l\u00ec, in bella mostra, sembrano incastonate al muro, come gioielli alla corona. \u00c8 uno spettacolo d\u2019arte varia: morbide, dure, lunghe, strette, chiare, colorate, riciclate, piccole, grandi, antiche, vintage, moderne, mangiucchiate, intonse, temperate e ancora da temperare. Disposte cos\u00ec il collezionista le pu\u00f2 quasi chiamare per nome\u2026 Ognuna ha, nel proprio intimo, una storia da raccontare. Le ultime sono frutto di recenti relazioni via social. Adam, dalla Scozia, ha mandato delle matite conta-parole; con John da Vancouver, il collezionista ha scambiato matite giapponesi, di rara bellezza; dall\u2019Ucraina Oleksandra ha inviato matite della sua infanzia; da Venezia, Roberto ha contribuito con matite promozionali americane.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>In questo periodo particolare, il collezionista ha dato nome e spazio alla sua passione, stringendo contemporaneamente relazioni, virtuali ma autentiche. Risultato? Un centinaio di nuove matite ed un finale ad effetto.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u201cNon importa che matita sei. Fai la punta, e prova a lasciare il segno\u201d\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><strong>\u2014 Stefano, 42 anni, Bassano del Grappa (VI)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00ab Per pochi minuti la notte mi offre una scarsa razione di normalit\u00e0.<\/em><br \/>\n<em>Sono le tre e sono tranquilla.<\/em><br \/>\n<em>Mi affaccio alla finestra, guardo le case e respiro quel silenzio che di giorno mi inquieta.<\/em><br \/>\n<em>Mai come adesso quattro mura in calce e mattoni sembrano intonacate da una luminescenza quasi mistica.<\/em><br \/>\n<em>Un rifugio, una comoda trincea.<\/em><br \/>\n<em>\u00c8 notte e sembra una notte normale.<\/em><br \/>\n<em>\u00a0Ma adesso anche il silenzio, indossato con tanta naturalezza, si fa cattivo: lo stesso silenzio evoca il corteo di camionette militari, improvvisati carri funebri per centinaia di salme, avanza, investendo tutte quelle piccolezze per cui settimane prima avrei avuto il coraggio di lamentarmi.<\/em><br \/>\n<em>Fra qualche ora vivr\u00f2 un giorno di cui non mi importer\u00e0 conoscere il nome ma a cui dar\u00f2 un significato nuovo.<\/em><br \/>\n<em>Osservo il cielo bucherellato di stelle e, per la prima volta, mi sento parte dell&#8217;umanit\u00e0.<\/em><br \/>\n<em>Un cielo che trasuda preghiere in lingue diverse tra loro eppure tutte uguali.<\/em><br \/>\n<em>Rester\u00f2 qui nel mio fortino dal profumo di pasta frolla, dove il tempo \u00e8 generoso. Riscoprendo il vecchio e il nuovo, alternando silenzio e musica, piegando orecchie alle pagine dei libri e cantando una canzone di compleanno da dietro il display di uno smartphone.<\/em><br \/>\n<em>Dal divano contribuir\u00f2 ad aiutare il mondo. Dalla finestra sussurrer\u00f2 la preghiera: &#8220;Che nessuno dimentichi che siamo tutti umani&#8221;\u00bb<\/em><\/p>\n<p><strong><b>\u2014 Ilenia, Gioiosa Jonica (RC)<\/b><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00abOgni giorno mi sveglio alle 8.30, apro la finestra e prendo una boccata d\u2019aria fresca. Con le strade deserte l\u2019aria \u00e8 diventata migliore, pi\u00f9 fresca, con meno inquinamento. Dopo essermi messa la divisa da casa vado al piano di sotto e puntuale come sempre trovo Art\u00f9, il nostro cucciolo di pincher di 6 mesi che \u00e8 sempre pronto a giocare. \u00c8 il pi\u00f9 allegro della famiglia dato che \u00e8 sempre al centro dell\u2019attenzione in questi giorni; prima della quarantena rimaneva a casa da solo alla mattina, in quanto io andavo all\u2019universit\u00e0 e mia mamma, mio pap\u00e0 e mia sorella a lavoro. Dopo qualche carezza vado a salutare mio pap\u00e0, gi\u00e0 sveglio da qualche ora e gi\u00e0 all\u2019opera in qualche suo progetto per la casa lasciato in sospeso da molto tempo a causa del lavoro, ma ora \u00e8 a casa; quindi, pu\u00f2 riprendere i suoi progetti per la casa. Finita la colazione si sveglia anche mia sorella. Quasi tutte le mattine le passo a fare chiamate ai miei familiari. A volte chiamo mia sorella maggiore che da circa un anno non abita pi\u00f9 con noi e, quindi, non possiamo vederci, se non con le videochiamate. A volte chiamo i miei nonni, loro non li posso nemmeno vedere perch\u00e9 non sono molto tecnologici, ma almeno li sento e mi mancano davvero tanto. A volte chiamo gli zii, per sentire come stanno. A volte facciamo videochiamata di gruppo io e le mie amiche per ridere e scherzare nonostante la distanza. Per pranzo ci raggiunge mia mamma, lei lavora ancora per un\u2019impresa di pulizie ora impegnata nella sanificazione di vari stabili. Al pomeriggio, invece, solitamente seguo delle lezioni dell\u2019universit\u00e0 e, dopo lo studio, porto a spasso Art\u00f9. La nostra fortuna \u00e8 abitare in un paese di campagna, quindi lo porto nei terreni davanti a casa e lo lascio correre in libert\u00e0. Ogni tanto troviamo anche qualche concittadino che porta a spasso il proprio cane. \u00c8 bello incontrare qualcuno e fare due chiacchere. Per\u00f2, svegliarsi ogni giorno e fare le stesse cose, anche se cambiandole di poco, a volte \u00e8 davvero difficile\u00bb<\/em><\/p>\n<p><strong>\u2014 Greta Cecchinato, 19 anni, Terrassa Padovana (PD)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00abNulla avrebbe potuto prepararci a ci\u00f2 che stiamo vivendo in queste settimane. Vivendo ormai sola da anni in citt\u00e0 trovarmi qui, nel paesello della mia infanzia, durante questa epidemia appare surreale. La mia casa, da sempre considerata un rifugio, un luogo sicuro, inespugnabile, dove vivere il calore e l\u2019allegria dell\u2019ambiente familiare dopo tanti mesi di lontananza, comincia ora a divenire un luogo opprimente, una gabbia dorata, ma pur sempre un luogo di costrizione.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Unica nota positiva in questa situazione di \u201cperduta libert\u00e0\u201d \u00e8 il tempo trascorso con la mia famiglia, il riscoprire abitudini ormai accantonate a causa della vita frenetica di ognuno: il preparare un dolce o il pane fatto in casa con mia madre, il guardare un film con mio padre davanti al camino acceso, il sedersi a tavola tutti insieme come nei giorni di festa&#8230;<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Non sempre la convivenza forzata risulta facile. Vivendo sola ormai da anni, a volte necessito di uno spazio che sia soltanto mio, dove poter ritrovare una parvenza di libert\u00e0 ed \u00e8 qui che, come facevo da bambina, torno a rifugiarmi nella mia camera da letto, piccolo mondo creato a mia immagine e somiglianza, per leggere un libro, ascoltare musica o semplicemente guardare fuori dalla finestra e godere dello splendido paesaggio che si staglia davanti ai miei occhi, bellezza della quale non posso godere in citt\u00e0.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Il silenzio in strada \u00e8 assordante, affacciandosi al balcone non si vede nessuno, non si riesce ad ascoltare altro che il cinguettio degli uccelli che giocano tra i rami, ignari della situazione e forse felici di poter riprendere possesso di quegli spazi a loro preclusi.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00c8 proprio in queste circostanze cos\u00ec complicate che sento maggiormente la mancanza degli affetti pi\u00f9 cari. Persone che, pur vivendo a pochissimi chilometri di distanza, non posso incontrare. La tecnologia per fortuna viene in mio soccorso, cos\u00ec la videochiamata su Skype o i tanti social network divengono un mezzo prezioso, un modo per sentirsi vicini, per conservare una parvenza di normalit\u00e0 fatta di sorrisi e chiacchierate o di un caff\u00e8 preso in compagnia attraverso uno schermo\u00bb<\/em><\/p>\n<p><strong>\u2014 Laura, 26 anni, Cerro al Volturno (IS)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00abVivo a Milano ma sono di origini calabresi. Sono un insegnante di lingue e la cosa pi\u00f9 terribile da quando Conte ha annunciato la chiusura definitiva \u00e8 non poter vedere i miei alunni. Loro che sono la ragione per cui mi sono trasferito, loro da cui continuamente imparo ogni giorno qualcosa e loro imparano da me. Passo il tempo attraverso le video lezioni, le correzioni dei compiti e le interazioni che abbiamo attraverso i vari canali che la scuola ha messo a disposizione o che ognuno di noi insegnanti possiamo usare come whatsapp, skype, ecc\u2026<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Qui vivo in una struttura con altre 110 persone, ridotte a poco meno di 40 in quanto la regione Lombardia ha emanato un decreto, secondo il quale le strutture ricettive devono essere abbandonate per ritornare nei comuni di residenza. Peccato che la mia residenza \u00e8 in Calabria e che non potevo scendere n\u00e9 con treni, n\u00e9 con aerei e n\u00e9 tantomeno con la macchina. In pi\u00f9 non ho nessuna intenzione di mettere in pericolo i miei cari o i miei compaesani, per cui ho scelto di rimanere qui. Rimanere qui ha significato convivere con persone in spazi piuttosto ristretti, soprattutto la cucina e con la mancanza dei familiari. Rimanere qui ha significato che uscire per andare a fare la spesa equivale ad andare in guerra, ma significa anche vivere momenti di solidariet\u00e0 tra me e il coinquilino e tra gli altri ospiti della struttura; significa collegarsi con i colleghi per aggiornarci sulla situazione, sulle classi e fare aperitivi virtuali; significa anche che il giorno del mio compleanno ho sentito una vicinanza da parte di tutti, alunni compresi alcuni dei quali hanno voluto collegarsi per farmi gli auguri in un giorno in cui non era prevista lezione.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Ci\u00f2 che voglio dire \u00e8 che questa quarantena forzata bisogna viverla per quella che \u00e8: una quarantena necessaria per sopravvivere e mediante la quale si potenziano i legami e i rapporti interdisciplinari, in attesa di poterci riabbracciare e vederci faccia a faccia migliori di prima\u00bb<\/em><\/p>\n<p><strong>\u2014 Rocco, 33 anni, Milano<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00ab<strong>Il tempo dilatato<\/strong> | Sembrano molti di pi\u00f9 ma sono \u201csolo\u201d 27 giorni che la mia vita \u00e8 radicalmente cambiata, come quella di noi tutti.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Se mi guardo intorno posso solo ringraziare Dio per tutto ci\u00f2 che mi ha dato e che ho ancora, per questo sole che trapela dalla finestra del soggiorno: la speranza.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Era sera quel luned\u00ec 9 marzo, quando Conte ha annunciato, in soldoni, che non potevamo pi\u00f9 circolare liberamente. Sono corsa da mia nipote le ho dato un bacio in testa e l\u2019ho abbracciata da dietro, per evitare anche solo minimamente di metterla a rischio. Sapevo che per molto tempo non l\u2019avrei pi\u00f9 rivista e ho sentito una stretta al cuore.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Eh s\u00ec, devo rimanere nella mia residenza\u2026cos\u00ec alle 1.40 di notte sono andata presso il mio domicilio a 95 km a prendere le necessit\u00e0, in primis il mio laptop, perch\u00e9 ero gi\u00e0 in smart \u201cworki\u201d\u2026 (ah, come vedete il piglio ironico non l\u2019ho perso ancora).<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Tra i km, la paura, i lampeggianti della polizia, l\u2019ansia, i calzini, l\u2019incredulit\u00e0 e una scarpa, pensavo a Fabio. Lo avevo conosciuto quattro giorni prima e che bella domenica pomeriggio\u2026 la prima e l\u2019ultima trascorsa insieme.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Non \u00e8 stato facile e non lo \u00e8, ma le giornate sono un fiume in piena, connessa h12\/24. Al mattino lezioni con gli alunni e poi ancora lavoro, sport online mentre i miei gironzolano nel background, canto, con annesso rischio di ricevere pomodori avariati da parte dei vicini, leggo, cucino, pulisco, faccio spesa, varie ed eventuali. \u00c8 cos\u00ec che scandisco le ore della giornata e allontano quel senso di vuoto e smarrimento che talvolta si affaccia, come a dire: \u201c\u00e8 inutile che fai finta di niente\u2026\u201d.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Gi\u00e0. Chiss\u00e0 quando smetter\u00f2 di riempirlo e riavr\u00f2 tutto ci\u00f2 che al momento \u00e8 nascosto, segregato, oscurato, distante, evanescente, tutto ci\u00f2 che sta sfumando\u2026 in un ricordo.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Eppure sono salva, i miei cari stanno bene, posso ancora sorridere davanti una meme o un video scemo, ascoltare musica e dedicare canzoni, fare una videochiamata, vedere un concerto casalingo di qualche artista, avere un buongiorno virtuale con fiori e cuori, riempirmi di bellezza, arte e amore\u00bb<\/em><\/p>\n<p><strong>\u2014 \u00a0Lucia, 33 anni, Foligno (PG)<\/strong><\/p>\n<hr \/>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong><b>\u00abIl nostro non vissuto<\/b><\/strong>. Immaginate un grande castello di carte, lavoro di anni, spazzato via da un colpo di vento mentre lo stai osservando in una stanza che credevi avesse le finestre chiuse e quindi impermeabile. Sostituite il castello con un progetto che prevedeva un lavoro nuovo, una casa e un matrimonio gi\u00e0 fissato e il Covid-19 con il vento. Le mani che hanno costruito quel castello sono le mie e quelle di Elisabetta.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Di vissuto rimane il vedersi su Skype o Whatsapp durante la giornata, ognuno di noi fermo in un posto diverso da quello che in cui avremmo dovuto essere.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>La cosa pi\u00f9 eccitante fatta dall\u2019inizio della quarantena ad oggi? Spostare il matrimonio, avvisare chi di dovere, beccarsi la piet\u00e0 e i tentativi di consolazione.In mezzo ore sempre uguali, vissute a distanza. Smart Working lo chiamano. Smart Loving invece lo abbiamo inventato noi, costretti a vivere il nostro rapporto su piattaforme multimediali neanche fossimo il Miur.