"Riprendiamoci la Pedagogia con R-esistenza"

Siamo partiti da Rende sabato 28 giugno in direzione Palermo; sia io che Giancarlo Costabile eravamo consapevoli che l’incontro con il presidente Apei Alessandro Prisciandaro sarebbe stato fondamentale per cominciare a costruire qualcosa di serio a livello nazionale per il riconoscimento delle figure professionali inerenti alle Scienze dell’Educazione, gli Educatori ed i Pedagogisti.WP_20140628_21_35_09_Pro

Dopo esserci addentrati nel traffico di Palermo arriviamo a casa del presidente, il quale ci accoglie calorosamente anche per cena. Parliamo della realtà meridionale e globale, dei milioni di euro annui mai spesi a favore della pedagogia e dei problemi invalidanti di cui soffre il nostro lavoro.

Punto 1 – Manca a livello nazionale in rapporto diretto tra la pedagogia universitaria ed il monitoraggio territoriale che dovrebbe essere svolto dagli atenei. Al Sud ciò non avviene, al Nord è assai frammentato, gli stessi Educatori/Pedagogisti disconoscono il numero di cooperative dislocate nel loro territorio regionale di appartenenza, ed il numero di esperti posseduti e/o richiesti da quest’ultime. Manca il binomio università-lavoro, che oggi risulta fondamentale per fornire agli studenti in corso di formazione i paradigmi portanti per imporsi come professionisti nelle proprie regioni.

Punto 2 – Il ruolo occupazionale dell’Educatore e del Pedagogista va chiarito con delle leggi nazionali chiare e mirate che legittimino con un albo professionale le competenze dei professionisti del sociale. Le leggi impedirebbero definitivamente il dannoso gioco delle “invasioni di campo” e l’eliminazione degli indegni corsi regionali di poche ore che vengono mensilmente svolti, facendosi beffa di Educatori e Pedagogisti con una preparazione accademica completa. Leggi e albo garantirebbero lavoro a circa 50.000 laureati tra vecchio e nuovo ordinamento. Stiamo parlando di un altissimo numero di persone.

Punto 3 – Le nostre richieste sono alquanto “semplici”: fondamentalmente chiediamo che il nostro lavoro venga tutelato e che educatori “improvvisati” vengano allontanati dalla pedagogia, poiché potenzialmente dannosi per sé e per gli utenti con cui hanno ed avranno a che fare.

Il sociale, in ogni suo aspetto, spetta di diritto ad Educatori e Pedagogisti; chiediamo lavoro, rispetto, leggi che ci tutelino e sostegno da parte dello Stato. Non ci fermeremo finché non avremo ottenuto ciò che chiediamo da anni.

Riprendiamoci la Pedagogia con R-esistenza. Basta barriere tra di noi; lottiamo insieme per i nostri diritti.

Davide Piserà