Death: la durezza graffiante del Metal

Camminando nei sentieri musicali si scorge un genere più insolito, apprezzato solo da alcuni, un genere spesso esoterico che va interpretato nota per nota, parola per parola. Questo è il Metal, freddo, pungente, dannato; proprio come l’animo dei componenti dei Death.
Animo particolarmente infuocato era quello del cantante Chuck Schuldiner, fondatore nonché chitarrista e cantante della band; egli stesso diede il nome al gruppo, afflitto dal dolore che lo pervase in seguito alla morte di suo fratello Frank in un incidente stradale.
Esordirono tra il 1983 e il 1986 inizialmente con il nome Mantas, in piccoli concerti amatoriali nei quali eseguirono cover di band come Kiss, Raven,  Celtyc Frost e Slayer. Nel 1984, ispirandosi alle band succitate cominciarono a scrivere i loro primi testi. Oltre a ciò, nello stesso anno vediamo la band giungere al completo con l’ingaggio del bassista Dave Tett.
Nel 1986 la band cominciò ad accusare i primi malesseri interni per via dei contrasti fra di loro; Schuldiner licenziò due componenti per introdurne altri. A corto di batterista, però, il cantante decise di sciogliere nuovamente la band e di tentare fortuna migliore a San Francisco, dove si trasferì. Qui strinse amicizia con il bassista Erik Meade e il percussionista Eric Brecht, con i quali rifondò i Death e compose sette nuove tracce.
Ancora incerto della nuova composizione della band, Schuldiner sciolse per la terza volta il gruppo, tentando fortuna questa volta in Florida. Qui incontrò Chris Reifert e molto velocemente mise su nuovamente i Death.
In seguito a quest’inizio così movimentato e pieno di cambiamenti, finalmente, il gruppo esordì in pompa magna con un album, intitolato Scream bloody gore, costellato di riff pesanti e testi completamente diversi dalle band da cui avevano preso spunto come i Venom o  Hellammer.
Vediamo, dunque, che la lunga gavetta che Schuldiner fece percorrere alla sua band per  trovare la scala verso il successo, nel 1987  finalmente venne da essi percorsa, quando vennero intitolati iniziatori di un nuovo genere, il death metal e successivamente ideatori del technical death metal. Lo conferma l’affermazione del biografo Garry Sharpe-Young, in un’intervista quando disse, riferendosi al gruppo:

“Uno dei primi istigatori del movimento Death Metal.”