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Duro paradosso in un momento storico di cui si dice \u201cha ridotto le distanze, ha reso tutto a portata di mano\u201d. Noi, novelli luddisti, preferiremmo farne a meno e tornare al vecchio caro vis \u00e0 vis. Non abbiamo nemmeno balconi comunicanti o finestre cui affacciarci per scambiarci almeno un bacio volante. Nulla, ci dividono pure i chilometri. Pensate un po\u2019\u00bb<\/em><\/p>\n<p><strong><span class=\"gmail-s1\"><span class=\"gmail-Apple-converted-space\">\u2014 <\/span><\/span>Francesco; 38 anni; Corigliano-Rossano<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"gmail_default\">\n<p class=\"gmail-p1\" style=\"text-align: justify;\"><em><span class=\"gmail-s1\">\u00abWhile having my morning tea on the terrace I water the sunflower seeds I planted the day before quarantine. They now have small leaves. I call them \u2018my little pots of hope\u2019 because I envisagethis period will be finished by the time they flower. We have always loved Italy and moved here two years ago. We lost our home in Ireland to the bank some years ago as a result of the economy crashing, I no longer see it as home, Italy is home. My business is destination weddings to Italy, so I have gone from working eight hours days on the computer to now two hours max per day, all my work at the moment is postponing weddings to next year.<\/span><\/em><\/p>\n<p class=\"gmail-p1\" style=\"text-align: justify;\"><em><span class=\"gmail-s1\">I do my two hours of work after I water my sunflowers. Then I write my blog post for the day. I started my blog the first day of quarantine. I try to keep it humorous as it forces me find something to laugh about each day. We are eating really well because we are planning our meals better and restricting ourselves to one trip to the supermarket each week. I have been outside our gate three times in the last four weeks. Between eating and writing and answering emails, I walk around the back field, with my two dogs and cats. This happens about 10 times a day. At 17:55 I sit at my computer and go onto Lab24. I take a screen shot of the previous days figures \u2013 active cases, deaths, recovered, new cases. I then light a candle and wait for the new figures for the last 24 hours to come in, which is usually between 18:11 and18:20. The candle is for the people who have died that day and for the families who cannot be with them. I then watch the Irish news and Sky News as I have my parents in Ireland, my daughter in London and a brother in New York. I blow out the candle, and watch a comedy before bed\u00bb<\/span><\/em><\/p>\n<p class=\"gmail-p1\"><strong><span class=\"gmail-s1\"><span class=\"gmail-Apple-converted-space\">\u2014 Rosie; 48 anni; Tuoro Sul Trasimeno, Umbria\u00a0<\/span><\/span><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00abQUESTO NUOVO MONDO \u00c8 DELLE VOCI | Io quelli che si lamentano della quarantena proprio della quarantena proprio non li capisco.\u00a0<\/em><br \/>\n<em>Di sicuro in mezzo a questi bradipi in pigiama, m\u2019avverto divenire un cosplay dell\u2019Uomo Ragno.Questa luna spoglia quarantena assola i sensi. E di Netflix non ne ho bisogno.Perch\u00e9 il mondo, questo nuovo mondo \u00e8 delle voci. \u00a0Le voci della strada.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Quando sento delle voci per strada, sotto casa mia, mi precipito alla finestra non per vedere se c\u2019\u00e8 gente che corre e indignarmi, ma per seguire la conversazione. Mi interessa tutto: cosa hanno da dirsi, se sembrano felici, come sono vestiti, quello che spunta dai sacchi della spesa Esselunga e il tipo di rapporto che pu\u00f2 esserci tra i due (non sono mai pi\u00f9 di due). Se si tengono per mano. Immagino la strada che faranno se girano l\u2019angolo a destra o a sinistra, la loro storia, come fossero prima del corona, magari si stavano lasciando o sono parenti che non si parlavano da anni, oppure invece no, era gi\u00e0 tutto a posto tra loro e la quarantena gli \u00e8 pi\u00f9 lieve. Comunque, stare alla finestra is the new guardare la televisione\u00bb<\/em><\/p>\n<p><strong>\u2014 Anonimo, 37, Cerisano<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00abPosso dire che vivo questa forzata clausura sospesa tra incubo e realt\u00e0, cercando di non lasciarmi avvolgere troppo da pensieri negativi e opponendo una ferrea volont\u00e0 di sopravvivere. Non ascolto la televisione continuamente per non lasciarmi impressionare troppo dai numeri dei contagiati e dei deceduti.<\/em><br \/>\n<em>In casa: cucino, pulisco e disinfetto sia in quest&#8217;ordine che nell&#8217;ordine inverso, leggo, anzi sto audioregistrando un libro a capitoli che settimanalmente riverso nella chat \u201cl&#8217;ora di lettura\u201d che prima di tutto &#8220;questo&#8221; tenevo il gioved\u00ec in una libreria della mia citt\u00e0. Vorrei stare sempre in casa ma ho una mamma che \u00e8 appena stata dimessa da una struttura riabilitativa e non \u00e8 per niente riabilitata per cui con un&#8217;altra sorella dobbiamo occuparcene il tutto con tanta circospezione e paura.<\/em><br \/>\n<em>Questo COVID-19 senza corpo, n\u00e9 faccia ci sta mettendo in ginocchio e nonostante alle finestre ci siano bellissimi cartelli che dicono che \u201candr\u00e0 tutto bene\u201d la sensazione \u00e8 di vivere un incubo\u00bb<\/em><\/p>\n<p><strong><b>\u2014 Anna; 64 anni; Voghera<\/b><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00abIl nostro quotidiano si articola nello spazio e nel tempo. Sono le due dimensioni fondamentali che caratterizzano le nostre giornate. Ci spostiamo lungo questi assi ogni giorno. Se quello del tempo \u00e8 percorribile in un solo verso e finito, quello dello spazio ha tutt\u2019altre caratteristiche, diametralmente opposte. Questi assi non sono mutati, neppure in questo momento cos\u00ec eccezionale: allora cos\u2019\u00e8 stato davvero alterato? Cosa ci rende inquieti? Avevamo prima e abbiamo anche ora quattro pareti a racchiudere il nostro spazio di lavoro, quattro pareti a proteggere l\u2019alcova del riposo. Eppure \u00e8 tutto diverso da prima. Forse, il problema sta in quelle quattro pareti: ora sono sempre le stesse. Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 separazione fra la concentrazione del lavoro e il conforto della focolare.<br \/>\nNon c\u2019\u00e8 pi\u00f9 la dicotomia che segna il giorno. Anzi, non una divisione in due, ma forse pi\u00f9 parti scindevano il nostro essere a seconda delle coordinate di tempo e spazio. Che succede allora? Che fra quelle quattro pareti restiamo solo noi. Non ci possiamo pi\u00f9 dividere, dobbiamo restare uniti. Uniti con noi stessi. Forse \u00e8 proprio questo che ci inquieta.<br \/>\nCi sappiamo riconoscere? Sappiamo identificare, comprendere e accettare la nostra individualit\u00e0? In questo momento cos\u00ec eccezionale forse \u00e8 arrivata l\u2019occasione di metterci allo specchio e vederci. Mettere noi stessi al centro del nostro sistema di assi non in un moto d\u2019egocentrismo autarchico, ma per avviare una ricostruzione, personale. Per riscoprire il proprio valore, non superiore, ma unico. Riscoprire che non importa quali siano le quattro pareti a delimitare il momento, noi siamo noi.<\/em><br \/>\n<em>Penso a tutto questo mentre il silenzio pervade le mie giornate. L\u2019appartamento \u00e8 condiviso con alcune piante poco rumorose, il condominio \u00e8 placido e persino la primavera sembra attutita. Mi accorgo di essere io nel modo in cui ho disposto le fotografie sul mobile, e allora cerco di disporre in modo analogo le parole nei documenti che compilo. Mi accorgo di essere io nel prediligere mezzi di comunicazione non istantanei, e allora cerco traccia di questa tendenza all\u2019attesa anche nel modo in cui cucino. Nell\u2019attesa mi riscopro. E non vivo pi\u00f9 entro quattro pareti\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><strong>\u2014\u00a0Alessandra; 29 anni; Ancona<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00ab<strong>Email ad un&#8217;amica<\/strong> | Ciao Teresa, salutami Franco&#8230; Io come sai ho un po&#8217; di terra e anche prima del corona ero gi\u00e0 attivo qui. Mi ero anche trasferito qui. Con Mara c&#8217;\u00e8 stata un po&#8217; di crisi, nel frattempo avevo messo in ordine gli spazi al piano terra in campagna e mi sono sistemato in una camera al piano terra tutta per me.<\/em><br \/>\n<em>Lavoro con i miei ritmi blandi nella vigna e nel campo tutto il giorno fino al tramonto, ho molto da fare e priorit\u00e0 incalzanti ma nonostante qualche\u00a0 imprecazione quando c&#8217;\u00e8 un imprevisto, un guasto, un rompimento&#8230;\u00a0 contemplo il tutto e ringrazio. Oltre a mia moglie Antonia, le mie due figlie sono a casa che studiano e cos\u00ec passo anche molto tempo con loro durante le pause. La vegetazione e gli animali sono in piena attivit\u00e0, c&#8217;\u00e8 molto pi\u00f9 silenzio (soprattutto le domeniche) cos\u00ec il sottofondo \u00e8 il loro e l&#8217;aria \u00e8 decisamente pi\u00f9 pulita.<\/em><br \/>\n<em>Ogni tanto faccio acquisti, riparazioni e rifornimenti di materiale per quel che c&#8217;\u00e8 (alcuni servizi secondo me essenziali sono chiusi&#8230; vi pare che magazzini di distribuzione nazionale come Bosch o Husqvarna debbano essere chiusi, oltre a tornitori e rettificatori locali, affilature, riparatori di motocicli? E che i corrieri continuino a consegnare di tutto, magari in mezzo a qualche confezione di disinfettante o farmaco da banco o che coloro che producono i sacchetti di plastica per\/e le colombe pasquali o i plum cake invece lavorino a pieno ritmo?) e poi passo a trovare la Mara, ma solo una volta a settimana per ora. Siamo rimasti in buoni rapporti. Ma non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 sesso! E tu invece sei a casa tutto il giorno con Franco! \u00c8 vero che c&#8217;\u00e8 questa emergenza ospedaliera pi\u00f9 che sanitaria, ma ci sono molti aspetti che non quadrano.<\/em><br \/>\n<em>Non c&#8217;\u00e8 lo spazio per scriverlo ma sicuramente permettere ad associazioni di categoria di riunirsi e lavorare mentre vietarlo alle altre associazioni (culturali, ambientaliste, comitati) mi sembra ingiusto. Inoltre come sai ridurre gli spazi di discussione pubblica organizzata, compresi quelli parlamentari, non porta bene, non migliora le decisioni e quando ci sono emergenze (compresa questa emergenza ospedaliera) sarebbe opportuno invece incrementarli. Ci saranno online vero? Sui social? Videoconferenze? Bh\u00e9 non ne posso pi\u00f9 di vedere figurine sullo schermo. Ho come una schermosensibilit\u00e0 che mi logora i nervi. Da quando \u00e8 iniziata sta storia ho sospeso con droghe e vini, produco e bevo tisane di erbe e ho ridotto anche gli schermi perch\u00e9 poi mi aspetta un nuovo turno di ricerca (per gli australiani) e devo risparmiarmi adesso. Mi manca molto del buon sesso&#8230; decisamente\u00bb<\/em><\/p>\n<div><strong> \u2014 Ugo; 49 anni; Forl\u00ec<\/strong><\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong><b>\u00abRealizzare un bel vestito nuovo.<\/b><\/strong>\u00a0Il primo giorno ho fatto il bozzetto: ho trasformato il tavolo della sala in una scrivania, tanto che adesso \u00e8 quasi soffocato dalla quantit\u00e0 di libri, alla cultura non c\u2019\u00e8 mai fine; di fogli, gli appunti sono pillole speciali; di penne, matite, evidenziatori e pennarelli, ci vogliono colori e sfumature per un bel disegno; dall\u2019agenda, dove pianificare il lavoro; dagli hard-disks, alla memoria serve sempre pi\u00f9 spazio; ma il principe che sovrasta tutti \u00e8 il computer, fedele amico e \u00a0compagno principale delle mie giornate a causa del mio lavoro di ricerca. Il decimo giorno le idee erano chiare: rimanere a casa. Il bozzetto ha iniziato ad avere una forma ben definita e il mio animo ad esser soddisfatto dei buoni frutti del lavoro svolto. Cambiano le condizioni, ma non il fine! Nelle pause dal telelavoro, mentre riprendevo in mano passioni abbandonate e mettevo tick\u00a0nella lista delle cose da fare, ho iniziato ad osservare sempre di pi\u00f9 le persone: molte di esse non riuscivano a dare inizio alla progettazione del loro abito, ma al contrario guardavano il foglio senza fare niente. \u201cNon so cosa fare tutto il giorno in casa!\u201d oppure \u201cmi annoio\u201d. \u00c8 stato in quel momento che ho realizzato che non tutti sono pieni di passioni, hobbies, interessi, che possano distrarli, occuparli e tranquillizzarli. Nel frattempo, \u00e8 arrivato il ventesimo giorno: ho preso in mano i pennelli e ho iniziato a dare colore alla mia opera: mi sono sentita bene! In sala in un angolo la scrivania, nell\u2019altro l\u2019atelier, in camera lo spogliatoio, in garage la palestra, in giardino il trekking, in cucina il ristorante. Giorno trenta, dettaglio importante del disegno: in questa casa non sono sola ed \u00e8 bello apprezzare il pi\u00f9 tempo\u00a0insieme. Certo, dentro al foglio mancano famiglia, amici e persone care, ma hanno preso forma dentro un\u2019altra cornice, quella dello schermo del telefono o del computer e anche se non si possono toccare, il calore vero arriva anche attraverso un messaggio, una foto, o una videochiamata, che va tanto di moda in questo periodo. Cambiare l\u2019abito, non lo stile\u00bb<\/em><\/p>\n<p><strong>\u2014 Noemi; 30 anni; Falconara Marittima (AN)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00abPenso di essere molto fortunata, perch\u00e9 a differenza di tanti vivo in campagna, quindi riesco a passare del tempo all\u2019aria aperta senza violare le difficili, ma necessarie restrizioni del governo. Penso di essere ancora pi\u00f9 fortunata perch\u00e9, a differenza di tantissimi, la mia esperienza con il virus \u00e8 legata alle notizie riportate dai media e ai racconti di come amici e parenti trascorrono le proprie giornate.<\/em><br \/>\n<em>Ci\u00f2 che \u00e8 cambiato maggiormente per me \u00e8 la percezione di spazio e tempo. Lavorando in una citt\u00e0 che non \u00e8 quella in cui sono cresciuta, il mio tempo prima del COVID-19 era scandito sia dalla routine quotidiana (andare a lavoro, a fare la spesa, a passeggiare dopo la giornata passata in ufficio), ma anche e soprattutto dal viaggio in treno nel fine settimana. Le giornate adesso sembrano tutte uguali e non \u00e8 pi\u00f9 ben chiaro se il giorno successivo sar\u00e0 sabato, domenica o se sta per iniziare una nuova settimana.