Violenze sui bambini in ambito scolastico (di Vanessa Santin)

Un genitore, con l’animo colmo di fiducia ed il cuore in gola, nell’udire le urla del proprio figlio mentre gli insegna gradatamente che è bene che lui si ambienti e vada a scuola, d’un tratto avverte che probabilmente quel luogo di conoscenza e relazioni si capovolge nei suoi significati. Un padre, una madre, non riescono più a capacitarsi di come abbiano potuto non cogliere i segni o di come abbiano potuto credere ad invenzioni fasulle, architettate con fare geniale.  La colpa si insinua violentemente nelle loro vite, piuttosto che in quelle dei colpevoli.

L’insegnante dovrebbe rappresentare un punto di riferimento per il bambino in mancanza dei genitori che, durante le ore scolastiche, non possono essere presenti. Nella mentalità comune si è soliti attribuirgli il compito di una sorta di divulgatore della conoscenza. Un compito a dir poco limitativo, il quale leva spesso dal suo volto quell’immagine amorevole ed aperta al dialogo con gli alunni. È probabilmente da qui che si insinuano le radici di un modello educativo autoritario che conduce l’insegnante a negare l’ascolto, a punirli anche in modi eccessivi ed umilianti, a considerarli robot in grado di memorizzare, con piacere o meno, lezioni pesanti perché troppo teoriche. Alle volte capita che queste figure, forse affette da complessi di inferiorità o da rimembranze di ricordi passati riguardanti la propria frequentazione scolastica, agiscono per l’emozione suscitata dal controllo sugli altri, oppure per vendicarsi di maestri severi nella loro infanzia ed adolescenza. Oppure, ancora, si tratta di persone che non riescono a tenere a freno l’impazienza e si scagliano contro bambini vivaci o problematici. In questi ultimi tempi, di esempi eclatanti ne abbiamo a sufficienza. Fra i tanti, le violenze agite contro un ragazzino autistico di 15 anni, a Vicenza, ed il cui video dei maltrattamenti, girato grazie a telecamere e microfoni nascosti, è stato divulgato all’interno di trasmissioni televisive e telegiornali. Il bambino subiva violenze fisiche e psicologiche da parte dell’insegnante, era costretto ad udire ogni giorno frasi come “Tira via quelle mani dalla faccia o prendo il bastone e ti spacco la testa” oppure “Ti ho detto di colorare, maiale”. Ma non solo. Vogliamo aggiungere le violenze negli asili?

Probabilmente l’uomo non sa vivere senza essere controllato da altri, non riesce a far valere la propria libertà senza intaccare quella altrui. È il caso allora di sacrificarne una parte per la crescita serena dei bambini che non hanno colpe, poiché lividi e sangue passano ma i traumi possono segnare i loro comportamenti futuri per sempre.

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