Ma c’è da dire che nonostante il successo, però, Schuldiner non era ancora soddisfatto della formazione della band e ricominciò con il cambio di musicisti, questa volta andando alla ricerca di essi in Orlando. Qui finalmente ingaggiò il bassista Terry Butler e il batterista Bill Andrews. Questa sembra essere la formazione vincente dei Death che pubblicano un nuovo album, Leprosy, un innovativo in quanto contenente testi con temi riguardanti la sfera sociale, sul carattere umano e filosofico del nuovo chitarrista e qualche testo anche sulla fascia personale, a proposito del passato tormentato di Schuldiner. Il tutto completato da una migliore qualità di registrazione, che diede la chiave ai Death per aprire la porta verso il successo.
Tutto ciò portò la band al loro primo tour europeo, nel quale però vediamo riemergere lo spirito esigente di Schuldiner che, in seguito a degli screzi avuti con uno dei componenti, Rick Rozz lo sostituisce con il nuovo componente James Murphy. Con la compagnia della  new entry ancora un altro album viene pubblicato, Spiritual Healing nel quale, vedendo la piena approvazione dei fan, continuarono ad introdurre tracce con testi dedicati a tematiche sociali come l’aborto, sempre più frequente tra i giovani o l’uso di cocaina da parte di donne incinte in canzoni come Living Monstrosity o Altering the Future. 
Poco prima del successo nel 1991-1995, la band affrontò un momento tragico della carriera. All’ennesimo capriccio di Schuldiner nell’allontanare e sostituire componenti e nello sciogliere la band, Andrews e Butler decisero di non seguire il leader e fare di testa loro, tenendo il nome d’origine alla band, appunto Death, e continuando il tour.
Molti fan rimasero delusi da tale comportamento e la band andò incontro ad un lieve calo di conensi; inoltre, ovviamente stizzito da ciò, Schuldiner portò la situazione in tribunale,  laddove gli venne attribuito il possesso del nome Death e i due musicisti definitivamente messi fuori dalla band. Tutto il via vai di musicisti e soprattutto quest’ultimo avvenimento fece capire a Schuldiner che la scelta migliore era quella di mettere su una carriera da solo, ingaggiando musicisti a mano a mano durante il tour e per le registrazioni degli album.
Così facendo nel 1991, con l’album Human ci fu la ripresa, riscosse un elevato numero di vendite e molte citazioni in giornali che riguardavano il settore. Un album innovativo, composto da sonorità miste all’ heavy metal, progressive metal e qualche base stilistica addirittura di jazz e progressive rock. Grazie alla pubblicazione di quest’album e delle tracce in esso inserite, i Death poterono apparire anche in tv con il video del brano Lack of Comprehension.
Successivamente vediamo pubblicare un altro album di grande successo:  Individual Thought  Patterns. Fu proprio quest’ultimo a far salire all’apice delle vendite i Death, soprattutto perché contenente il brano The Philosopher molto apprezzato dai fan, pezzo dedicato a Masvidal, componente della band ossessionato dalla filosofia.
Avvenimento importante fu anche il cambio di casa discografica produttrice; Schuldiner decise improvvisamente di passare dalla Relativity Records alla Roadrunner Records con la quale pubblicarono l’album intitolato Symbolic; qui Schuldiner diede il meglio di sé, mantenendosi sull’onda precedente per quanto riguardava i testi, ma facendo notare quanto fosse cresciuto nonostante i continui cambi di musicisti, sia tecnicamente che musicalmente.
Troviamo qui un sound molto più duro e che tocca l’animo nel profondo, come nel brano Crystal Mountain, in cui parla della corruzione religiosa o, ancora di più nel brano che dà il nome all’album ovvero Symbolic , che ha come tema l’innocenza.
Il successo era finalmente arrivato, con tappe del tour che arrivarono fino in  Giappone e Stati Uniti. L’animo della band che comprendeva i disagi umani si esibì anche per un’iniziativa denominata paradossalmente, Death for Life, che raccolse fondi per le associazioni National Multiple Sclerosis Society e B.E.T.A.
Successivamente, in proporzioni di tempo molto veloci, Schuldiner sciolse i Death per suonare con i Control Denied, un suo vecchio progetto; subito dopo rimise in piedi i Death con i musicisti Shannon Hamm, Scott Clendendin e Richard Christy, con i quali pubblicò uncalbum altrettanto rombante come quelli precedenti, intitolato The Sound of Perseverance, con tecniche di basso e chitarra non indifferenti.
La band ebbe il piacere di suonare in soli altri due tour, uno in America e uno in Europa e infine Schuldiner decise di mettere un punto definitivo alla carriera dei Death, continuando il precedente progetto con i Control Denied. Nel 1999 pubblicò con questi ultimi l’album The Fragile Art of Existence, che ebbe un discreto successo sia a livello di vendite che a livello  di tournée e di stampa.
Durante il work in progress del nuovo album con i Denied, Schuldiner ricevette una brutta notizia sul suo stato di salute: gli fu diagnosticato un tumore al cervello che lo afflisse per due anni portandolo inevitabilmente alla morte all’età di soli 34 anni.
In suo onore, successivamente alla sua scomparsa, furono pubblicati dei suoi album inediti e alcuni video live dei Death. Per lasciare l’impronta indelebile e tangibile di una band che ancora oggi si distingue nell’ambito di tutti gli stili metal e che trasmette, a distanza di anni, quell’ardore e quella voglia di urlare al mondo il proprio stato d’animo, aiutando così i fan, ma anche solo dei semplici ascoltatori di passaggio, ad esprimersi attraverso la loro musica.Death_Mexico_06-89 (1)