<\/em><br \/>\n<em>La percezione dello spazio \u00e8 altrettanto cambiata. Quello dedicato al lavoro \u00e8 cambiato anche fisicamente perch\u00e9 si \u00e8 ridotto. Adesso invece di lavorare nel grande ufficio che condivido con altre persone, mi trovo nella mia piccola stanza da sola con libri, pc e scrivania. Volendo trovare un aspetto positivo in questo, posso dire che lavorando in uno spazio ristretto la concentrazione \u00e8 maggiore, quindi le voci della mia \u201cto do list\u201d quotidiana vengono spuntate pi\u00f9 facilmente. Lo spazio fisico dedicato alla mia vita privata si \u00e8, invece, espanso perch\u00e9 anche se la tecnologia riesce a mantenere uniti menti e cuori soprattutto in questo momento, aumenta anche la distanza fisica tra le persone. Forse questo \u00e8 l\u2019aspetto pi\u00f9 difficile da affrontare per me perch\u00e9 le lunghe conversazioni che, naturalmente, avrei con i miei cari, magari seduti davanti ad un buon caff\u00e8, adesso avvengono a grandi distanze (ognuno a casa propria), ma sono costrette nel piccolo spazio dello schermo del pc o del cellulare\u00bb<\/em><\/p>\n<p><strong>\u2014 Cristina, 30 anni, Corropoli (TE)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00abFino a Pasqua, sono confinato nella mia casa in un paese di 9.000 abitanti, 17 km a sud del centro di Firenze. Sto vivendo in una camera, con bagno e una piccola terrazza, che dispone di un panorama di Firenze con dietro le montagne della Garfagnana e del Mugello. Di grandezza, la terrazza \u00e8 appena sufficiente per accomodare un po&#8217; di ginnastica ogni mattina. Dalla mia finestra il sole brilla e il cielo \u00e8 azzurro. I miei pasti vengono depositati sulla scala tre volte al giorno. Parlo con mia moglie dal balcone. La nostra zona \u00e8 molto pi\u00f9 silenziosa del solito, senza il passaggio di aerei e macchine.<\/em><br \/>\n<em>Si vive la vita &#8216;in linea&#8217;. Come docente universitario, da 40 anni insegno e studio disastri. La mia universit\u00e0 si \u00e8 adattata rapidamente all&#8217;attuale crisi. Ha subito spostato lezioni, esami e riunioni in linea. Ha creato una sofisticata struttura di gestione della crisi ai livelli strategici, tattici e operativi. Ora, non importa dove sono. Ho una giornata di lavoro pieno. I principali problemi di questo non giacciono nel fare il lavoro a distanza, ma nel lavorare a distanza in &#8216;multitasking&#8217;.<\/em><br \/>\n<em>Sono arrivato alla disciplina della geografia perch\u00e9 avevo insegnanti a scuola che erano bravi e molto moderni di atteggiamento. Anche perch\u00e9 mi hanno invitato a leggere il libro Theoretical Geography, pubblicato dal geografo americano William W. Bunge. Egli era un intellettuale radicale, proprio il tipo di personaggio che piace a uno studente di liceo con tendenze accademiche. Bunge insegnava ai suo studenti vestito in pigiama, guidava un taxi, aveva idee radicali sul colonialismo. Era fico. Era cos\u00ec radicale che doveva pubblicare il suo libro in Svezia, non negli Stati Uniti.<\/em><br \/>\n<em>La tesi di Bunge era che la topografia non ha pi\u00f9 senso in un mondo sotto l&#8217;ombra dei missili nucleari intercontinentali e dominato dalle comunicazioni di massa. Siamo tutti in prima linea, disse, ovunque siamo. Lo spazio geografico \u00e8 stato annientato, compresso, girato alla rovescia. E questo fu 30 anni prima che Internet rendesse le sue idee ancora pi\u00f9 plausibili.<\/em><br \/>\n<em>Dall&#8217;inizio della crisi Covid-19, ho partecipato a tante interviste per i mass media &#8211; ben 6 ieri. Ho trasmesso in diretta sulla radio australiana a Sydney. Stasera andr\u00f2 in onda alla radio di Salt Lake City, Utah. Ho lavorato per ore con un giornale di Tokio. Tutto ad un tratto, dove stiamo non ha importanza. \u00c8 come gestire l&#8217;assenza di gravit\u00e0 nello spazio\u00bb<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u2014\u00a0David; 67 anni; San Casciano in Val di Pesa (FI)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #484848;\"><em>\u00abUntil Easter, I am in isolation in my home in a town of 9,000 inhabitants, 17km south of the centre of Florence. I inhabit a bedroom, a bathroom and a small terrace, with a view of Florence with the Mugello and Garfanana behind it. The terrace is just about big enough to accommodate basic gymnastics every morning. From my window, the sun is shining and the sky is blue. My meals are placed on the stairs three times a day. I have conversations with my wife over the balcony. The area is much quieter than usual, with no aircraft overflights and no traffic outside.<br \/>\n<\/em><em>Life is lived on line. As a university staff member, for the past 40 years I have taught and studied disasters. My university was quick to adapt to the current crisis. It rapidly shifted lessons, exams and meetings to on-line format. It formed a complete and sophisticated structure for crisis management at the strategic, tactical and operational levels. Now, it does not matter where I am. I have a full working day. The main problems lie, not in remote working, but in remote multitasking.<br \/>\n<\/em><em>I came into the field of geography because I had good, very modern teachers at school in the 1960s and because they persuaded me to read the book Theoretical Geography, published in 1965 by the American geographer William W. Bunge. He was a radical, just the sort of writer to appeal to a high-school student with intellectual leanings. Bunge lectured in his pyjamas, he drove a taxi, he had new ideas about colonialism. He was cool. He was radical enough that his book had to be published in Sweden, not the USA.<br \/>\n<\/em><em>Bunge&#8217;s thesis was that topography has no meaning in the age of nuclear missiles and mass communications. We are all in the front line, he wrote, wherever we are. Space has been annihilated, compressed, turned inside out. And that was 30 years before the Internet made it a much more plausible hypothesis.<br \/>\n<\/em><em>I have done many mass media interviews since the start of the Covid-19 crisis\u2013six yesterday alone. I have been live on Australian radio in Sydney. This afternoon I will be broadcasting on the radio in Salt Lake City, Utah. I have spent hours working with a newspaper in Tokyo. Suddenly, where we are is of very little importance. It is like trying to manage weightlessness in space\u00bb<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #484848;\"><strong>\u2014 David; 67 years old; San Casciano in Val di Pesa (FI)<\/strong><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00ab <strong>Gli spazi della sicurezza e del pericolo nell\u2019A.D. COVID19<\/strong> | Ho il privilegio di abitare in campagna ed essere circondato da un giardino, orto e piccolo podere agricolo. L\u2019aspetto saliente di questo periodo di isolamento non \u00e8 pertanto la \u201ccostrizione spaziale\u201d, quanto piuttosto la ridefinizione del confine fra spazio sicuro e spazio pericoloso, nonch\u00e9 delle tipologie di spazio vissuto. Nei fatti, gli elementi fondamentali della mia vita non sono cambiati cos\u00ec radicalmente. Fortunatamente ho le persone care qui con me, il frigo pieno, l\u2019accesso internet ancora attivo, l\u2019elettricit\u00e0 e le altre comodit\u00e0 di vita moderna.<\/em><br \/>\n<em>A livello fisico, c\u2019\u00e8 un mondo di dentro ed un mondo di fuori. Il primo \u00e8 rappresentato dagli spazi della casa, nei quali svolgere le azioni della vita quotidiana necessarie alla sopravvivenza; questo \u00e8 uno spazio ad uso esclusivo e quindi percepito sicuro. Il mondo di fuori \u00e8 invece suddiviso in fasce a sicurezza decrescente. Il giardino e l\u2019orto adiacenti la casa, sono una zona ricreativa esterna ancora ad uso esclusivo e quindi ancora sicura. Il resto del podere, nel quale posso fare lunghe passeggiate con il mio cane \u00e8 invece una zona di frontiera, meno sicura in quanto non pi\u00f9 ad uso esclusivo. In lontananza vi si possono scorgere altre persone, del vicinato, che a loro volta fanno passeggiate. Infine, ai limiti del podere, c\u2019\u00e8 la strada vicinale vuota e silente a demarcare nettamente il confine con quello spazio pubblico <\/em><em>esterno contenente il pericoloso virus.<\/em><br \/>\n<em>Accanto a questo spazio fisico, la tecnologia ci ha creato uno spazio ancora pi\u00f9 grande, quello digitale. Questo spazio \u00e8 completamente sicuro dagli effetti del COVID19, anche nelle sue aree pubbliche. Questo spazio virtuale era gi\u00e0 importante nella mia vita privata e professionale, ma in questo periodo sta assumendo un ruolo centrale. Sebbene a distanza, mi permette di mantenere i rapporti sociali, professionali e fornisce anch\u2019esso infinite possibilit\u00e0 ricreative. Grazie al \u201ctelecommuting\u201d la mia routine lavorativa non ha subito grosse interruzioni. Posso continuare a fare ricerca, lezioni e seminari online o partecipare a online meetings.\u00a0<\/em><br \/>\n<em>Questi sono gli spazi del mio vissuto COVID19; spazi che a dispetto di limiti e restrizioni contengono anche benefici che mi mancheranno quando ritorner\u00f2 in quel mondo fisico oltre la strada vicinale\u2026 \u00bb.<\/em><\/p>\n<p><strong>\u2014\u00a0 Fausto; 54 anni; Osimo (AN)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00ab <strong>Bolzano, 02.04.2020<\/strong> | Me ne sono accorto solamente ora perch\u00e9 sono entrati in ogni spazio della casa in modo cos\u00ec subdolo che tacitamente e necessariamente li sto tollerando. Con la scusa di essere aggiornati sui dati della pandemia, di leggere la miglior interpretazione possibile dei dati, di sapere cosa fanno amici e conoscenti, di vedere un volto (la trasgressione maggiore possibile) ed avere un\u2019interazione pretestuosamente sociale, di poter continuare a lavorare con grande fatica: 3 computer e 2 cellulari, sempre vicini e spesso interposti fra me e la mia famiglia, mediandone la relazione, con la scusa dell\u2019ansia di socialit\u00e0 e di comprensione del disastro in corso. Peraltro, nelle videochiamate con gli amici sparsi per l\u2019Europa: \u201callora, com\u2019\u00e8 Bolzano?\u201d S\u00ec, perch\u00e9 ci siamo trasferiti in questa casa il 25 febbraio, 4 giorni dopo il primo caso in Italia, ed ora sono pi\u00f9 i giorni in cui &#8220;siamo stati&#8221; a Bolzano chiusi in casa, dei giorni in cui abbiamo &#8220;vissuto\/visto&#8221; Bolzano potendo uscire di casa. Chiusi in un immaginario che si autoalimenta a due dimensioni, la linea del torrente Talvera e delle montagne.<br \/>\nMentre Milano, dove sono le nostre famiglie, \u00e8 lontanissima e portatrice di racconti nefasti. I ritmi per\u00f2 sono rimasti li stessi, nostro figlio Ernesto, 1 anno e 1 mese oggi, ci tiene ben ancorati alla routine, \u00e8 il nostro baricentro. Sveglia sempre intorno alle 7, tentativi di dod\u00f2 (pisolino) alle 10:30, pappa alle 12, tentativi di dod\u00f2 alle 14:30, merenda intorno alle 16, cena alle 19 in punto, altrimenti son lacrime. Per fortuna c\u2019\u00e8 mia moglie. Lui, in barba ai decreti, ha imparato a camminare in corridoio durante la quarantena, tant\u2019\u00e8 che non ha mai camminato fuori casa nella sua vita! E vede solo noi e il gatto, non vede altri bambini. Vorrei fargli vedere un sacco di cose, quello che precedentemente c\u2019era l\u00e0 fuori, fonte della cultura materiale che quotidianamente manipola nell\u2019universo dei suoi oggetti di cui ora prova a intuirne i significati. Sono addirittura arrivato a mostrargli dei video della realt\u00e0 l\u00e0 fuori, i primi della sua vita.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Ma ora basta, voglio nuovamente separare il gioco dai media: Ernesto \u00e8 cos\u00ec felice che possiamo giocare con lui tutti i giorni dalla mattina alla sera, un tempo eccezionale e irripetibile \u00bb.<\/em><\/p>\n<p><strong>\u2014 Fabio; 37 anni; Bolzano<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><em>\u00ab Oggi \u00e8 il primo Aprile, questo significa che siamo in casa da\u2026 beh, un bel po\u2019. 20 giorni? Ho perso il conto. Non ho preso bene le restrizioni. Anche se non le ho mai violate. Emotivamente non riesco a capacitarmi di come la vita delle persone possa essere letteralmente ficcata in una scatola. Razionalmente capisco e mi adeguo. Ma fino a quando? Ho reagito come mio solito buttandomi sui libri: \u201cSe non ora quando\u201d e \u201cIl sergente nella neve\u201d. Non hanno aiutato molto il mio umore. Forse era meglio Stefano Benni. <\/em><br \/>\n<em>Ora lavoriamo a casa, in uno spazio che fino a prima era un mezzo sgabuzzino, pieno di cose ammassate. Una parte di me \u00e8 serena ma una parte teme che la ripartenza sar\u00e0 difficile. Aspetto. Come tutti. Spendo molto del mio tempo a pensare a cosa far\u00f2, a cosa \u00e8 importante per me. Di fatto questo periodo mi sta aiutando a rompere una routine che non sempre \u00e8 stata positiva. Le cose importanti emergono con pi\u00f9 chiarezza ed \u00e8 pi\u00f9 facile capire cosa ha senso smettere di fare anche dopo.<\/em><br \/>\n<em>La mia scrivania \u00e8 il mio mondo. Mi ha aiutata ad appropriarmi del mio spazio nella casa nuova. Prima mi sentivo un ospite, ora \u00e8 anche mia. Ho un luogo che appartiene solo a me.<\/em><br \/>\n<em>Una cosa che invece mi manca molto \u00e8 l\u2019arrampicata. Sono solo una principiante, ma per una persona introversa come me \u00e8 uno sport perfetto. Mi fa stare con gli altri, ma senza esagerare, e tiene occupato il cervello oltre al corpo. E il risultato \u00e8 uno sfogo totale dello stress che in altre attivit\u00e0 non avevo trovato.\u00a0<\/em><br \/>\n<em>Per ovviare alla sua mancanza la cucina\/salotto ora \u00e8 pi\u00f9 che altro una palestra. In questi giorni, per noi, va forte il \u201ctableclimbing\u201d. Sembra facile, ma vi assicuro che se il vostro tavolo \u00e8 pi\u00f9 largo dell\u2019apertura massima delle vostre braccia le cose cambiano. Almeno questo siamo riusciti a farlo sul terrazzo, da cui ho il piacere di respirare aria fresca e ascoltare i gridolini soddisfatti della bimba dei vicini che gioca. Ha circa due anni ed \u00e8 molto buffa.<br \/>\n<\/em><em>E quindi nulla, resto l\u00ec, ascolto, inspiro forte. Aspetto che passi, sperando che l\u2019estate, per allora, sia solo alle porte\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><strong>\u2014 Marta, 32 anni, Bernareggio (Monza)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00ab La casa come rifugio o come istituzione totale?<\/em><br \/>\n<em>In tempi normali vale la prima situazione. Dopo una giornata in giro, caos, traffico, movimento, bello e brutto, la pioggia magari: casa \u00e8 il mio bozzolo, cocoon, home sweet home.<\/em><br \/>\n<em>Tiro su il ponte levatoio, sguinzaglio i coccodrilli nel fossato, stacco telefono cellulare e citofono. Il fuori resta fuori. Tutto il mondo fuori (1).<\/em><br \/>\n<em>Ora che non si esce, \u00e8 galera? Ospedale? Istituzione totale? Forse, ma di lusso.<\/em><br \/>\n<em>A volte penso che sono pronta agli arresti domiciliari: la prossima volta che dovessi subire ingiustizie, offese ecc. \u00a0invece che dall\u2019avvocato, andrei a pestare per bene il colpevole, ma non troppo. Tanto da avere per\u00a0condanna non pi\u00f9 degli arresti domiciliari: vuoi mettere la soddisfazione.<\/em><br \/>\n<em>Tanto ormai sono abituata. La casa, in fondo, mi accoglie e mi raccoglie. Ho anche il mio angolo, siamo in due e a ciascuno il suo. Lo dicono anche gli astronauti che bisogna trovarsi il proprio angolo. Il mio \u00e8 fatto di una poltroncina rossa e di un casco da parrucchiere.<\/em><br \/>\n<em>Metto la testa nel ronzio ventilato e associo liberamente.<\/em><br \/>\n<em>Mi sento in orbita, and all this science, I don&#8217;t understand, it&#8217;s just my job five days a week, a rocket man (2).<\/em><br \/>\n<em>Non ho cantato sul balcone, ma da dietro le persiane chiuse, come una star in incognito. Cantavo solo io, affaccio sul cortile e qua ci sta giusto un tastierista karaoke, che predilige Baglioni.<\/em><br \/>\n<em>Ma vuoi mettere il gusto di urlare: avrai avrai avrai la stessa mia dolce speranza e penserai di non aver amato mai abbastanza (3).<\/em><br \/>\n<em>Amiamo abbastanza?<\/em><br \/>\n<em>Quando c\u2019\u00e8 l\u2019amore c\u2019\u00e8 tutto.<\/em><br \/>\n<em>Veramente quella \u00e8 la salute (4)<\/em><br \/>\n<em>Basta la salute e un par de scarpe nove e poi gir\u00e0 tutto er monno. E m\u2019accompagno da me (5)<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Bibliografia (la prima che scrivo con piacere)<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>1 Vasco Rossi, Alba Chiara 1979<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>2 Elton John, Rocket man 1972<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>3 Claudio Baglioni, Avrai 1982<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>4 Massimo Troisi, Ricomincio da tre 1981<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>5 Tanto pe&#8217; canta&#8217;, Ettore Petrolini 1932\u00bb<\/em><\/p>\n<p><strong>\u2014\u00a0 Francesca, 61 anni, Roma<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00ab Stamattina mi sono svegliata, per la prima volta dopo tanto tempo, non riuscivo a capire che giorno fosse, n\u00e9 tantomeno a ricostruirlo, mi era ignota sia la data, che il giorno della settimana. Ho avuto un senso di spaesamento mai provato prima.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Riesco a tenere bene la divisione dei giorni, so se \u00e8 luned\u00ec, marted\u00ec, fa ridere lo so, ma in questo mi aiuta la raccolta differenziata. Non riesco pi\u00f9 a ricollocare bene i ricordi nella memoria a breve termine, per me \u00e8 tutto un \u201cl\u2019altro giorno\u201d, \u201cl\u2019altra volta\u201d. \u00c8 una condizione nuova, dato che ho una memoria tale che mi permette di ricordare con esattezza gli ultimi 20 capodanni della mia vita.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Ormai il passato recente \u00e8 un unico fluire di ore, ricordi e sensazioni, privi di separazione, come un unico lunghissimo giorno, non contrassegnato da alcuno spazio divisorio. \u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Nel presente, sto stranamente reagendo in maniera positiva, nonostante gli immediati danni economici subiti e la perdita di una persona cara, che non ho potuto salutare, n\u00e9 accompagnare verso l\u2019inevitabile meta. Tuttavia, sto vivendo questo periodo come una grande opportunit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Quante altre volte avr\u00f2 l\u2019occasione in vita mia di trascorrere tutto questo tempo a casa, senza sentirmi in colpa e con una giustificazione pi\u00f9 che palese?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Per cui faccio progetti e sogno tanto. Non ho ancora iniziato a leggere un libro, n\u00e9 a seguire una serie tv, attivit\u00e0 che di solito mi aiutano a trascorrere il tempo libero se sono a casa.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Scrivo di continuo: pensieri, poesie, racconti, agli amici, ai parenti, ma neanche questa \u00e8 una novit\u00e0, \u00e8 una cosa che facevo gi\u00e0, l\u2019ho solo intensificata.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Faccio anche cose pi\u00f9 prosaiche: mangio, dormo, faccio lavatrici e pulisco la cucina.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Il mio futuro? Appare incerto. Ma non \u00e8 sempre cos\u00ec il futuro? Anche quando crediamo di sapere cosa succeder\u00e0 in realt\u00e0 non lo sappiamo, la nostra \u00e8 solo un\u2019illusione. \u00a0Eh meno male, altrimenti sarebbe una bella tragedia avere gi\u00e0 il copione scritto. Una terribile noiosa predeterminazione.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Non lo reggerei. Meglio l\u2019imprevisto, il fantasioso, il meraviglioso che sono anche le cose che mi aiutano ad andare avanti in questo momento \u00bb.<\/em><\/p>\n<p><strong>\u2014 Antonella, 40 anni, Vico Equense (Na)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00ab Con l\u2019emergenza Coronavirus e i decreti restrittivi volti limitarne i contagi, la libert\u00e0 e lo spazio in cui ogni individuo si muove e relaziona si trovano ad essere ridotti e limitati alle cosiddette \u201cquattro mura domestiche\u201d.<br \/>\n<\/em><em>In questo periodo di dura prova cerco di programmare ogni giornata, dedicandomi allo studio, all\u2019attivit\u00e0 fisica e ad hobby, come la lettura libera, l\u2019ascolto di buona musica, le conversazioni sui social. Vivere continuamente relegato in casa significa percepire la stessa, a seconda dei momenti, in due modi, in teoria opposti, cio\u00e8 come una prigione e come un luogo particolare.<br \/>\nIn effetti stare continuamente in casa non fa bene: si percepisce un senso di chiusura, di ristrettezza e anche un po\u2019 di solitudine, nonostante si abbiano accanto i propri familiari; allo stesso tempo prevalgono sensazioni come la monotonia e la fiacchezza, vista la quasi totale impossibilit\u00e0 di uscire e dedicarsi ad attivit\u00e0 diverse.<br \/>\nD\u2019altro canto, la casa \u00e8 percepita come un luogo particolare, un\u2019eccezione rispetto all\u2019esterno: la quarantena, seppur con i suoi aspetti negativi, sta dando la possibilit\u00e0 di rafforzare i legami con i propri conviventi, non solo perch\u00e9 ci si dedica tutti insieme ad attivit\u00e0 che fino a poco prima venivano fatte raramente a causa dei rispettivi impegni \u2013 come dilettarsi ai fornelli sperimentando nuove ricette oppure condividere i propri hobbies \u2013 ma anche perch\u00e9 gli stessi familiari o conviventi divengono le uniche persone con le quali \u00e8 possibile relazionarsi senza ricorrere a mascherine o guanti come si fa quando si \u00e8 all\u2019esterno.<br \/>\nL\u2019interno della propria abitazione, dunque, diviene l\u2019unico luogo in cui i modi di approcciarsi rimangono inalterati. Riguardo, poi, alle interazioni con le persone esterne, \u00e8 bene distinguere quelle che avvengono con i propri vicini da quelle con parenti e amici dislocati altrove: con i primi si comunica solo dall\u2019esterno, conversando liberamente, ma sempre tenendo le dovute distanze; con gli altri, invece, si ricorre ai social network o alla messaggistica istantanea, i quali permettono di effettuare videochiamate (anche di gruppo), scambiarsi informazioni e pareri o anche semplice materiale ludico per divertirsi e provare a sorridere e sentirsi uniti, nonostante il periodo negativo \u00bb.<\/em><\/p>\n<p><strong>\u2014 Gian Marco, 27 anni, Tortora (CS)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00ab Non rientro nella categoria delle persone denominate iperattive, in quanto sono abituata a trascorrere spesso le mie giornate tra le mura domestiche. La mia vita in casa, da quando siamo in isolamento, \u00e8 pi\u00f9 che mai incentrata intorno a mio figlio di 2 anni. In casa c\u2019\u00e8 anche il mio compagno, con il quale, adesso, abbiamo riscoperto la vita familiare senza corse e senza l\u2019assillo dell\u2019orologio. Il bambino assorbe buona parte delle nostre energie e giornate, scandite dalle sue esigenze.<\/em><br \/>\n<em>Mi ritengo fortunata perch\u00e9 lo spazio in casa nostra \u00e8 dinamico: primo piano, piano terra e veranda esterna ci permettono di muoverci liberamente. La maggior parte delle mie giornate si svolge nella zona giorno al piano terra e quando c\u2019\u00e8 il sole corro fuori semplicemente per sentire il vento tra i capelli. Non pensavo fosse cosi bella come sensazione.<\/em><br \/>\n<em>Il suono della radio, le canzoni dei cartoni preferiti di mio figlio, il rumore dei suoi giocattoli (continuamente rovesciati a terra) e il gran disordine di oggetti sparsi in giro mi tengono impegnata, allontanando i brutti pensieri.<\/em><br \/>\n<em>Questa condizione mi permette di sentirmi quasi distaccata dalla realt\u00e0. Oltretutto vivo fuori dal centro abitato, quindi non vedo quasi nessuno. Qui regna il silenzio. Le rare volte in cui vedo i pochi vicini di casa \u00e8 quando mi trovo sul balcone. Ci salutiamo con un sorriso di speranza. Spesso da l\u00ec osservo le case in lontananza e le auto parcheggiate, segnale dell\u2019immobilit\u00e0 forzata.<\/em><br \/>\n<em>Per sentire vicini i miei genitori, gli amici e i parenti utilizzo le videochiamate e i messaggi su Whatsapp. \u00a0So reggere la lontananza grazie all\u2019esperienza dell\u2019universit\u00e0 che mi ha insegnato a stare forzatamente distante dai miei affetti. Tuttavia, non so fino a quando sar\u00f2 forte. Non posso sapere cosa succeder\u00e0 dentro di me, perch\u00e9 in questo momento nessuno \u00e8 in grado di dare risposte. Usando i versi di Montale \u201cnon domandarci la formula che mondi possa aprirti\u201d.<\/em><br \/>\n<em>Una di queste sere, in lontananza, ho sentito qualcuno che ascoltava musica da discoteca. La vita lancia dei segnali, nonostante l\u2019incertezza. Si vive sospesi nel presente \u00bb.<\/em><\/p>\n<p><strong>\u2014 Valentina, 36 anni, Porto Empedocle (AG)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00ab Da quando \u00e8 iniziata la quarantena l\u2019umore \u00e8 altalenante. L\u2019angoscia per quello che sta accadendo nel mondo, la paura che i miei amici e familiari si possano ammalare e per il futuro che sar\u00e0, per mia figlia soprattutto, non mi fanno dormire sempre sonni tranquilli. Ma il mio compagno trova sempre il modo giusto per \u201criportarmi alla realt\u00e0\u201d, chiedendomi ad esempio di scrivere su un quaderno un elenco di cose da fare in casa, barrandole quando le abbiamo fatte. Ho una bambina di 8 mesi e sono ancora in maternit\u00e0, quindi, in questo momento, non sto lavorando e mi dedico 100% a lei e alla mia famiglia. Per fortuna abitiamo al piano terra, abbiamo un bel giardino ed intorno a noi c\u2019\u00e8 campagna. Quindi, ci dedichiamo per lo pi\u00f9 all\u2019esplorazione della natura (visto che il tempo meteorologico lo permette), cosa che facevo molto spesso quando ero bambina. La parte positiva di questa quarantena \u00e8 proprio questa, mi ritrovo a rivivere e a far vivere a mia figlia quello che vivevo io da bambina. Le insegno i nomi delle piante e dei fiori, glieli faccio toccare (stando attenta che non se li mangi, le riproduco i versi degli animali che vivono intorno a noi, le faccio vedere la loro operosit\u00e0 (di api, formiche, uccellini etc). \u00c8 un tuffo nel passato accogliente e rasserenante. Posso confermare, quindi, che i sensi pi\u00f9 usati sono vista ed tatto, nonostante il grande assente di questa reclusione \u00e8 il contatto fisico (gli abbracci, quanto mi mancano!) con le persone pi\u00f9 care, in particolare con i miei amici, i miei genitori, e i nonni, zii e cugini di mia figlia Caterina. Con tutti, usiamo le videochiamate per vederci e comunicare \u00bb.<\/em><\/p>\n<p><strong>\u2014 Sofia, 35 anni, Monte San Vito (Ancona)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00ab Non possiamo uscire di casa, sono saltate le consuete bussole cronologiche. La percezione pi\u00f9 evidente: spazio assume pi\u00f9 pregnanza del tempo. Mia moglie mi dice che, anche se siamo reclusi in casa, io riesco comunque ad essere altrove, quando ci sono incombenze comuni&#8230; (tramite il ricorso alla lettura di libri, di siti on line, etc). Nei primi giorni di \u201creclusione\u201d, ho preso contatto con la memoria accumulata in garage. Infatti, ho iniziato a catalogare il contenuto di diverse scatole che contenevano documenti degli anni passati. Non \u00e8 possibile partecipare alla Messa domenicale. Questo mi ha spinto a cercare il modo di trasformare lo spazio di casa in spazio di preghiera in famiglia: la preghiera di Papa Francesco nel vuoto di piazza San Pietro ha comunque &#8220;riempito&#8221; la nostra sala di casa. Da diversi anni sono in telelavoro, quindi sono &#8220;abituato&#8221; a trasformare lo spazio di casa in spazio di lavoro. Ho due figli, di 10 e 5 anni. L&#8217;aspetto sensoriale che risalta \u00e8 quello sonoro: chiuse le scuole, stanno a casa e, rispetto alla vita precedente, risalta di pi\u00f9 il fatto che i bambini chiamino me o mia moglie. Per scambiare informazioni uso molto Whatsapp. Mi \u00e8 capitato di usare le email per condividere commenti su come vivere la emergenza, dal punto di vista sociologico, ecclesiale, etc. \u00bb.<\/em><\/p>\n<p><strong>\u2014 Giandiego, 44 anni, Monte San Vito (Ancona)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00ab Dopo la sorpresa perfino liberatoria dei primi momenti, vivo la forzata clausura come la prova generale della vita che ci aspetta, sempre pi\u00f9 avulsa dal fuori e pi\u00f9 dipendente dai dispositivi a cui affidiamo tutti i tipi di scambi che ci stanno a cuore: il lavoro, lo svago, il commercio, le passioni, l\u2019amicizia, il sesso. Le categorie che ne usciranno per sempre cambiate, addirittura capovolte, sono quelle del dentro e del fuori, di lontananza e vicinanza.<\/em><br \/>\n<em>Ricevo messaggi e chiamate Whatsapp o Skype dalla Siria, da Washington, dal Burundi (il culmine della lontananza, non solo geografica, ma culturale, perfino in certe espressioni della nostra lingua), sono amici che prima sentivo qualche volta all\u2019anno e ora vogliono sapere giorno per giorno se sto \u201cancora\u201d bene e come vivo questa condizione irreale di isolamento. Ma assisto contemporaneamente alla rarefazione di figli, fratelli o amici stretti, ripiegati e concentrati a ritessere nuove abitudini nelle case di colpo vuote o troppo affollate e a dilatarle su tempi incerti e certamente lunghi. Gli studenti frequentano la scuola dalla loro scrivania, gli impiegati fanno riunioni di decine di persone contemporaneamente sui loro schermi, chiunque di noi entra nelle case degli altri a tutte le ore del giorno, ma non esce dalla sua. Il virus \u00e8 selettivo, si accanisce su chi ancora lavoro col corpo, i medici, gli infermieri, gli operai, le cassiere dei supermercati, gli assistenti degli anziani. Tutti gli altri sono, siamo, individui smaterializzati, anonimi, \u00e8 questa la condizione che stiamo sperimentando e in sui siamo immersi come mai prima, una specie di prova generale che attraversa et\u00e0, luoghi, condizioni di che cosa potrebbe diventare il futuro minato dalla paura di un virus in agguato, che se anche se ne va, pu\u00f2 tornare in ogni momento, mutato, diverso o del tutto nuovo, che vive nel respiro degli altri, e non gli altri venuti da fuori, ma i nostri genitori, i nostri figli, fratelli, sorelle, amici, perfino i nostri bambini, untori inconsapevoli. Questa calamit\u00e0 collettiva ci ha fatto riflettere, ci ha dato il tempo di ripensare alle molte assurdit\u00e0 della nostra vita, ai paradigmi che devono cambiare in noi e fuori di noi, all\u2019alto prezzo pagato per comodit\u00e0 e libert\u00e0, \u00e8 quello che dagli schermi ci diciamo e ci ripetiamo continuamente, milioni di individui che ogni nuovo giorno di clausura si sentono diventare pi\u00f9 lucidi e determinati a cambiare.<\/em><br \/>\n<em>Ma che sono, siamo, soli, confinati, schermati e solo nello schermo possiamo versare la nostra nuova consapevolezza.<\/em><br \/>\n<em>Ho nostalgia della lontananza e della vicinanza fisica, di quell\u2019andirivieni necessario ad avvicinare il lontano e ad allontanare il vicino che \u00e8 l\u2019insostituibile premessa di ogni conoscenza e di ogni reale sentimento di comunanza \u00bb.<\/em><\/p>\n<p><strong>\u2014 Maria Pace, 65 anni, Milano<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00ab I miei giorni della quarantena sono tranquilli, grazie a Dio. Ci siamo messi in paziente attesa che passino.<\/em><br \/>\n<em>La mattina mio marito va ad aprire il suo negozio di edicola-tabaccheria, i miei due ragazzi sono impegnati con le lezioni on line a scuola e all\u2019universit\u00e0 e anche io con i colleghi del mio ufficio alle 8,30 sono pronta con lo smart working.<\/em><br \/>\n<em>Diciamo che anche se in maniera un po\u2019 sgangherata funziona: chi guarda la posta, chi protocolla, chi tiene i contatti con le famiglie degli alunni per rigenerare password e cose del genere, chi si occupa di far compilare le schede per le graduatorie interne ai docenti\u2026 io sono il loro capo e li coordino e cerco di tenere d\u2019occhio scadenze e adempimenti vari. Alle dieci chiamo mia madre che \u00e8 isolata a Sala Consilina, zona rossa, come del resto il Comune in cui vivo io, Auletta. Mi solleva sapere che ha dei bravi vicini di casa che le fanno la spesa e le chiedono sempre se ha bisogno di qualcosa.<\/em><br \/>\n<em>Poi arriva l\u2019ora di pranzo e in genere ho preparato qualcosa tra una telefonata e l\u2019altra, cerco di essere precisa: primo, secondo, contorno e non come nei giorni normali in cui i pranzi e le cene sono sempre frettolosi e arruffati. Devo dire che \u00e8 bello ritrovarsi a tavola, in genere i nostri orari non lo consentono. \u00c8 un tempo di attesa, ma anche di tristezza, di dolore per le vite perdute cos\u00ec, da un giorno all\u2019altro, nella solitudine. Da noi sono morte delle persone anziane e un comandante dei Vigili del Fuoco di 57 anni: era stato lo scorso anno nella mia scuola per un incontro con gli studenti, il territorio ha perso un uomo di valore. Nel pomeriggio mi metto a lavorare sul serio collegandomi da remoto col mio pc in ufficio e lo faccio per un paio d\u2019ore e sono contenta di farlo. E alla fine di una giornata comunque trascorsa in fretta, resta la speranza che tutto davvero possa finire presto e un pensiero grato per chi non nella quiete ovattata della propria casa, ma in trincea, negli ospedali sta lavorando e lottando per tutti \u00bb.<\/em><\/p>\n<p><strong>\u2014 Filomena; 51 anni; Salerno<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00ab Convivo con mia figlia tredicenne e i miei genitori (pap\u00e0 pensionato, mamma insegnante di scuola primaria).<\/em><br \/>\n<em>Il periodo di quarantena \u00e8 stato accolto inizialmente come occasione propizia per anticipare le pulizie straordinarie di primavera, quest\u2019anno pi\u00f9 accurate del solito.<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; Facciamo anche il cambio di stagione?<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Addirittura? Non \u00e8 un po\u2019 presto?<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Dici che per l\u2019inizio di aprile ne saremo fuori?\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Le stanze si sono trasformate: pi\u00f9 pulite, inondate di luce, ariose. Ho la fortuna di vivere in periferia, di disporre di un piccolo giardino (seppure condominiale). Oltre il muricciolo che lo delimita, vi sono i campi di grano che in questa stagione sono gi\u00e0 verdi. Pi\u00f9 oltre ancora la ferrovia e macchie di boscaglia che punteggiano i prati, e poi ancora campi sino al mare.<\/em><br \/>\n<em>Nelle belle giornate le pareti sembrano assottigliarsi e si lasciano attraversare dalla luce e dai profumi delle siepi di pitosforo, degli aranci, delle rose. Questo rende la clausura pi\u00f9 sopportabile e al contempo pi\u00f9 struggente.<\/em><br \/>\n<em>Le stanze si sono trasformate: pi\u00f9 grandi e rumorose. La cucina \u00e8 uno studio legale, il soggiorno \u00e8 un\u2019aula scolastica, il tinello \u00e8 la trincea del nonno che non si capisce bene cosa faccia, la stanza da letto \u00e8 il bunker della tredicenne che vive in perenne modalit\u00e0 video-conferenza con tre quattro amiche dalle voci squillanti. Frammenti di vita domestica altrui rimbalzano tra le pareti.<\/em><br \/>\n<em>Le stanze si sono trasformate: all\u2019improvviso si fanno anguste e opprimenti, si chiudono come trappole, ti accorgi di quanto siano caotiche, con i cellulari che squillano in continuazione, la musica ad alto volume, la tv sempre accesa, la luce quasi violenta e le tende troppo leggere che si alzano come vele.<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Facciamo il cambio di stagione?<\/em><br \/>\n<em>&#8211; \u2026 dici che per maggio ne saremo fuori? \u00bb.<\/em><\/p>\n<p><strong>\u2014 Angela, 42, Taranto<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><b>\u00ab Sul riso incarcerato<\/b>: la (non solo) mia condizione di autoreclusione mi fa ricordare le mie esperienze in carcere. La pi\u00f9 importante \u00e8 stata a Rebibbia per un seminario sul riso per le Brigate Rosse. Ma ho pensato alla prima volta a Regina Coeli: dovevamo fare l&#8217;esame di antropologia culturale a un giovane accusato di un crimine orribile: la morte di due bambini bruciati vivi a Primavalle.<\/em><br \/>\n<em>Entrammo in una sala dedicata all&#8217;antropologia criminale, s\u00ec, proprio a Lombroso, con la sua foto e altre dedicate alla fisiognomica assassina. Pensai che questa sala dovesse stare al museo Pigorini. Lo studente aveva difficolt\u00e0 a rispondere e a una domanda sul mutamento culturale sostenne che la rivoluzione sarebbe accaduta grazie all&#8217;Albania. Gli feci notare che era militante di potere operaio che aveva ben altra strategia. Non rispose. Lo incontrai molti anni dopo in Brasile dove da rifugiato politico stampava un giornalino in italiano. Feci diverse altre esperienze per esami e anche una tesi di laurea con una studentessa ergastolana per l&#8217;assassinio di due guardie giurate vicino casa mia&#8230; L&#8217;odore del carcere \u00e8 di ferri arrugginiti che si aprono e si chiudono alle tue spalle.<\/em><br \/>\n<em>Un giorno una mia collega mi propose un seminario sul riso per un gruppo di detenuti &#8220;irriducibili&#8221; delle Brigate Rosse. Lei aveva studiato a Trento ed era amica di Renato Curcio. L&#8217;idea era di liberare queste persone dal loro passato col riso, un riso liberatore. Avevo da poco pubblicato un libro con un capitolo sul riso, dove cercavo di mostrare la complessa ambiguit\u00e0 di questo comportamento umano. Parlai imbarazzato. Citai il riso sardonico, secondo cui i Sardi o Sardoni lapidavano i loro vecchi ridendo (ma non per crudelt\u00e0, anzi). Il riso danzante di Dioniso, Cristo non ride mai, il riso pasquale osceno e poi censurato, quello dei demagoghi nazisti che facevano ridere il pubblico imitando l&#8217;ebreo. Il riso crudele dell&#8217;uomo che deride. Per Charlie Chaplin la donna sulla cui scollatura colava il gelato doveva essere ricca e grassa. Se povera nessun avrebbe riso. Ma perch\u00e8 &#8220;grassa&#8221;? E infine il mito di Odisseo che, tornato a Itaca, dovr\u00e0 riprendere a viaggiare finch\u00e8 non incontrer\u00e0 gente che non conosce il remo ecc ecc. Insomma Poseidone furente e tutti gli dei olimpici devono ridere, una risata omerica, appunto, per donare pace all&#8217;eroe. Niente. Curcio e gli altri rimasero sempre impassibili, fecero una domanda di circostanza e il seminario fin\u00ec con un senso di sconfitta. Qualche anno dopo uno di loro pubblic\u00f2 un libro su un omosessuale brasiliano conosciuto proprio a Rebibbia. Ebbe il permesso di uscire. Poi anche Renato Curcio, grazie a una associazione cristiana, pot\u00e8 uscire e fond\u00f2 una casa editrice: Sensibile alle foglie. Un giorno camminando a Testaccio lo incontrai, mi fece entrare e mi regal\u00f2 un paio di libri. Ci salutammo educatamente senza sorridere. Il sorriso pare sia meno crudele del riso perch\u00e8 non mostra i denti. Chi sa&#8230; Certamente le foglie non sono sensibili al riso. Forse non ci si potr\u00e0 mai liberare da certe azioni, n\u00e8 ridendo n\u00e8 sorridendo? Chi sa&#8230; Eppure quando uscir\u00f2 di casa vorrei tentare di ridere piano piano tra me e me, e sorridere a tutti quelli che incontro &#8230;\u00bb<\/em><\/p>\n<p><strong>\u2014 Massimo Canevacci; 76 anni; Roma<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>\u00ab La mia Quarantena \u2013 uno spazio sospeso tra le mie ricerche e la vita quotidiana |<\/strong> Ci sono quarantene e quarantene, la mia \u00e8 in circa 60mq, un piccolo spazio di un bilocale soppalcato condiviso con il mio compagno, futuro marito Gaetano.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Viviamo insieme a Modugno (ma io sono una fuori sede). Il nostro piccolo \u201ccastello\u201d \u00e8 ad un tiro di schioppo da Bari e a molto meno dalla mia sede di lavoro, il mio Dipartimento, la mia Universit\u00e0. Attualmente sono un\u2019assegnista di ricerca e mi occupo di temi legati all\u2019Economia Circolare, agli impatti da gas climalteranti, al turismo.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Il tempo scorre nella stessa maniera dal luned\u00ec al venerd\u00ec, sveglia solita (6.30 \u2013 7.00), colazione e poi preparata come sempre, maglioncino, camicia e jeans, alcuni giorni in Skype Call, altri no. Una pausa per un pranzo frugale tra le 13.00 e le 14.00, non sempre, e poi ancora al PC sino alle 20.00. La ricerca continua, si pu\u00f2 fare da casa, dall\u2019ufficio, in tempi di guerra, ovunque e il progresso non pu\u00f2 fermarsi.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Gli affetti sono sparsi per l\u2019Italia, chi a Brindisi e chi a Milano, ma la tecnologia fortunatamente aiuta. Sostanzialmente soffro poco questa quarantena costretta tra le mura domestiche, quello che mi manca \u00e8 una passeggiata sul lungomare, sentire la brezza fresca tra i capelli e l\u2019odore di primavera. Ci vorr\u00e0 ancora un po\u2019! Noi siamo qui a fare in modo che tutto passi in fretta!<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Ora scappo, l\u2019altra mia passione mi chiama (la cucina!) \u00bb.<\/em><\/p>\n<p><strong><em>\u2014\u00a0 <\/em>Tiziana Crovella; 34 anni; Modugno<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong><b>\u00ab La mia quarantena | <\/b><\/strong>Mi chiamo Gaetano Ragone, ho 32 anni, e questa \u00e8 la mia quarta vita.<br \/>\nDopo averne passate di ogni, scampato per miracolo ad un incidente mortale, una vita di battaglie per un lavoro dignitoso, non avrei mai immaginato di combattere anche una guerra. Si, perch\u00e9 questa \u00e8 una guerra. Il coprifuoco, le strade vuote, le mascherine, il silenzio agghiacciante del mondo fuori. Vedere tua nonna sul cellulare, i tuoi genitori che non puoi abbracciare, i fratelli, gli amici con cui non puoi pi\u00f9 uscire neanche per un caff\u00e8.<br \/>\nVivere rinchiuso, in 65 metri quadrati, forzatamente, per un giornalista e uomo libero pensatore come me \u00e8 la cosa peggiore che potesse capitare. Vivere a contatto tra la gente, frequentare posti, conferenze, convegni, conoscere gente e poi non poterlo pi\u00f9 fare notte tempo \u00e8 un dramma.<br \/>\nLa quarantena \u00e8 iniziata ufficialmente il 10 marzo. Ieri, 28 marzo, \u00e8 stata la mia giornata peggiore. La notizia letta sul Corriere della sera di una sedicenne morta in Francia mi ha letteralmente angosciato. Non riesco ancora a capire se questo virus sia naturale come dice il mainstream o se c\u2019\u00e8 qualcos\u2019altro che non sappiamo. Temo che l\u2019Italia difficilmente si rialzer\u00e0 in tempi brevi, si corre il rischio di una seria bancarotta dato che i mercati potrebbero non avere fiducia nella solvibilit\u00e0 del Governo facendo altro debito.<br \/>\nAd oggi, per\u00f2, l\u2019unica cosa che conta \u00e8 uscirne ad ogni costo. Salvare pi\u00f9 vite possibili, poi ci sar\u00e0 il momento di analizzare cause e colpevoli, laddove ce ne fossero.<br \/>\nVenerd\u00ec il Papa ha parlato di tenebre sulla terra. Credo che Dio sia l\u2019ultima speranza che abbiamo, come sempre. L\u2019unica certezza \u00e8 che vorrei tornare a decidere cosa fare della mia vita.<br \/>\nLiberamente. La libert\u00e0, cantava Fabrizio Moro, \u201c\u00e8 sacra come il pane\u201d. Il quarto Gaetano, passata la tempesta, non sar\u00e0 pi\u00f9 lo stesso. Cambier\u00e0 tutto. Forse \u00bb.<\/em><\/p>\n<p><strong><em>\u2014 <\/em>Gaetano Ragone; 32 anni; Modugno<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00ab Lavoro, studio partiture per entrambi i cori che frequento, sono impegnata in un progetto fotografico sull\u2019 isolamento (si intitoler\u00e0 \u2018Inside\u2019), seguo video-lezioni, faccio video-chiamate con amici e parenti, vedo serie TV che non avevo mai avuto il tempo di seguire, seguo tutti i giorni la conferenza stampa della Protezione Civile, chiacchiero con mio marito, faccio giocare i gatti, leggo, faccio mezz\u2019ora di pilates al giorno.<br \/>\nCantavamo e facevamo musica, all\u2019inizio della quarantena, ma oggi nel mio condominio nessuno ne ha pi\u00f9 voglia. Ora, a turno, qualcuno va in cortile e legge: un racconto, un articolo di giornale, un post sui social particolarmente significativo. Noi seguiamo dai balconi e poi, dopo aver applaudito, restiamo per fare due chiacchiere e ci chiediamo l\u2019un l\u2019altro se abbiamo bisogno di qualcosa. Mio marito va tutti i giorni in ufficio (sono rimasti in due), pertanto ho la casa tutta per me per gran parte del tempo\u2026e per gran parte del tempo percepisco sullo sfondo il silenzio della citt\u00e0.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Io sono una dei fortunati. In famiglia stanno tutti bene (compresi i membri pi\u00f9 anziani), ed ho ancora un lavoro. Tuttavia, non riesco a scrollarmi di dosso il silenzio e il timore che non torneremo mai pi\u00f9 quelli di prima \u00bb\u00a0<\/em><\/p>\n<p><strong><em>\u2014 <\/em>Paola; 54 anni; Torino<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00ab Da quando \u00e8 iniziata la quarantena, lo spazio intorno a me \u00e8 diventato simultaneamente minuscolo e gigantesco. Sono costretto fra quattro mura, per eventi accaduti molto, molto lontano da qui e che son venuti a bussare prepotentemente alla mia porta. Improvvisamente, queste quattro mura sono affollatissime: non devo pi\u00f9 condividerle solo con mia madre, ma adesso, attraverso uno schermo, anche con i miei colleghi e professori universitari. Camera mia non \u00e8 pi\u00f9 soltanto mia, ma in un certo senso uno spazio pubblico, lo spazio del mio rapportarmi agli altri, del confronto, della discussione e del lavoro di gruppo.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Le incursioni gradite e attivamente ricercate fra queste quattro mura sono poche, e consistono in quei piccoli, pallidi tentativi di mantenere una normalit\u00e0 all\u2019interno delle mie relazioni. Si possono passare anche ore di fronte a uno schermo, guardando un volto, ascoltando una voce, far finta di star guardando insieme un film solo perch\u00e9 si \u00e8 in videochiamata nel frattempo, ma tutto questo non \u00e8 che una fragile illusione che si infrange miseramente nel momento in cui si allunga un dito verso lo schermo e a rispondere al tocco \u00e8 solo una fredda superficie in vetro. Improvvisamente, il corpo della persona che amo mi \u00e8 lontano, estraneo; a pensarci intensamente, mi sembra quasi di sentirlo sotto le mani, ma \u00e8 come vuotare un bicchiere di acqua nel deserto, non diventa mica il mare.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Al contempo, ogni giorno che passa mi sento meno estraneo a me stesso. Improvvisamente mi son reso conto che l\u2019unica compagnia di cui godo costantemente \u00e8 la mia, e le parole di Adriano nelle sue Memorie acquisiscono un nuovo senso:<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u201cQuanto all\u2019osservazione di me stesso, mi ci costringo, non fosse altro che per entrare a far parte di questo individuo in compagnia del quale mi toccher\u00e0 vivere fino all\u2019ultimo giorno\u201d.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>E se lo spazio intorno a me sembra essersi fatto piccolo piccolo, sto scoprendo giganteschi spazi inesplorati dentro di me. E in fondo, \u00e8 quello lo spazio in cui dovrei imparare a vivere \u00bb.<\/em><\/p>\n<p><strong><em>\u2014 <\/em>Ciro; 23 anni; Napoli<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><em>\u00ab Io ci sto al #restiamoacasa, l\u2019hastag pi\u00f9 cliccato ai tempi del coronavirus declinato come consiglio, avvertimento, prescrizione e imperativo categorico. Eccomi a casa. Spazio vissuto del mio vissuto. Spazio di affetti e intimit\u00e0. Spazio di libert\u00e0, di riparo, di protezione. Spazio di riservatezza e di accoglienza. Spazio di identit\u00e0 e di memoria. Uno spazio in cui occupare tanto tempo, per ora indefinito. Uno spazio-tempo che incrocia la relativit\u00e0 della condizione esistenziale.<\/em><br \/>\n<em>Quel #restiamoacasa urlato dagli altoparlanti spezza per un attimo l\u2019atmosfera di silenzio irreale che circonda la casa. Strade deserte, senza traffico e senza le voci dei bambini che giocano o vanno a scuola. La lunga fila di macchine parcheggiate da forma a un paesaggio mai visto.<\/em><br \/>\n<em>Per\u00f2 lascia intuire che dietro quelle porte e finestre chiuse ci siano persone. Atomi di una comunit\u00e0 di destino che solo ora si accorge di essere tale. Il distanziamento sociale e il ritiro nel privato diventano momento di privazione della socialit\u00e0. Condizione anche questa essenziale della nostra umana esistenza. Una socialit\u00e0 mediata e surrogata da nuove tecnologie del villaggio globale.<\/em><br \/>\n<em>Per la prima volta le immagini trasmesse, visioni drammatiche di sofferenza e morte che non guarda in faccia nessuno, non anestetizzano il senso di realt\u00e0. Fermate il mondo, voglio scendere, verrebbe da gridare. Salgo in terrazzo e alle desolanti immagini mattutine della TV, fa da contrasto l\u2019esplosione di verde che riveste gli alberi del giardino fino a ieri spogli. Il cinguettio degli uccelli che volano in gruppo mi ricorda che il giorno soppianta la notte e che c\u2019\u00e8 nuova vita. L\u2019aperto \u00e8 il luogo della nuda vita.<\/em><br \/>\n<em>Abito In questo habitat che cambia. In questo spazio-tempo della mia vita ho sempre vissuto. Sono nato nella casa costruita da mio padre, che col picco ha scavato le fondamenta e con la terra cruda, bagnata da gocce di sudore, ha costruito mattoni di fango e paglia essiccati al sole che ancora reggono una casa nei tempi ristrutturata. Questo mito di fondazione, di arch\u00e8, di inizio, per me \u00e8 antropologicamente e ontologicamente pregnante e coinvolgente. Questo spazio \u00e8 il nido dove mie figlie sono cresciute per poi volare libere verso altri luoghi, felici sempre per\u00f2 di tornare. Perch\u00e9 questo spazio-tempo oggi \u00e8 di resistenza. Ma anche re-esistenza, perch\u00e9 questa pandemia dar\u00e0 un nuovo senso e significato alla vita \u00bb.<\/em><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong><em>\u2014 Dino; 66 anni; Quartu Sant\u2019Elena<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><em>\u00ab Questa terza settimana di isolamento \u00e8 stata, per me, un momento di passaggio a una realt\u00e0 nuova e profondamente mutata rispetto a quella che ho vissuto nelle prime due settimane.<\/em><br \/>\n<em>I buoni propositi dei primi momenti sono svaniti. Ogni giornata comincia a somigliare sempre di pi\u00f9 alla precedente. Al mattino, controllo il calendario, conto i giorni gi\u00e0 trascorsi e mi chiedo quanti ancora ne dovranno passare prima di tornare alla normalit\u00e0 (quale normalit\u00e0 poi?). Il tempo si dilata.<\/em><br \/>\n<em>I libri si accumulano formando delle piccole torri negli angoli della mia camera. I vestiti si ammonticchiano sul letto. Le tazze coprono il comodino. Come i gigli che tornano a crescere nel deserto, la vegetazione degli oggetti domestici sembra riappropriarsi dei suoi spazi. Ma quella che percepisco \u00e8 una condizione inedita, singolare, a met\u00e0 strada tra entropia e vita.<\/em><br \/>\n<em>La mia camera da letto \u00e8 adesso una casa nella casa. Il mio letto una camera nella camera. Lo spazio elementare del mio corpo, come ha detto Perec. Un rifugio in cui penso, scrivo, leggo, suono e fisso il soffitto nelle notti di insonnia. Ma l&#8217;ambiente rassicurante che con fatica ho costruito nei giorni passati \u00e8 avvolto da una membrana estremamente sottile. Il guscio che mi protegge dalle interferenze esterne \u00e8 fragile e quando le tensioni e le paure provenienti da fuori irrompono nella pace della mia camera e del mio letto, attraverso i social o tramite una telefonata, un sentimento di inquietudine mi pervade.<\/em><br \/>\n<em>L\u2019inquietudine si fa poi irrequietezza. E l\u2019irrequietezza si trasforma rapidamente in ansia di movimento. Allora lascio la mia tana e comincio a camminare per casa come se stessi cercando qualcosa. Certe volte vado in cucina, apro il frigo e, dopo una fugace occhiata all\u2019interno, lo richiudo senza prendere nulla. Qualche volta mi intrattengo con mia madre in soggiorno. Molto spesso invece esco in balcone e lo percorro da una punta all\u2019altra. Da un po\u2019 di giorni ho notato che qualcuno nel palazzo di fronte fa la stessa cosa. Ogni tanto mi viene voglia di salutare \u00bb.<\/em><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong> \u2014 Maura; 27 anni; Palermo<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong><b>\u00ab Tracce di altri spazi. <\/b><\/strong>Qualsiasi confinamento, se imposto, forza le condizioni dell\u2019abitare. Ma c\u2019\u00e8 una situazione ancora pi\u00f9 paradossale e, a tratti, dolorosa: quella di restare confinati in uno spazio senza vissuto, senza storia.<\/em><br \/>\n<em>Questa \u00e8 la mia particolare condizione da poco pi\u00f9 di un mese. Il mio lavoro, come tanti altri, \u00e8 scandito da viaggi, traslochi, soggiorni di pi\u00f9 o meno breve durata. Eccomi quindi sbarcata in una nuova citt\u00e0 \u2013 una nuova casa \u2013 alla vigilia dell\u2019epidemia.<\/em><br \/>\n<em>Un monolocale che subito, come un\u2019avvisaglia di solitudine incipiente, ho cercato di colmare con pezzi di un\u2019altra casa lontana, di vissuti divenuti nel tempo abitudini. Qualche cartolina, un tappeto dal motivo tropicale, pochi \u2013 ahim\u00e8 pochissimi \u2013 libri, qualche utensile, un cavatappi con l\u2019etichetta di un vino francese regalatomi a Buenos Aires, le scarpe e i vestiti belli, quelli per danzare, una coperta acquamarina, una caffettiera che ha fatto quasi il giro del mondo, una radiosveglia di dieci anni fa.<\/em><br \/>\n<em>Cos\u00ec, gli spazi vuoti di questo appartamento sono punteggiati da immagini e oggetti che assolvono a pi\u00f9 funzioni. \u00c8 grazie ad essi che i vari ambienti assumono, non senza difficolt\u00e0, tratti di familiarit\u00e0 domestica \u2013 riproduco gesti, sequenze di azioni, pensieri pi\u00f9 o meno conosciuti. Sono ancora queste immagini e questi oggetti ad ammonirmi, a ricordarmi in parte chi sono, cosa mi piace fare, dove sono andata e dove ritorner\u00f2 di nuovo. Ogni sera, prima di dormire, ho di fronte a me, sulla parete del grande mobile che separa la zona giorno dalla zona notte, cartoline di mostre \u2013 Chagall, Ghirri, la Luna, Adolfo Kaminsky \u2013, un \u201csantino\u201d di un bandoneonista e il disegno di una celebre milonga di Buenos Aires; mi dico, forse ingenuamente, che mi proteggeranno.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Le finestre alte e a cassettoni impediscono l\u2019affaccio su una corte che sembra letteralmente deserta, se non fosse per il vento che agita a volte le imposte degli altri. Non ci sarebbe stato spazio per le mie ortensie, e tuttavia, proprio appena arrivata, pensai che una delle prime cose che avrei fatto in primavera sarebbe stato andare a comprare nuove piante da posare sul grande mobile separatore, una cornice verde in corrispondenza della luce\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><strong>\u2014 Valeria; Ferrara<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00ab Sul bid\u00e8 alla Moka: la prima cosa da alzato \u00e8 fare il caff\u00e8. E il caff\u00e8 per me significa smontare la Moka, anzi &#8220;Moka&#8221;, lavarla bene in ogni sua parte, perch\u00e8 Moka ha un corpo smontabile uno e trino che deve essere pulito in ogni sua parte.<br \/>\n<\/em><em>Premesso che detesto le capsule, un&#8217;offesa al genio di Bialetti, grande artista del &#8216;900, capsule che per me sono supposte da infilarsi nel deretano di questi aggeggi pseudo-chic che se la tirano.<br \/>\nTornando a Moka, la parte bassa sono i piedi e lo stomaco, con cui si adagia sul fuoco e si riempie di acqua; quella centrale \u00e8 cuore e polmone, aspira l&#8217;acqua bollente e la mescola con la polvere della vita, scura come gli occhi di un&#8217;amante; quella alta ha sia la testa e il collo e ascelle, da lavare con attenzione affettuosa, sia sotto la zona del bid\u00e8, dove si assettano i residui del caff\u00e8 precedente e che con movimenti circolari delle dita devono essere ripuliti con cura. Un vero bid\u00e8-Moka&#8230; Infine, Moka \u00e8 bisessuale o poliamorosa: se il cilindro \u00e8 il fallo, da cui esce il liquido dell&#8217;orgasmo bollente, l&#8217;intera vaschetta \u00e8 la vagina che accoglie il seme, gi\u00e0 mescolato con la polvere-ovulo. Dopo avviene il momento cruciale: si consiglia di mescolare il caff\u00e8 ormai pronto ma dai diversi livelli di densit\u00e0 e poi si versa dal beccuccio, che \u00e8 chiaramente una bocca ermafrodita, nella tazzina soggiacente su cui, a piacere, si pu\u00f2 collocare o meno lo zucchero. Conclusione: se la scarpa rossa era il feticcio, Moka &#8211; una e trina &#8211; \u00e8 il meta-feticismo, metafisica materialista che sospira e borbotta e delizia alla vita \u00bb.<\/em><\/p>\n<p><strong>\u2014 Massimo Canevacci; 76 anni; Roma<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00ab La mia vita profumava di felicit\u00e0. Era un profumo dolce, intenso, inondava tutte le stanze del mondo che mi circondava, vivevo in un mondo perfetto.<br \/>\nMi sono sempre sentita, pi\u00f9 che una principessa, una guerriera, la Mulan moderna. Ma non avevo mai fatto veramente i conti con qualche terribile drago da sconfiggere. Mai, fino a questo periodo\u2026 Mi sono ritrovata catapultata in un nuovo mondo, disorientata, atterrita.<\/em><br \/>\n<em>Il drago \u00e8 cos\u00ec reale e spaventoso, e il profumo che inondava la mia vita \u00e8 sparito, ha lasciato spazio ad una sensazione di peso che mi opprime il petto ogni giorno.<\/em><br \/>\n<em>Le giornate trascorrono, alcune velocemente, altre cos\u00ec lentamente da chiedermi se sto vivendo un incubo lunghissimo.<\/em><br \/>\n<em>Vivo con la costante speranza di poter tornare alla normalit\u00e0, so che non accadr\u00e0 prestissimo come io desidero, ma sperare non costa nulla giusto?<\/em><br \/>\n<em>A noi basta qualcosa in cui credere. Certo \u00e8 che tutto questo ci ha costretti a rallentare, a pensare, a dare un freno alla nostra vita frenetica (scusate il gioco di parole).<\/em><br \/>\n<em>Ma a volte, la vita anche nel dolore pi\u00f9 spietato ti offre una soluzione, se guardi bene, infondo alla strada, dopo quel sentiero roccioso, dopo le mille buche, c\u2019\u00e8 un cartello un po&#8217; vecchiotto e tutto arrugginito, ma ci\u00f2 che c\u2019\u00e8 scritto sopra si legge bene, il cartello promette \u201cCe la faremo anche questa volta!\u201d<\/em><br \/>\n<em>Dobbiamo solo avere il coraggio di imboccare quella strada, la forza per resistere senza paura.<\/em><br \/>\n<em>Nel buio c\u2019\u00e8 sempre uno spiraglio di luce ed ho imparato che se lo segui, arrivi fino al sole.<\/em><br \/>\n<em>Io mi auguro di riuscire presto a rivedere il sole e non pi\u00f9 solo attraverso la finestra in camera mia.<\/em><br \/>\n<em>Lo auguro a me, a tutte le persone che stanno lottando in questo momento, ai miei familiari, ai miei allievi, ai miei amici e a tutto il mondo intero.<\/em><br \/>\n<em>Ce la faremo \u00e8 vero, lo so.<\/em><br \/>\n<em>Ci ritroveremo per strada, ci abbracceremo e sar\u00e0 come abbracciarci per la prima volta.<\/em><br \/>\n<em>Solo in quel momento potremmo dire<\/em><br \/>\n<em>\u201cS\u00ec, \u00e8 andato tutto bene!\u201d \u00bb<\/em><\/p>\n<p><strong>\u2014 Giusy Massarini; 26 anni; Rende (Cosenza)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00ab Le ore passano velocemente, e lo stesso fanno i minuti. Sono i secondi che sembrano non voler allontanare questo terribile momento. S\u00ec, sono proprio i secondi che rendono interminabile questo momento.<br \/>\nTutto questo perch\u00e9 le ore della mattina, tra una lezione e l\u2019altra passano, i minuti passano tra una chiamata e l\u2019altra. Ma quando la sera dopo una giornata di studi, senti il numero di fratelli che non sono riusciti a vincere la battaglia contro il COVID-19, pensi&#8230;.\u00a0 Pensi a quanti bambini non potranno pi\u00f9 abbracciare il proprio genitore, pensi a quanti nipotini non avranno la fondamentale guida dei nonni nei momenti bui. Ma mentre sei sommerso da questi pensieri, senti una frase, una frase che purtroppo ti fa capire&#8230;, ti fa capire che non tutti fanno i tuoi stessi pensieri. Poi la risento, ANDR\u00c0&#8217; TUTTO BENE, no, italiani!<\/em><br \/>\n<em>Dopo tutti i fratelli che se ne stanno andando non possiamo pi\u00f9 dirlo. Ma dato che ad oggi posso, vado da mia madre, vado nel \u201cmio porto sicuro\u201d, \u201cdove solo le tue mani riescono a calmare tutto ci\u00f2 che c\u2019\u00e8 di negativo\u201d \u00bb.<\/em><\/p>\n<p><strong>\u2014 Samuele; 21 anni; Sicilia<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<div dir=\"auto\" style=\"text-align: justify;\"><em>\u00ab Come sto vivendo questa quarantena? La sto vivendo come un&#8217;opportunit\u00e0.<\/em><br \/>\n<em>Quella di poter trascorrere del tempo insieme ai miei figli. Tutti a casa, riuniti insieme ma diversi, ognuno con le proprie abitudini e passioni. E nonostante io sia una persona estremamente vitale e paziente, ad esempio amo dipingere, mi sento bloccata da una sorta di &#8220;torpore mentale&#8221; causato da questa quarantena che mette a dura prova la mia proverbiale pazienza.<\/em><br \/>\n<em>Per quanto riguarda le mie abitudini, tendo a mangiare di pi\u00f9 per cui continuo ad allenarmi a casa e facendo passeggiate veloci con il cane.\u00a0 Interagisco con gli altri usando molto i social ed essendo insegnante d&#8217;infanzia, preparo delle lezioni ludiche per i bambini a casa \u00bb.<\/em><\/div>\n<div dir=\"auto\"><\/div>\n<div><strong>\u2014 Fausta; 50 anni; Caltanissetta<\/strong><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00ab Giorni strani, questi: sono fuori sede, mi sento fuori fase. Vivo col mio ragazzo in uno di quei buchi malmessi affittati agli studenti, ma per fortuna ho una terrazza salva-umore.<\/em><br \/>\n<em>Lui \u00e8 un freelance abituato a lavorare in casa: averlo sempre qui non \u00e8 strano, anzi, meno male che c\u2019\u00e8 lui. \u00c8 strano che in casa ci debba stare io, che ho sempre amato questa citt\u00e0 per la socialit\u00e0 a cui invita.<\/em><br \/>\n<em>In questi giorni faccio un po\u2019 di yoga, leggo molto &#8211; soprattutto e-book, cos\u00ec i corrieri non devono muoversi troppo &#8211; guardo film e serie tv, videochiamo parenti e amici. Poi seguo le lezioni online, e sono lezioni di semiotica degli spazi urbani&#8230; quando si dice \u201cl\u2019ironia della sorte\u201d. Arriveranno gli esami e, forse, la laurea a distanza.<\/em><br \/>\n<em>Gli inquilini del piano sotto suonano bella musica gipsy con le finestre aperte: sorrido &#8211; grazie.<\/em><br \/>\n<em>Le mie gambe intorpidite gioiscono quando \u00e8 tempo di fare la spesa, di buttare l\u2019immondizia, di andare in farmacia.<\/em><br \/>\n<em>Quando tutto questo finir\u00e0, abbraccer\u00f2 molto e mi riapproprier\u00f2 a piedi dell\u2019esterno. Per ora, invece, cerco di imparare a vivere in questo tempo piatto, lento e sospeso, conscia del fatto che \u201crallentare\u201d \u00e8 solo un modo diverso di \u201candare\u201d \u00bb.<\/em><\/p>\n<p><strong>\u2014 Anna; 22 anni; Bologna<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00ab I giorni passano veloci e molto simili tra loro.<\/em><br \/>\n<em>Sedici giorni e dal balcone di casa mia ho visto germogliare i mandorli, sbocciare le margherite, cantare gli uccellini. Tra lo spazio fisico e lo spazio cognitivo non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 spazio.<\/em><br \/>\n<em>Le onde cerebrali di ognuno di noi, hanno una sola onda in comune, la preoccupazione.<\/em><br \/>\n<em>Gli ulivi vanno potati come ogni anno, i cani hanno bisogno di cibo e le pecore di zio si spaventano sempre quando si avvicina Molli.<\/em><br \/>\n<em>La fortuna di vivere in campagna, circondata da natura, in questi giorni, come tutti gli \u2018altri\u2019 giorni dell\u2019anno, mi rende libera di uscire e respirare. Non sentire per un attimo mia madre triste, mentre legge in continuazione storie drammatiche di persone in fin di vita o morte, trasmesse via facebook o altri canali i quali non fanno altro che incrementare questo senso di tristezza.<\/em><br \/>\n<em>Ma poi, poi in pochi giorni, il tempo cambia e all\u2019improvviso l\u2019azzurro della primavera lascia in scena al cielo il grigio terso dell\u2019autunno e dopo dell\u2019inverno. Stamattina aprendo la finestra di casa appuro che previsioni non avevano mentito. C\u2019\u00e8 davvero la neve.<\/em><br \/>\n<em>Cerchiamo di diversificare per non annoiarci, mio padre sintonizza la televisione sui film di Pierino e in un attimo scattiamo tutti a ridere, io preferisco guardare documentari su posti sperduti del mondo, i viaggi mi affascinano; mentre mia sorella, cambia su Rai Storia e la guerra \u00e8 l\u00ec di fronte a noi. Ora in questa guerra muta da cannoni e aerei, da spari e bombe, il nemico siamo noi stessi e i nostri pensieri.<\/em><br \/>\n<em>Chiss\u00e0 dove andremo? Se in soli sedici giorni, l\u00e0 fuori, ho visto tutte e quattro le stagioni dell\u2019anno.<\/em><br \/>\n<em>I giorni passano veloci e molti simili tra loro. Non si pu\u00f2 parlar nemmeno di primavera.<\/em><br \/>\n<em>Chiusi in una scatola a veder crollar il mondo \u00bb.<\/em><\/p>\n<p><strong>\u2014\u00a0 Francesca; 21 anni; Luzzi (Cosenza)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00ab I miei giorni continuano a scorrere densi, di responsabilit\u00e0 e decisioni da assumere velocemente e con fermezza.\u00a0<\/em><br \/>\n<em>Questa parte della mia vita, pi\u00f9 strettamente professionale, \u00e8 quella non modificata se non perch\u00e9 acuita dalla vita in quarantena.<\/em><br \/>\n<em>La mia vita personale viceversa pu\u00f2 godere dell\u2019immensa fortuna di abitare in campagna, all\u2019interno del Parco del Molentargius. Significa godere di un ampio spazio per camminare, respirare profondamente, ponderare, vivere. Avvertire la prepotenza della natura, incurante dei nostri guai umani: sono circondata dai profumi degli agrumi in fiore, delle viole, del gelsomino, delle acacie.<\/em><br \/>\n<em>Ma sono profumi che non riescono ad inebriarmi come \u00e8 sempre stato finora: mi danno una fitta al cuore e all\u2019anima, e non di rado piango.<\/em><br \/>\n<em>Ho rapporti non virtuali con la mia mamma, rimasta vedova da pochi mesi, che abita qui di fianco a me. Alterniamo momenti di apparente tranquillit\u00e0 a grandi momenti di sconforto. Ci sono poi i miei vicini, con i quali si parla dalla rete di confine e si parla di tutto per non parlare di ci\u00f2 che ci fa paura, ma ci si scambia uova fresche e qualche verdura dai varchi della recinzione. E le voci e i giochi dei due gemelli di appena quattro anni hanno su di me lo stesso effetto della natura incurante, un quasi fastidio come di musica cacofonica, anche se razionalmente so che sono loro dalla parte giusta!<\/em><br \/>\n<em>In questo spazio prevale la percezione sensoriale, in particolare visiva e sonora: lo spettacolo della primavera colori, profumi e il ronzio degli insetti, i gatti e i cavalli in calore. Il silenzio umano. Lunghe ore in cui non sento voci umane e non parlo.<\/em><br \/>\n<em>La gran parte dei rapporti sono necessariamente affidati a numerose chat su whatsapp, email e conversazioni telefoniche.<\/em><br \/>\n<em>E resta del buon tempo per leggere, guardare quei film per i quali non si aveva mai il tempo giusto, studiare e progettare \u00bb.<\/em><\/p>\n<p><strong>\u2014 Stefania; 53 anni; Quartu Sant\u2019Elena (Cagliari)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p class=\"Standard\" style=\"text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;\"><em>\u00ab Non si pu\u00f2 dire troppo: ma io sto amando questo periodo di quarantena.<\/em><br \/>\n<em>Lavoro come educatrice in un nido, amo il mio lavoro, ho una vita dinamica e piena di interessi e di cose da fare.<\/em><br \/>\n<em>Ma, allo stesso tempo, fin da subito la prospettiva di chiudermi nella mia tana non mi ha suscitato dispiacere.<\/em><br \/>\n<em>Tutto questo compatibilmente con una situazione collettiva assurda, tragica, surreale.<\/em><br \/>\n<em>Ma compatibilmente con lo sconcerto per la situazione e il dolore per la tragedia italiana, io mi sento serena.<\/em><br \/>\n<em>Sono facilitata dal fatto di non patire la solitudine. E amo vivere in una dimensione di tempo diverso, dilatato, lento. lontano dai ritmi nevrotici delle giornate solite.<\/em><br \/>\n<em>E cosi pulisco la casa, leggo, guardo serie TV, faccio video con le canzoncine per i bambini del nido, sto in terrazzo al sole come i gatti, parlo con i miei cari e con gli amici.<\/em><br \/>\n<em>Vivo queste giornate nella consapevolezza che \u00e8 un&#8217;esperienza strana e irreale, di un tempo che \u00e8 un tempo diverso, che rimpianger\u00f2 \u00bb.<\/em><\/p>\n<p class=\"Standard\" style=\"text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;\"><strong>\u2014 Laura; 53 anni; Torino<\/strong><\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00ab I raggi di sole entrano caldi e rassicuranti dalla mia finestra illuminando e rischiarando i pensieri in una calma surreale, l\u00e0 dove la realt\u00e0 si \u00e8 cristallizzata.<\/em><br \/>\n<em>Milano, la citt\u00e0 in cui vivo da un anno si \u00e8 fermata, nessuno avrebbe potuto immaginare che il fragore di tutti i suoi meccanismi si potesse bloccare. Il cuore economico e pulsante dell\u2019Italia in un attimo si \u00e8 congelato, lasciandoci senza fiato.<\/em><br \/>\n<em>Il nostro vivere qui \u00e8 completamente mutato da un giorno all\u2019altro, niente pi\u00f9 frenesia, niente pi\u00f9 rincorrersi, niente pi\u00f9 fatturare, niente pi\u00f9 niente, e poi\u2026 Dalla mia nuova casa, dove ho\u00a0fatto in tempo a trasferirmi a fine febbraio, riscopro vecchi valori e ne metto in pratica di nuovi.<\/em><br \/>\n<em>Questo spazio lo divido con un coinquilino con cui mi fa piacere parlare, soprattutto al mattino davanti ad un caff\u00e8, occasione in cui cerco di incoraggiarlo positivamente. Nel cambiare casa devo ammettere di essere stata fortunata, l\u2019appartamento \u00e8 confortevole e mi sento a mio agio, soprattutto considerando la permanenza costante a causa dell\u2019emergenza che si \u00e8 scatenata. Da quando sono qui cerco di filtrare i pensieri, diluirli e proiettarli in maniera ottimista verso il futuro.\u00a0<\/em><br \/>\n<em>Coltivo la mia pazienza rasserenando lo spirito con un\u2019ora di pratica buddista al giorno, questa mi d\u00e0 la carica giusta per iniziare la mia giornata.<\/em><br \/>\n<em>Allo stesso tempo anche le letture a tema buddista mi sostengono molto.<\/em><br \/>\n<em>Alleno quotidianamente i sensi gustando piatti che non preparavo da tempo, leggo, ascolto musica e telefono a persone care che non sentivo da un po&#8217;, osservo il verde, il cielo e i suoi meravigliosi tramonti dalla mia finestra. In generale cerco di circondarmi di pensieri positivi, di leggere buone notizie, di prendermi cura di me e di coccolarmi per quel che posso a volte con un dolce, a volte con due gocce di profumo.<\/em><br \/>\n<em>Non smetto mai di alimentare i miei sogni,<\/em><br \/>\n<em>cos\u00ec la guida degli States comprata qualche mese fa diventa l\u2019occasione per esplorare con l\u2019immaginazione nuovi orizzonti. Razionalizzare le risorse utilizzandole in maniera creativa \u00e8 l\u2019aspetto di cui sono pi\u00f9 fiera, in quanto spreco e inquino di meno \u00bb.<\/em><\/p>\n<p><strong>\u2014 Valentina; 36 anni; Milano<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00ab In meno di un mese la nostra vita \u00e8\u00a0 cambiata completamente.<\/em><br \/>\n<em>L&#8217;angoscia e la paura per le persone pi\u00f9 fragili della famiglia e la voglia-imposizione di vivere questo periodo serenamente si scontrano in\u00a0 continuazione.\u00a0<\/em><br \/>\n<em>Durante il giorno i giochi e l&#8217;allegria del mio nipotino sono contagiosi,\u00a0 inconsapevole di\u00a0 ci\u00f2 che sta accadendo canta Jingle Bells tutto il giorno felice di avere i genitori a casa.\u00a0<\/em><br \/>\n<em>Quando arriva la sera e i giochi\u00a0 tacciono si riaffaccia la triste realt\u00e0,\u00a0 \u00e8\u00a0 questo il momento delle\u00a0 riflessioni: carcerati innocenti&#8230;impauriti,\u00a0 \u00e8 questo dunque ci\u00f2 che prova l&#8217;animale in gabbia!\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><strong>\u2014 Luigina; 60 anni; Padova<br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00ab Inizialmente ho avuto difficolt\u00e0 ad adattarmi. Da un giorno all\u2019altro tutte le attivit\u00e0 importanti nella mia routine sono state sospese per un tempo indeterminato.<br \/>\nEvitavo il pensiero che se questa condizione si dovesse protrarre abbastanza a lungo metterebbe a rischio i miei progetti per i prossimi due-tre anni.La prima settimana mostravo comportamenti tipici della depressione: mi addormentavo tardi, dormivo a lungo e al risveglio impiegavo molto <\/em><em>tempo per alzarmi dal letto. Ammazzavo il tempo con attivit\u00e0 che non richiedessero sforzi fisici o mentali, e che non avessero alcuno scopo &#8211; principalmente giocavo al telefono. Per fortuna Chiara ha organizzato delle lezioni di Effort che potessimo eseguire ognuno in casa propria, non fosse per quello non avrei combinato assolutamente nulla.<\/em><br \/>\n<em>La seconda settimana mi sono imposto di reagire. Ho riempito la mia agenda, stipulando per iscritto orari e obiettivi per ogni giorno. Ho pensato di poter dedicare questo tempo alle cose che mi dico che vorrei fare, ma per le quali sono sempre troppo impegnato. Mi sono creato una routine e ogni giorno facevo esercizio fisico, studiavo spagnolo, e mi dedicavo alla lettura, alla progettazione di un sito internet, al montare video, e\/o agli esercizi di effort. Sono riuscito a stimolare e tenere attivi il corpo e la mente. Chi si ferma \u00e8 perduto! Questa settimana sposter\u00f2 le ore di sonno da 03:00-12:00 a 02:00-10:00.<\/em><br \/>\n<em>Per quanto riguarda il contatto con gli altri, in famiglia durante la giornata ciascuno di noi ha le proprie cose da fare: chi lavora da casa, chi fa i compiti di scuola etc. etc. Gli unici momenti comunitari sono il pranzo e la cena. Per quanto riguarda il mondo esterno, a volte guardo dalla finestra e m\u2019immagino di passeggiare per la citt\u00e0 vuota, ma per gran parte del tempo neanche so che tempo faccia. Approfitto del portare la spazzatura per respirare aria fresca, e mi tengo in contatto con gli amici tramite giochi online (CoD \u00e8 perfetto per questo scopo) e videochiamate. Ieri mi mancava camminare, cos\u00ec ho girato in cerchio in salone \u00bb.<\/em><\/p>\n<p><strong>\u2014 Jan; 22 anni; Cagliari<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00ab Il periodo di quarantena per me \u00e8 iniziato lo scorso 8 marzo. Inizialmente, le sensazioni erano contrastanti: la sveglia non suonava al solito orario delle 7, non c\u2019era da vestirsi di fretta, scegliere l\u2019abito da indossare, accertarsi di avere la camicia stirata, individuare la cravatta pi\u00f9 adeguata a seconda degli impegni giornalieri. Tutto questo era d\u2019un tratto sparito. Ci si poteva alzare comodamente perch\u00e9 non c\u2019era nessun autobus da prendere, fare colazione senza troppa fretta, accendere il pc e rimanere a lavorare in pantofole. La cosa che pi\u00f9 trovai difficile durante la prima settimana fu l\u2019interazione con i colleghi di lavoro. Non si trattava pi\u00f9 di andare da una stanza all\u2019altra a discutere di quel progetto o della riunione del pomeriggio. Non si poteva pi\u00f9 aspettare il canonico orario delle 10 per andare tutti al bar a prendere un caff\u00e8, offrendolo a turno. E durante il tragitto per raggiungere il nostro bar preferito, non si poteva pi\u00f9 commentare la partita della sera prima, i siparietti tra colleghi laziali da un lato e romanisti dall\u2019altro, con l\u2019eventualit\u00e0 sempre pi\u00f9 concreta che la Lazio potesse vincere lo scudetto. Forse queste cose riprenderanno a breve, o forse solamente con molta gradualit\u00e0. Sono perfettamente consapevole che la \u201cvita normale\u201d ritorner\u00e0, prima o poi, ma non riesco a visualizzare con nitidezza gli stadi progressivi che ci separano da quel momento. Questo periodo \u00e8 stato, ormai da molti, assimilato a un periodo di guerra. \u00c8 vero, tante cose sono diverse, ma se c\u2019\u00e8 una cosa che a mio modo di vedere sar\u00e0 diversa riguarda proprio il momento in cui tutto finir\u00e0. Quando la guerra \u00e8 finita, l\u2019Italia \u00e8 stata liberata dal fascismo, tutti (ma proprio tutti), sono scesi in piazza ad abbracciarsi, a gridare, a urlare, a festeggiare. Forse per arrivare a quelle urla, quegli abbracci, e quella vicinanza calorosa a cui siamo tanti abituati, bisogner\u00e0 aspettare ancora tanto \u00bb.<\/em><\/p>\n<p><strong>\u2014 Antonio; 28 anni; Roma<br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00ab Ho uno spazio fisico attorno ed un altro nella testa e nel cuore. Della casa in cui vivo con il mio compagno e i nostri animali, la nostra attivit\u00e0 quotidiana si \u00e8 sempre concentrata soprattutto in cucina. E\u2019 una scelta di necessit\u00e0 perch\u00e9 solo in questa stanza abbiamo una fonte di calore, il camino. E\u2019 cos\u00ec quando si vive nella \u201cSardegna rurale\u201d, come la definisco io che sono nata e cresciuta in citt\u00e0. Da poco pi\u00f9 di una settimana a questa parte il tempo si \u00e8 dilatato inesorabilmente e non mi importa se mi sveglio tardi. Dalla notizia che il 118 aveva prelevato i miei genitori da casa (quella in cui sono cresciuta in Puglia) per portarli all\u2019ospedale (lo stesso in cui io ho visto per la prima volta la luce) della mia citt\u00e0 natale poich\u00e9 affetti da Covid-19, la mia scala di priorit\u00e0 si \u00e8 rovesciata. Da allora la prima cosa che faccio appena mi alzo e l\u2019ultima prima di mettermi a letto \u00e8 telefonare alla mia famiglia. Chiamo prima mio fratello in quarantena sebbene asintomatico, poi mia sorella che vive in Francia, dopodich\u00e9 mia madre che, fondamentalmente, \u00e8 sempre stata abbastanza in forze e con lei mi dilungo in riflessioni varie. In ultimo \u00e8 la volta di mio padre. Faccio un grande respiro, chiudo gli occhi e cerco di aprire bene le orecchie, quindi esco in cortile, dove non c\u2019\u00e8 rumore. Scelgo questo luogo per poterlo sentire bene dato che fa un po&#8217; di fatica a parlare poich\u00e9 gli viene da tossire a causa della polmonite causata dal virus. Cerco di non rubargli molto tempo per non farlo sforzare: gli chiedo solo se si sente meglio, se ha la febbre e se ha mangiato. Le telefonate sono fulminee (circa 2 minuti) e sono accompagnate, in sottofondo, dal brusio che fa l\u2019ossigeno uscendo dalla mascherina.<\/em><br \/>\n<em>Aria. Non voglio rubargli aria. Vivo inerme in questa bolla con loro, al di sopra dello spazio e del tempo e sono qui esternamente ma, dentro di me, sono al loro fianco.<\/em><br \/>\n<em>Da sabato scorso, fortunatamente, le telefonate con lui hanno iniziato ad allungarsi\u2026\u00bb<\/em><\/p>\n<p><strong>\u2014 Viola; 32 anni; Sardegna<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00ab Nella mia solitudine, ristretta in uno spazio vitale, non mi accorgo di essere sola. La mia casa \u00e8 lontana dal rumore, dagli eccessi e spesso non arriva neanche internet. Il sole vi sorge e vi tramonta, e nelle belle giornate, intonate dai canti degli uccelli, non si pu\u00f2 fare a meno di sentirsi estremamente grati per tutti questi doni ricevuti. Non vengo sopraffatta dagli stili di vita degli altri perch\u00e9 non mi appartengono: La mia scelta \u00e8 quasi ascetica, mi porta spesso alla meditazione. Sul mio tavolo c&#8217;\u00e8 sempre un libro, un diario, un computer e dei fogli con penne e acquerelli. La mia gioia \u00e8 quella di osservare la natura, il cielo, i boschi, gli animali&#8230;tutte cose che la citt\u00e0 rifiuta. Il tempo scorre lento e lo spazio temporale non esiste pi\u00f9: E&#8217; come rimanere sempre giovani ma con un bagaglio di vita che diventa inevitabilmente pi\u00f9 grande: Ed \u00e8 tutto cos\u00ec semplice e gioioso&#8230;\u00bb<\/em><\/p>\n<p><strong>\u2014 Tiziana Patr\u00ec; 67 anni; Roma<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00ab Siamo in due, io e il mio compagno, a vivere in una casa spaziosa, in pieno centro storico, al primo e ultimo piano di una palazzina. Siamo assieme ad affrontare la quarantena e questo ci aiuta nel viverla senza isterismi.<\/em><br \/>\n<em>La camera che abito maggiormente \u00e8 il mio studio: ci sono i mobili della mia casa di infanzia di Pozzuoli, e mi ricordano il profumo del mare e la serenit\u00e0 dell\u2019infanzia. Qui trascorro essenzialmente le ore: di studio, lettura, lavoro a distanza, contatti con il mondo \u201cfuori\u201d.<\/em><br \/>\n<em>Il mio compagno ha allestito il suo ufficio nel living: ci svegliamo e, dopo colazione, ci separiamo, ognuno nella sua stanza, per cominciare la giornata. Tento la normalit\u00e0, stilo ogni mattina una lista di cose da fare, con ampi intervalli liberi, che dedico a libri lasciati sul comodino in attesa di poterli sfogliare e gustare con l\u2019inattesa lentezza del tempo. Invio email, faccio telefonate, rispondo ai whatsapp di colleghi e alunni, ricevo e faccio foto, provo ad applicare i principi di comunit\u00e0 educante anche da lontani, e rifletto sulla responsabilit\u00e0 della \u201cdiseducazione solidificata nel tempo\u201d, per cui siamo arrivati con tale improvvisazione a rammendare strappi antichi e impolverati.<\/em><br \/>\n<em>Fuori le poche (ogni giorno pi\u00f9 rare) voci delle persone che si confrontano sulla giornata nuova, i raggi di sole che riscaldano la pelle e il cinguettio degli uccelli, ad alternarsi alla luce fredda dello schermo ed ai miei paesaggi mentali \u2013 ricordi di viaggi, momenti, persone, e proiezioni in immagini delle parole che leggo sulla carta stampata. Anche qui ci sono state le canzoni dai balconi: ho ascoltato dal mio dentro, senza sentirmi realmente partecipe, per una tristezza di fondo che non riuscivo a scacciare.<\/em><br \/>\n<em>La giornata scorre concentrata in momenti di intensa attivit\u00e0 (mentale pi\u00f9 che reale), che mi isolano dal virus. Quando torno nello spazio condiviso con il mio compagno, specialmente durante i pasti, guardiamo un tg o scorriamo i social, grandi contenitori di paure disordinate. Piombo nello sconforto: il mio tempo ritrovato mi fa da scudo contro la minaccia del virus, e invece eccola qua, intatta, a ricordarmi che c\u2019\u00e8, esiste \u00bb.<\/em><\/p>\n<p><strong>\u2014 L. ; 33 anni; Quartu Sant&#8217;Elena (Cagliari)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00abLe attivit\u00e0 pi\u00f9 significative svolte da me e dal mio compagno si dividono tra lavoro, letture, musica, visione di film, cucina. Nel corso della giornata siamo entrambi attenti ad essere presenti con le nostre famiglie e a curare le nostre amicizie con lunghe telefonate e, quando possibile, video chiamate. L&#8217;incredibile quantit\u00e0 di tempo a disposizione ci permette di pensare a idee e progetti da portare avanti, anche se \u00e8 difficile darsi scadenze quando il calendario sembra riempirsi di appuntamenti eventuali, virtuali, che nulla valgono quando accostati ai numeri in crescita.<\/em><br \/>\n<em>L&#8217;entusiasmo delle prime uscite necessarie \u00e8 svanito alla vista dell&#8217;angoscia palpabile negli altri passanti, lasciando il posto a passeggiate visive mediante binocolo. La sensazione straniante che portano le passeggiate visive condotte esclusivamente dall&#8217;alto si alterna alla possibilit\u00e0 di concentrarsi sui gabbiani che si abituano a una nuova territorialit\u00e0. Mentre il balcone \u00e8 diventato il dehors, l&#8217;interno \u00e8 diviso tra studio e intrattenimento. Una volta che il mondo esterno si \u00e8 ridotto al balcone, l&#8217;attenzione \u00e8 tutta sulla ricerca di una rassicurante intimit\u00e0 negli spazi di sempre e nelle relazioni. Che si tratti di cura di s\u00e9, delle proprie relazioni o dello smart working, la vera sfida per chi ha la fortuna di doversi preoccupare solo di restare a casa \u00e8 di disporre liberamente del proprio tempo\u00bb.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u2014 Anonimo; 29 anni; Napoli<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><em>\u00ab Vivo a Montelibretti, paese agricolo collinare della Sabina in provincia di Roma.<\/em><br \/>\n<em>In queste lunghissime e difficili giornate ove siamo tutti costretti a limitare i nostri spostamenti, io, nel mio caso, cerco di ritagliare dei miei spazi all\u2019interno della mia abitazione; mi dedico all\u2019attivita\u2019 fisica in casa come posso, facendo esercizi scanditi da una buona musica rilassante; mi dedico alla lettura anche tramite i social (facebook e altri siti di informazione) per tenermi aggiornata sull\u2019attuale drammatica situazione che stiamo vivendo. Talvolta, mi delizio in cucina\u00a0\u00a0preparando qualche\u00a0\u00a0dolce da consumare in famiglia per tirare su l\u2019umore. Ho un mio spazio dedicato alla pittura, la mia \u201cpassione\u201d, che continuo a coltivare anche adesso in casa.<\/em><br \/>\n<em>Comunico\u00a0\u00a0con\u00a0\u00a0amici e parenti\u00a0\u00a0tramite i social network ,whatsapp, con videochiamate e messaggi reciproci che ci inviamo e all\u2019occorrenza ci aiutiamo a vicenda. Ci scambiamo\u00a0 parole di conforto anche se ci incontriamo per strada o ci affacciamo dalle rispettive finestre di casa dove io posso godere dei bellissimi panorami e profumi che regala la natura che fanno da sfondo alle nostre conversazioni. Questi panorami mi ricordano le belle camminate immerse nel verde che facevo fino a non molto tempo fa e che adesso ripercorro con i miei pensieri \u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em><strong>\u2014\u00a0 Maria Vittoria;\u00a0 Roma<\/strong><\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00ab Come vivo questa quarantena? Niente di diverso da quello che facevo prima, non ho mai viaggiato.<br \/>\nPer\u00f2 mi sono imposta delle regole, meno tv, meno cellulare, faccio un po&#8217; di palestra al mattino poi inizio le pulizie in casa.<br \/>\nCon mio marito poco dialogo ma ci abbracciamo con i piedi perch\u00e9 manca davvero il contatto fisico.<br \/>\nDimenticavo la lettura di libri lasciati l\u00ec da troppo tempo.<br \/>\nVado al balcone ma preferisco guardare la natura per\u00f2 interagisci con i miei familiari che vivo in un&#8217;altra regione, utilizzo la videochiamata perch\u00e9 almeno li vedo e chiamo le amiche pi\u00f9 strette. Cerco di aiutare amiche in difficolt\u00e0 emotiva.<br \/>\nCi sono molte amiche che stanno reagendo male a tutto questo, io cerco di dare loro conforto \u00bb.<\/em><\/p>\n<p><strong>\u2014 Stefania; 62 anni; Ferrara<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00ab L&#8217;estensione di me: \u00e8 la casa, dove vivo &#8211; anche in questi giorni &#8211; col mio compagno.\u00a0<\/em><br \/>\n<em>Una cucina, un salone con dentro un tavolo e un divano, una stanza da letto con due letti, due bagni.<\/em><br \/>\n<em>Il corridoio \u00e8 la strada che conduce e induce i miei spostamenti.<\/em><br \/>\n<em>I balconi sono spazi al di fuori di me. \u00c8 altro da me. Sono la possibilit\u00e0 &#8211; ora unica &#8211; di vedere gli altri.<\/em><br \/>\n<em>Stare a casa non mi turba: \u00e8 occasione, per me, di vivere uno spazio mio, ascoltare i miei tempi, imparare a rimandare alcuni dei miei bisogni, privilegiare una mia identit\u00e0.<\/em><br \/>\n<em>La casa \u00e8 somma di stanze che plasmano me e si plasmano su di me, che accolgono me e i miei pensieri in uno spazio complice di un tempo lento e indefinito eppure scandito dai medesimi riti che mi accompagnavano prima di questa quarantena: cucinare, leggere, studiare e lavorare a progetti presenti e futuri. Finir\u00e0 tutto questo, no?<\/em><br \/>\n<em>Se apro il balcone fuori \u00e8 primavera e se spalanco tutte le finestre sento la primavera anche dentro di me \u00bb.<\/em><\/p>\n<p><strong>\u2014 Nunzia; 34 anni; Rende (Cosenza)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p><span style=\"font-size: 10pt;\">\u00a9 Tutti i diritti riservati a: Associazione Scientifico-Culturale \u201cIl Sileno\u201d &#8211; casa editrice \u201cIl Sileno Edizioni\u201d, via Piave 3A, 87035 \u2013 Lago (CS)<\/span><span style=\"font-size: 10pt;\"><br \/>\n<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Descrizione della ricerca Memoranda. 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